Sinistra bene

Più volte da ragazzina, sono stata costellata nella rubrica dei radical chic o della cosiddetta sinistra bene. Questo naturalmente in primo luogo, per le mie coordinate di classe, piuttosto riconoscibili. Da adulta mi è invece capitato molto di rado, nonostante un certo virus, una certa malattia a cui faccio fatica a trovare un nome e di cui voglio parlare, sia diventata preoccupante ed endemica. Spero di non averla contratta fino adesso – ma mai dire mai – più si invecchia e più si è vulnerabili a questo tipo di morbo –certo temo di averne avuto qualche linea in qualche occasione – diciamo che spero che una serie di scelte mi abbiano protetta – oltre qualche nevrosi. Scelte professionali per un verso, ma soprattutto scelte relazionali. Senza scendere nel dettaglio, il mio matrimonio, gli amici che circondano il mio matrimonio, sono un potente antidoto: molti di loro non vengono dalla mia landa di provenienza, ma da regioni direi antitetiche, oltre che dicevo una certa vocazione al conflitto con le appartenenze e una all’innamoramento delle lontananze. Sono comunque – vulnerabile. Ho visto i migliori della mia generazione – ma anche di quella precedente, cedere per debolezza alle sirene del conforto di classe e vengo come dicevo, proprio da quelle coordinate : un dirigente statale per madre, un libero professionista per padre. Io stessa oramai, svolgo un lavoro molto sinistra bene.
Parlo diciamo dall’interno di una zona di pericolo, il pericolo della sinistra bene non come posizione materiale, ma come posizione mentale.

Esiste un insieme di competenze e agnizioni che sono state lunghe da acquisire e che hanno oggettivamente un loro pregio, sono l’esito di un’eredità culturale ed ideologica e che ricorrono frequentemente nell’area di sinistra. Erano nate perché ne beneficiassero tutti soprattutto perché erano ( e sono) modi per far , guadagnare potere a chi non l’aveva (e non l’ha: ma la parola è sempre potere) ma sono diventate ora, una sorta di gergo che in certi ambienti assume una connotazione particolare. La consapevolezza per esempio che la cultura è un valore, che studiare porta a un vantaggio sulle cose e sugli altri, la consapevolezza per cui una certa posizione di classe è un vantaggio, mentre un’altra è uno svantaggio, ma anche una certa consapevolezza di essere situati in una posizione, osservatori condizionati diciamo, è oramai un appannaggio tipico. Poi però, quando la persona di sinistra abita le lande di una solida borghesia – ha una casa di proprietà senza mutuo, un buono stipendio – da questi assunti derivano dei corollari che diventano insieme di difficile gestione: per esempio derivata dall’importanza della cultura e dello studio c’è tutta un’estetica raffinata e nobile del bello: sinistra bene come posizione di classe è spesso, bei libri, buona musica, persino un approccio intellettuale al buon vino, il che però va spesso a cozzare con i corollari della consapevolezza di classe, per cui se studio e censo sono in una posizione di privilegio, studio e censo sono una colpa da occultare se non uno strale da lanciare. Quindi bere buon vino è insieme vanto e colpa, leggere buoni libri virtù e vergogna. Il conflitto di interessi tra corollari ideologici, è un ricorrente strumento di insulto, per la persona di sinistra specie in questo periodo di grave crisi, per cui sopravvivere a essa, è ipso facto un peccato imperdonabile.
Uno è già dalla parte del torto perché non è il cassintegrato di una ditta fallita, figuriamoci se ci si ha un abbonamento a teatro.

All’interno della sinistra il richiamo al peccato originale di classe, è un insulto ricorrente. E’ interessantissimo constatare come, le sinistre del pd diano del radical chic a quelli per esempio di potere al popolo, o liberi e uguali e quell’altri facciano viceversa il simmetrico e opposto con quelli del pd, tutti presi rincorrere una verginità che magari hanno tradito in altri contesti macchiandosi nella vita materiale degli stessi peccati, ma credendo che il loro voto sia la prova di un’immunità mentre quello dell’altro la prova di una zozzeria, quando vorrei dire a beneficio di tutti che no, la vicinanza reale a quel collettivo interclassista che dovrebbe essere l’atteggiamento emotivo necessario, la premessa di fondo, non lo garantisce il voto. Il virus di cui parlo è in fondo, nient’altro che il classismo di sinistra, qualcosa che è proprio di una certa fetta sociale, ma che non si identifica completamente con essa, piuttosto con una sua deriva, con una patologia del pensiero e dell’affetto e in qualche caso dell’azione.

