Toni Morrison, fai qualcosa tu per questa cena (2014)

 

Il ristorante vanta dell’ottima carne, dei prezzi contenuti, e quel che di moderatamente domestico che tranquillizza, che nasconde le pretese, ma che ugualmente non tracima nell’eccessiva intimità di certe osterie della città, piene di rumore e sature di olio- troppo carnali. Qui ci sono le tovaglie a quadretti bianche e rosse ma i tavoli sono distanziati, e la gente parla piano, e tutto è pulito.

Lei non è esattamente una Venere nera: rispetto alle ambizioni del suo erotismo è più tarchiata, il naso è più schiacciato, ha qualcosa di troppo popolare, materno, sessualmente definito.
 Tuttavia il colore della pelle rimane magnetico, i lunghi capelli stirati addolciscono le ruvidità di classe e anche quel modo di gesticolare con le mani affusolate e le unghie lunghe, un’esagerata ricercatezza a metà tra la donna raffinata e la mignotta, gliela rendono appetibile.
Lui per parte sua, è uno stronzo qualunque.

Le è più giovane, di carattere docile, e di amor proprio contenuto. Gli sta seduta davanti pervasa da quella che sembra – una serena vacuità. Non lo guarda con eccessiva amorevolezza o dedizione, non sembra avanzare delle pretese o avere dei desideri, neanche dei disagi o degli imbarazzi. Non parla mai.
Lui è il topos di un poliziesco italiano. Con quella spocchia di provincia, quell’amara vanteria che conosce i propri limiti e non sa come nasconderli, quella tracotanza tipica dei deboli. I lineamenti decisi, i gesti del maschio seriale – gettare le sigarette sul tavolo, toccarsi il mento per godere della ruvidità di una barba incipiente, sedersi prendendosi con vigore il pacco dai calzoni.
 Non le parla mai.

Mangia piuttosto con il viso nel piatto, e spesso telefonando a qualcun altro. Quando non parla, gioca col cellulare, guarda facebook, fa delle partite a qualcosa, ogni tanto le regala uno sguardo di sufficienza. Di solito parla davanti a lei, solo una volta è uscito. Si capisce che non si conoscono da tanto, si capisce che lui si sente anche speciale perché fa questa cosa molto originale e buona di portare fuori a cena una ragazza nera, si capisce che la cafonaggine indubitabile è corroborata da una qualche forma di timidezza.
La serena e sopita sensualità di lei gli mette paura – dunque si rifugia nelle cattive maniere.

Lei non ci fa caso. Sta acciambellata in una disponibile passività, che forse è l’insegnamento di una collana di generazioni. Vorrebbe che lui se la portasse a letto, e forse dal letto nella vita, dal letto all’ombra di un’ala, in una cuccia piena di rossetti e paillettes, a telefonare alle amiche e aspettarlo con lucide vestaglie di nylon. Qualche volta fa dei tentativi di timidezza calcolata. Delle carezze inavvertite per esempio, dei sorrisi controllati.
Ma lui ha fatto un atto di dovere, non di piacere, anche se a lei non pensa in altro modo che all’oggetto di piacere. Lui sente di dover assecondare un’idea di rispetto che non condivide certo per pensiero e civiltà, ma per ritrosia, per pigrizia, per stanchezza.
 E perché davvero, cara mia non so come dirtelo, fai meglio le tue puntate
E’ proprio uno stronzo qualunque.

 

 

Postilla.

Per molto tempo ho avuto l’abitudine – quando ho incontrato scrittori di cui mi mi sono innamorata, di fare dei personali corsi monografici, e dunque, di leggere tutto quello che mi capitava a tiro della loro produzione, fino al raggiungimento di un certo punto di flessione – di solito intorno al settimo romanzo, che combaciava con l’acquisizione dell’ossessione, della ricerca di senso ma soprattutto, dei dispositivi sintattici e narrativi che ne connotavano la prosa– benché, abbia sempre letto in traduzione. Tesaurizzavo il gioco stilistico e poi li lasciavo, da parte. a sedimentare.
Quando ho scritto questo pezzo, 5 anni fa, avevo finito il mio corso monografico personale su Toni Morrison da molto tempo. Lo ritiro fuori, non perché sia un pezzo particolarmente bello, ma per salutarla e ricordarmi tutte le cose che mi ha insegnato, perché per me Toni Morrison è stata una rivoluzione copernicana, un ritrovamento dello sguardo. L’incontro con una maestra.  In questo piccolo pezzo naturalmente, non ci può essere la testimonianza di quella prosa incredibile e carnale, o di quel talento per la narrazione storica del mondo e del privato, quel talento per il simbolico –  perché quella ha vinto il nobel, non a caso. Ma Toni Morrison, anche con libri meno noti di Amatissima come Lula, o l’imperfetto Paradise, mi ha insegnato delle cose sull’essere donna e intellettuale, donna che scrive, donna che pensa politicamente alle donne e agli uomini.   Toni Morrison forse è stata la mia autrice della differenza, la mia personale Irigaray. Quella che mi ha spiegato che bisogna da donne saper parlare della voce del corpo, della carne, del desiderio, saperne riconoscere il diritto e l’estetica, quella che mi ha detto cose importanti su come scrivono le donne quando scrivono bene dello stare male al mondo, e quell’anelito alla revanche, al godimento, al trionfo di se, e di ciò che si vuole per se, come femmine, come madri, come soggetti politici. C’era nei suoi libri, uno scopo tignoso e caparbio, di restituire la miscela della vita di tutti questi riscatti, e di tutti questi desideri, un uso  politico ed estetico dell’essere situati, della storia sua di donna e di dinna nera. Qualcosa che io, forse sbagliando, ho riconosciuto come il vertice possibile a cui una certa consapevolezza di genere può portare. Le ragazzine di Lula che desiderano scopare con dei giovani maschi, no romanticisimo, e neanche lotta generazionale, mero desiderio.  La madre – spero di non sbagliarmi –  del Canto di Salomone che aiuta il figlietto con le proprie mani ad andare di corpo, a fare la cacca, perché se no sarebbe morto.  La regale immigrata che rimprovera la giovane modella nera, con i capelli stirati.   Tutte queste cose, che sono corpo e politica me le ha insegnate con una prosa bellissima. E io cercai di rimetterle in questo pezzo, come ideologia almeno.

Tutto in lei era di un femminile regale e bellissimo, e un modello per essere donne adulte, in la con gli anni. I tanti capelli e le collane importanti, e le migliaia di scarpe. Toni Morrison era meravigliosa. Tutte dovremmo leggere, almeno una volta, un libro di Toni Morrison. O più d’uno. Tutte tutte. Grazie davvero.

 

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