Una metafora per la clinica

 

 

Comincerei questo post con un esperimento di scrittura clinica.
Una persona fa questo sogno. Sogna di trovarsi in mare, con la sua barca, a un certo punto sente le voci di alcune persone in difficoltà, piangono e urlano. Stanno affogando. Nel sogno, la persona si sente infastidita da quelle urla, gli mettono una grande angoscia. Pensa che se portasse sulla sua barca quei naufraghi, poi dovrebbe dare loro da mangiare e da bere, dovrebbe portarli a riva. Allora decide che non è il caso, e nel sogno li lascia affogare. Quando torna a casa, riceve i complimenti di suo padre, che gli dice – ho saputo cosa hai fatto, è stata una cosa buona. Per la verità il protagonista del sogno dice, c’erano dei bambini, a il padre insiste. E’ una cosa buona. Sai che poi non mi piacciono i bambini.

E’ un sogno che potrebbero fare molte persone, forse con maggiore frequenza quelle che hanno il problema di un femminile interno, un materno di scarsissimo aiuto, per esempio una madre che è stata gravemente depressa, e che ha lasciato il sognatore esposto a dei bisogni terribili e difficilmente gestibili. Potrebbe essere per esempio il sogno di un paziente che da bambino ha pianto molto a lungo, per mangiare, per dormire, ed è stato a lungo inascoltato. In questo deserto degli affetti, un maschile forte potrebbe essere rassicurante. Lascerebbe sparire i bisogni disturbanti, li farebbe affogare, e in cambio offrirebbe alla persone una identificazione rassicurante. Se questo sogno non è però raccontato a nessun analista, che potrebbe chiedere al sognatore o alla sognatrice, cosa proietta su quei bambini, i bambini naufraghi risorgerebbero per affogare nel sogno successivo, ma il padre interno direbbe che si sopravvive lasciandoli affogare, e quindi, il sognatore sarebbe condannato a una eterna cattiveria, che forse potrebbe tracimare in un passaggio all’atto, dal momento che nel suo inconscio il padre che li fa affogare è l’unica via di sopravvivenza alla tortura del loro pianto.

Se invece pensiamo a questo sogno, non come al sogno della specifica psicologia che lo produce, ma alla proposta simbolica e onirica proposta a un altro potenziale sognatore, con un curriculum familiare ed emotivo meno grave di quello ipotizzato qui sopra, ne dobbiamo sottolineare il potere seduttivo, perché ci sono molte persone che invece hanno diverse risorse interne da opporre a un padre infanticida, ma sono poco sviluppate, sono a bordo campo, sono in termini di processo di individuazione molto acerbe. Allo stesso tempo per queste altre strutture psichiche i naufraghi simbolici potrebbero essere degli adolescenti, o delle madri, o qualcuno che sa pure nuotare, o persino adulti che una volta salvati saprebbero fare delle cose. Ma siccome girano molte nevrosi, ossia patologie modeste, situazioni di modesta nevrosi, la soluzione proposta da questo sogno, è estremamente seduttiva. Perché dice, non stare ad ascoltare la seconda voce che ti dice di salvare i naufraghi, perché se non ci riesci? E se chiedono tanto? E se ti dicono cose che non vuoi sapere? Falli affogare.

Salvini vince, perché fa questa cosa, per altro non proprio nuova. Promette una catarsi simbolica di oggetti patologici e dolorosi, sia sul piano intrapsichico che extrapsichico, tramite l’identificazione con un’idea estrema, virile, animalesca di maschio adulto e ferino. Sii cattivo e scopa, dice in sostanza mettendo insieme la lingua di fuori davanti al ventre di una donna – scelta oculatamente piuttosto semplice e comune – torna un po’ bestiolina stanca, fatti un po’ capobranco come me, comanda e scopa, sii cattivo (naturalmente, in questo tempo di donne a cui la maternità è ostacolata, sanzionata, poco incoraggiata – vale anche per loro. Mica vorrai attivare una funzione materna, mica vorrai essere madre dentro di te e fuori da te, fai una bella cosa, torna bestiolina, scopa col capobranco quando fischia, le parti infelici della tua storia potrebbero smettere di chiedere di essere salvate).
Dammi i pieni poteri. Così i bambini moriranno e non avrai più morsi.

E se c’è un motivo per cui le dittature eventualmente durano poco, è perché i bambini continuano a piangere. Endopsichicamente non basta una guerra intera a trovare una catarsi se non li salvi, extrapsichicamente, azzerare le domande delle parti deboli, non è mai risolutivo. La domanda aumenta, i soldi finiscono, e i naufraghi aumentano a dismisura. Specie quando al talento per il carisma politico, e per il conseguimento del potere non si accompagna un talento per l’amministrazione. Come pare sia il caso, se non altro perché di solito chi questo talento ce l’ha ama esercitarlo, mentre Salvini è un politico di razza per la strategia, e la comunicazione, molto meno per il pensiero sull’amministrazione. Disprezza l’atto politico amministrativo, disprezza l’esercizio della carica che va ricoprendo. Mi sembra difficile che possa far bene, chiunque disprezzi la materia di quel fare. Qualcuno lo equipara a Mussolini, ma mi sa che Mussolini era un po’ meglio.