Il vocabolario treccani spiega il termine classismo, con un doppio significato. Il primo afferisce al classismo come lettura della società come divisa in classi in conflitto tra loro, un conflitto che Marx avrebbe considerato risolvibile con la dittatura del proletariato. Il secondo, come una tendenza di singoli o gruppi a difendere gli interessi della propria classe di appartenenza, nel linguaggio comune di solito ci si riferisce alla classe dominante, ai vertici cioè, della piramide sociale o almeno delle mezze altezze. Io però penso a un altro tipo di classismo, che in effetti a sinistra è molto diffuso ed è la patologia endemica della sinistra bene, questo classismo parte dal presupposto di una potente asimmetria potere – in termini di censo, posizione, soldi, cultura, e non ha alcun bisogno di difendere i propri interessi di classe, perché li sente piuttosto al sicuro, anzi dichiara in assoluta buona fede di promuovere l’interesse dell’altro, della classe che non gli appartiene, perché quella asimmetria non è mai del tutto azzerabile, e lui o lei, sarebbe davvero contento di vedere un povero diavolo essere un po’ meno povero diavolo. Volendo anche diavolo del suo stesso livello, perché questo tipo di classismo davvero non teme niente, dal punto di vista economico, per questo alligna a sinistra anche tra persone per tanti aspetti anche rispettabili. Diciamo, che a volte ecco non è proprio veramente interessato e questo declina in una sottospecie ibrida di conflitto di classe.
Il fatto è che la redenzione del povero, anche totale, non gli toglierà mai i suo lusso irrinunciabile, che è il diamante della magnanimità.

Questo è il tremendo virus della sinistra bene: la magnanimità asimmetrica, che a volte, in momenti do distrazione sfuma in altre modalità egualmente perniciose: come il paternalismo, e certe livorose supponenze, e scandalizzate irrisioni. Tutte operazioni che si fanno garantite da un atto pregresso che dovrebbe fare da passaporto. E’ molto sinistra bene compiacersi come tacchini dell’ascesa sociale di un brillante accademico, così come raccontare con sussiegosa competenza antropologica e stizzito fastidio come sono i poveri che si ha avuto la ventura di osservare da vicino in una vacanza estiva un po’ troppo a buon mercato, perché siccome essere di sinistra vuol dire essere studiati sulle variabili del reale, e dei subalterni che è etico aiutare, sporadiche incursioni nelle lande del nazional popolare sono spacciate per dottorati in antropologia culturale. Io so come sono i poveri veri! E nel raccontarlo rinnovo la mia posizione asimmetrica di superiorità morale. Io mica come te, io so come sono i poveri veri. La gente autentica, e segue un ritratto che può oscillare tra l’oleografico e lo spregevole.
La rete è per questo virus, del complesso di superiorità con derivazione di classe, anche se sotto mentite spoglie, meglio di una colonia di zanzare, meglio di un acquedotto infetto. Ci sono pagine che sono abbeveratoi di complessi di superiorità. Il signor distruggere per esempio, è un’ paradigma dell’istigazione a delinquere per la sinistra bene e anche benino. Riporta stralci di conversazione dove qualcuno, in genere una donna dice qualcosa di soavemente ignorante, soavemente volgare, soavemente ingenuo, che legittima i bassi istinti asimmetrici di qualsiasi lettore che può sentirsi migliore, in quanto colto, ricco, bene educato, informato, di questo personaggio sognato che è il bersaglio del signor Distruggere. Il suo essere sinistra bene e conoscitore del reale, ancorché essere sinistra bene e preparato sulle cose della scienza, i vaccini, l’allattamento, quello che preferite lo redime nello spacciare per indignazione quello che invece è molto più immorale volgare e gretto, l’irrisone del povero, del basso, dell’assenza di strumenti, fino alla manipolazione del dato di realtà. Ma cara, mi ha detto un mio contatto Facebook – sono stata or ora in una spiaggia popolare! E sono proprio così! Come la signora Elisabetta del signor distruggere.

Ma d’altra parte tutto lo stesso Facebook una cloaca dei peggiori sintomi della sinistra bene. I post fatti con le foto degli errori altrui al mercato della frutta, della chat copiata a tradimento, di quello che fa l’errore di matematica, dei ministri con la scuola superiore, fino alle prose delle eroine wasp della sinistra bene, che scrivono con disprezzo in modo molto brillante di due terzi dell’umanità tutta, salvo poi dichiarare eterna ammirazione per una signora con una borsa ben fatta, poco importa di cosa abbia combinato in quanto personaggio pubblico. La devozione al lusso estetico, d’altra parte per la sinistra bene è il correlativo femminile del vino per i maschi.   Mi è capitato persino di leggere, che il cattivo gusto di una donna in politica era la prova del suo cattivo gusto nell’etica.
Molte di queste cose sono dette, in teoria per il piacere narrativo della boutade, dello scandalizzare, l’épater la bourgeoisie  che piace sempre ai bourgeois, ma che serve prima di tutto a rinfrancarli, a darsi pacche sulle spalle starnazzando come galline, anche quando la teoria sono degli sguardi gentili. Ho letto il ritratto di una persona anziana di un paese italiano qualsiasi, che doveva essere tutto un pensiero gentile per la gente povera e semplice, che era descritta come ignorante, rozza, che non si fa domande sulla sua vita privata e mai se ne è fatte, che non ha cura di se ed è presa dalle solite antiche invidie.
(Bisogna dire, che tutte queste operazioni con le femmine come complemento di argomento sono sempre più frequenti – discorso a parte)