Vedere quello che sta succedendo in questa prospettiva, potrebbe dare delle indicazioni alle forze che si decidessero ad opporsi a Salvini. Perché la questione umanitaria è umanamente importante, ma bisogna anche capire, brutalmente, che investe soggetti non aventi diritto al voto, e quindi io non so se occuparsi esclusivamente del tema immigrati, sia la strategia migliore anche per tutelare gli immigrati stessi. In una prospettiva psicologica, attenendosi insomma a un piano simbolico metaforico, noi abbiamo un elettorato che ha questo problema di parti deboli che piangono, e che sono in grande difficoltà. Possiamo interpretare questa immagine suggerita dalla storia, e da quello che succede, qualcosa che è insieme, mondo interno e mondo esterno. I mondi interni possono essere diversi, e derivare dalle storie personali degli elettori, che non possiamo qui né conoscere né riproporre. Però possiamo anche considerare, la discesa economica e politica di questo paese, come una spirale di bisogni gravi espressi e mai raccolti, e se vogliamo mantenere la metafora analitica, dove lo stato e la legge sono una coppia genitoriale, vediamo che le cose che loro propongono non riescono a essere efficaci. Le leggi ci sono, ma non riescono a essere applicate, i soldi ci sono, ma non riescono a girare, e in questo paese pieno di leggi e di risorse, non riuscendo a rendere fattuali le une e le altre, con un abbassamento della qualità di vita per tutti, la risposta è quella di, fare altre leggi peggiori di quelle che ci sono. Il decreto sicurezza bis, è la legge che rinuncia a risolvere il dovere delle altre. La criminalità aumenta? Ammazza i naufraghi. Il lavoro non c’è? Ammazza i naufraghi. Ha anche una serie di corollari, che sono piuttosto sinistri, qualora tu volessi opporti allo strapotere della legge. Non ti azzardare, dice il decreto sicurezza bis, a opporti alle forze dell’ordine in una manifestazione.
Sarà interessante vedere come si presenteranno bardate le forze dell’ordine nell’era Salvini, considerando che adesso già fanno togliere gli striscioni.

Comprensibilmente questa strategia, che è efficacissima genera angoscia e spavento, e io ammetto di provarli. Avverto una sensazione di perdita di controllo, guardando la fatica esistenziale delle persone e il loro anche comprensibile desiderio di capitolare. A volte mi arrivano, come a tutti noi, aneddoti che mi lasciano senza parole e piena di preoccupazione. A volte certamente mi arrabbio e litigo, per degli atti di razzismo, o per quell’altro grande problema che si profila sempre più incalzante all’orizzonte e che riguarda la situazione delle donne, in questo paese, che andrà sempre peggiorando. Ma credo anche che ci sia un oggettivo problema di lavoro, case, welfare, e sicurezza pubblica,  ma non perché manchino progetti o dispositivi, ma perché non riescono a essere applicati. Io non so se la criminalità sia aumentata, per esempio. In certi contesti penso purtroppo di si. Ma indubbiamente, non è diminuita.

Per quanto la sinistra sia in un momento di grande difficoltà, di acuta nevrosi interna, con una serie di conflitti che sembrano lontani dalla soluzione, è un momento in cui esiste una base disponibile per essere riunificata, e che per questa preoccupazione è disposta a votarla. Quindi,  personalmente almeno, ritengo che la prima cosa che debba fare una campagna elettorale di una forza politica antagonista a Salvini, è liberarci da questa angoscia, che è in realtà un pezzo coerente di quel sogno iniziale, il sogno del padre che dice, sii come me ammazza i naufraghi. Il timore, è la testimonianza della nostra possibile costrizione a quella identificazione, o possibile costrizione all’esercizio di quel potere, pure lesivo delle nostre personali istanze. Ma non siamo costretti, la democrazia esiste ed è quel dispositivo così simile alle organizzazioni psichiche mature, dove devono stare insieme diverse istanze e dare tutte il loro meglio. La comunicazione che dovrebbe venire perciò da questo antagonista, dovrebbe – senza parlare dei naufraghi soggetti non aventi diritto, ma spostandosi su altri campi simbolici – proporre una comunicazione dove si spiega quella che secondo me è una verità clinica e politica: c’è benessere dove si salvano le parti deboli, dove le si fanno salire in barca, dove le si fanno stare bene. La differenza tra sinistra e destra, a essere precisi, è sul come, non sul fatto che questo vada fatto. E a essere ancora più precisi, molti dispositivi sono pronti, è la loro applicazione che è inceppata. Ma se riuscissimo a trovare un leader, capace di comunicare anche emotivamente, la potenza tranquillizzante di questi concetti, ci libereremmo di questo problema. Ci vorrebbe cioè un modello di leadership, che sia capace di proporre su un piano simbolico, ancora più che materiale, un principio femminile, materno, che completi quello maschile e fattuale. La voce di madre, che nel decreto sicurezza bis manca e conduce alla psicosi del paese.

Questo oltretutto,  non perché non si voglia la Lega tout court nel consesso parlamentare, ma perché le si potrebbe chiedere di tornare, lei e il suo leader, a fare quello che sono chiamati a fare, ossia rappresentare delle domande, delle istanze, e proporre dei modi con cui quei bisogni possono essere risolti. Il che però vuol dire, esercitare amministrazione, non comizio pubblico. Una cosa che per altro, sul piano dei comuni e della regione, nel nord est spesso hanno portato avanti in una maniera migliore di quanto altrove siamo stati disposti a credere.

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