La questione diventa drammatica quando al pensiero gentilmente magnanimo corrisponde una linea d’azione. Un grande classico sinistra bene è infatti: considerare la cultura un bene preziosissimo, e l’aiuto dei più deboli un altro bene preziosissimo per cui, succede che per la medesima sinistra bene, lavorare nella cultura, o lavorare nel sociale, siano delle cose nobilitanti per te, e il lavoratore di questi contesti deve mangiarsi il prestigio e non il pane, per cui moltissime agenzie della cultura fanno lavorare gratis o con contratti che fanno accapponare la pelle, moltissime agenzie del sociale fanno lavorare gratis o con contratti che fanno accapponare la pelle, e si cade in una sinistra cattiva infinità, qui viene il bello, perché le persone che lavorano in questi contesti, per poterlo fare devono a loro volta, nove volte su dieci provenire da una borghesia che in qualche modo deve essere ancora in grado di sostenerli benché adulti, se no devono fare un doppio lavoro, ugualmente per ricoprire quei ruoli devono essere molto ben preparati e avere un alto titolo di studio, e quindi, come ultimo baluardo per un ego alla canna del gas non rimane che un nuovo elitarismo, solo molto più incazzato: non c’è sinistra bene più sinistra bene, della vittima della sinistra bene: il nostro arrabbiatissimo precariato intellettuale, che non riuscendo a procurarsi una casa, e a mettere su famiglia, si riscatta con la supponenza, mi diverte molto sentire quanto si da dei radical chic a giovani intellettuali di spicco, la cui boria espressa con lessico forbito è considerata prova di nobili lombi, e invece io magari li conosco di persona, e so che so’ figli di operai, maestre elementari, cose così.

Sono naturalmente queste, le battute di chi ci è passato. Di chi ha lavorato in une delle librerie più sinistra bene del centro storico di Roma –all’attivo se non erro anche una vertenza sindacale – che mi propose di pagarmi con due libri dopo un mese di lavoro per Natale, o di chi ha ricevuto come offerta di collaborare per una rivista coltissima e molto chic, che le disse, dacci cento euro al mese, costa meno di una palestra. O anche di chi ha pensato di lavorare nei centri antiviolenza (all’epoca: 450 euro al mese per 36 ore settimanali oggi mi pare che si raggiunga il cifrone esagerato di 900) o anche di chi ha svolto un qualche migliaio di ore di lavoro gratuito come psicoterapeuta tirocinante, mentre lo stato intascava ticket e via di seguito, nella carriera estenuante tipica delle persone di sinistra che vorrebbero fare un lavoro coerente con il loro essere di sinistra – sempre che ti paghino quelli di sinistra, i quali in generale pensano che la cosa bella sia più importante di pagare chi lavora nella sua realizzazione. Ricordo ancora con raccapriccio ma preoccupazione per il dilagare, questa volta politico del sintomo, il leader maximo della Sinistra Bene Dario Franceschini, proporre ai lavoratori dei beni culturali di spendersi gratis. Così come ricordo lo scoramento che provai, già vent’anni fa quando la cosa si andava edificando, il mio amico di sinistra scrivere gratis per la nota testata di sinistra, mentre il mio amico di sinistra che scriveva sulla nota testata di destra, veniva regolarmente pagato.

Così come ho ricordato, in tempi più recenti la sintomatica e per me sconvolgente polemica sulla proposta cinque stelle, che non sono stati poi in grado di mettere concretamente in pratica, delle chiusure domenicali dei negozi. Con la sinistra bene che diceva, eh ma in una metropoli ammodino i negozi sono sempre aperti, senza minimamente farsi due domande sulle attuali condizioni contrattuali dei lavoratori del commercio, sugli straordinari non pagati che sono all’ordine del giorno, sull’enorme sommerso nel settore, con persone proprio non contrattualizzate, di contro anche senza farsi domande sui vincoli fiscali che inducono i datori del lavoro nella piccola impresa a stringere la cinghia. Il reale, per la sinistra bene che cade nella patologia della sinistra bene, è una questione di gita al mare, e pensierini.

La questione dei lavoratori del commercio, è analoga a molte altre questioni che la sinistra bene ignora o sfiora in superficie. Quando si parla di criminalità la sinistra bene dice, eh mica è vero che è aumentata, questo perché il tema caldo della sinistra bene è l’immigrazione, per diversi aspetti. Siccome a destra il tema è utilizzato per sdoganare il razzismo, la reazione da questa parte è sminuire il problema per togliere argomenti al razzismo. Il che, alle persone che vivono contesti abbandonati dallo Stato, dove si è continuamente esposti ad angherie e ad assenza di tutela, deve un po’ suonare come quando alle donne femministe dicono, di che ti lamenti, pensa a tua nonna che non poteva uscire di casa. Così come tutti i temi importanti di altre componenti della società civile di cui si dovrebbero in teoria tutelare gli interessi, rimangono come sfiorati, aerei sentiti in maniera parziale. In questo, le risposte emotive secondo me sono indicative: più la persona di sinistra è afflitta dalla patologia della sinistra bene, più si avvertirà una specie di disagio quando parla di disoccupazione.

Di contro, la persona di sinistra bene, è molto coinvolta nella questione degli immigrati. E’ un tema davvero complicato, almeno per me perché le storie a cui stiamo assistendo sono terribili e io me ne sento molto chiamata, necessariamente chiamata. Perché sono terribili, perché non si può non sentirsi coinvolti, nel mio caso anche perché l’esperienza dell’ebreo si accende quando vede altre storie di discriminazione. Ed è così per tante persone ed è giusto. Ma le coordinate di classe e gli stili di vita della borghesia di sinistra mettono un carico in più. La persona di sinistra bene affida una persona di casa, cara, con altissima probabilità a un immigrato,spesso anche le pulizie di casa, o la cura di un infante e siccome può avere delle miopie ma non è cattiva, capace che ci intesse una relazione reale, di affetto, di amicizia, di gratitudine, anche di protezione in un mondo difficile – si stabiliscono quelle relazioni complicate che – non la ringrazieremo mai abbastanza – per esempio Toni Morrison aveva descritto di già nel bellissimo Paradise. Si creano strane amicizie su dei complicati piani inclinati, che possono durare decenni e in qualche caso rivelare qualche doloroso ribaltamento, perché le dinamiche di classe rimangono in agguato. Oppure comunque, la vicenda dell’immigrato lontano che cerca di arrivare, del bimbetto che può affogare, è un estremo emotivo, narrativo, potentissimo che catalizza, ma la cui lontananza garantisce una certa astrazione. Non si va tutti a Lampedusa, Sinistra bene o meno bene o malino. Questo è un fatto.

Questo post per me è molto faticoso perché diciamo junghianamente è un post sulla mia personale Ombra politica. Su ciò che so rischio sempre di diventare, da un momento all’altro. Ma anche di riflessione, perché questo virus al momento, nella percezione esterna sembra essersi impossessato dell’identità della sinistra. Esistono ancora moltissime persone che NON sono sinistra bene o borghese, e quando capita di descriverle, siccome sono piuttosto assenti da qualsivoglia dibattito pubblico o di rete, tutti dicono che no non è vero: a sinistra sono tutti borghesi, e gli altri votano tutti cinque stelle o Salvini. D’altra parte però, è vero che c’è stata una sorta di mutazione prima che della sinistra, di tutta la società civile, e secondariamente anche della sinistra. Ora non posso parlare anche di questa cosa, perché il post è molto lungo, ma questo è un dato di fatto, che si riscontra anche vedendo le distribuzioni di voto alle elezioni – per esempio con il pd che sfonda al centro storico di roma e la periferia no mentre i partiti che si candidavano a essere meno sinistra bene non hanno proprio sfondato da nessuna parte – né io sono così masochista e antistorica da considerare un dato di partenza – una colpa. Però penso che abbiamo un discorso da fare su una sorveglianza di lessico mentale, non verbale, emotivo prima che retorico, riguardo alle cose per cui è vero che sulla carta non vengono avvertite come oggetto di conflitto, ma neanche come reale oggetto di interesse. Perché ora la situazione è che la destra fa degli interessi di classe, una specie di piccola borghesia gigantesca che abbia vantaggi per cui i più poveri si sentono nobilitati, e i più ricchi fanno finta di doverne essere inclusi per trarne profitto (vedi flat tax) mentre noi alla fine ci abbiamo una sorta di disinteresse di classe, non sembra che ci sia insomma un interesse reale, per il tessuto del paese reale. L’unico momento di autenticità riguarda l’immigrato. Qualcosa qui non funziona.

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Un pensiero su “Sinistra bene

  1. Nasco sinistra bene, ho fatto lavori da sinistra molto bene, ora sono invalida in una famiglia monoreddito con figlia africana adottiva e marito operaio. E mi sa tanto che c’hai ragione…

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