Adolescenti su internet

 

E’ da diverso tempo che incontro persone, preoccupate per quello che può succedere ai loro figli, quando vanno su internet. Alcuni magari mi chiedono lumi e consigli, oppure discutiamo insieme da genitori, perché in effetti la preoccupazione è ben comprensibile: non abbiamo un passato a cui rifarci, siamo i genitori zero dell’epoca digitale, non ci sono ricordi a cui fare affidamento per cui dire, faccio come mio padre, non faccio come mio padre, men che mai nonni da tenere a mente. In aggiunta a questo essere al punto zero di una esperienza, c’è anche la natura stessa del momento preadolescenziale o adolescenziale dei figli, che di per se è sempre problematico per i genitori: con questi figli che si avviano a esplorare nuove regioni esistenziali fuori dall’infanzia, che per farlo devono mettere in discussione l’autorità e per farlo meglio, devono istituire una nuova regione se non per tutti, per molti nuova: il privato, il segreto, che non è più il non detto di un gioco o di una effrazione di piccolo verso il grande, ma del grande nascente, di grande antagonista a un altro grande.

Il grande – che non smette di dover stare al suo posto come diciamo, guardiano della soglia, teorico del confine, fonte di protezione, altro che deve essere sfidato e metaforicamente, prima o poi superato. Ma come si fa, chiede il genitore, quando di mezzo c’è internet?
Hai questo figlio che fisicamente sta a casa, nella sua stanza, nella famiglia. Lo vedi che non fa cose per le quali sei programmato alla sorveglianza e al controllo, ma guarda un oggetto, per molto tempo, che è un campo di interazioni, di informazioni, di esperienze, a te genitore del tutto ignote, con persone del tutto ignote, e ti senti come se ci avessi il figlio che dentro casa ti parte tutti i giorni per un viaggio a destinazione ignota. Come si fa? E se incontra dei malintenzionati? E se si espone a dei pericoli? E se convincono il figlio a fare delle cose pericolose? Ma poi, su questo internet, non ci starà troppo?

 

Io credo che per trovare una bussola su questi temi, occorra prendere in considerazione diverse prospettive, che organizzerei in quattro punti.

– edificazione della relazione prima dell’arrivo su internet
– riflessione su cosa è internet e l’azione social per noi, con conseguenze nel parlarne con i figli
– Eventuale osservazioni su un uso anomalo della rete, che non sia la spia di un malessere di altra natura. Soprattutto un uso prolungato e pervasivo

Molti problemi che si vengono a creare in adolescenza, spesso sono diciamo la naturale prosecuzione di modalità relazionali che sono cominciate molto prima. In questo momento storico in cui la genitorialità non è assolutamente aiutata, incoraggiata, anche positivamente celebrata ve ne sono alcune che sono più ricorrenti. Per esempio, molti genitori fanno molta fatica a essere contenitivi con i propri bambini, con le loro grandi energie, fanno fatica a imporre delle regole e a volte usano dei giochi o dei dispositivi come oggetti sostitutivi, che distraggono i piccoli e li calmano, senza però contemplare l’ipotesi di circoscrivere il tempo di quell’uso, cioè di farsi contenitori per quel contesto. Certamente noi adulti che usiamo molto computer internet e social, non possiamo permetterci di demonizzare linguaggi che utilizziamo per primi, e di cui beneficiamo, ma quando i bambini sono piccoli e credo anche per il bene di noi stessi, dovremmo proteggere in noi e nei nostri figli la possibilità di scegliere, la possibilità di saper entrare o meno in un linguaggio, di saper fare e non fare. Personalmente per esempio, mi terrorizza la subalternità che abbiamo tutti rispetto al mondo tecnologico, quanto affidiamo alla techne della nostra quotidianità, banalmente quanto del nostro tempo libero può essere confiscato. E quindi una sorveglianza su tempi e limiti, esulando dallo sciocco bivio del tutto o nulla, è una buona profilassi – anche per questioni non strettamente collegate alla rete. Dire: puoi stare a fare un certo gioco, per un tempo limitato e solo se hai svolto queste altre cose, o sei in queste circostanze, è una metafora di contenitore interno che diventerà spendibile per il bambino in altre circostanze. In generale io trovo un uso moderato delle regole (che ne so: stai seduto a tavola fino a che noi non ti diamo il permesso di alzarti, non si gioca a pallone in cortile dopo pranzo la domenica che la gente dorme) un viatico perché le persone possano un domani darsele, per portare a termini dei lavori, per abitare dei contesti in cui ci sono delle regole e infine, per metterle al centro e decidere di violarle in nome di un interesse e non di una dipendenza – e quindi, gioca pure con il video gioco dall’ora x all’ora y può avere la stessa funzione. In aggiunta a questi importanti vantaggi per la vita da adulti, c’è un vantaggio per la transizione in adolescenza – nel senso che l’adolescente comunque avrà rispetto di quel contenitore e di quel tuo ruolo che hai edificato nell’infanzia – riconoscerà come pregressi certi ruoli relazionali . E’ difficile invece imporre regole quando prima non lo si aveva fatto, perché all’improvviso si ha paura delle conseguenze. Basta con questo telefonino!

Un’altra questione che si edifica nell’infanzia e poi si materializza con forti significati in adolescenza, è il dialogo con i figli, l’abitudine al confronto con delle esperienze. Con i figli piccoli può pure sembrare poco interessante, magari si lavora molto e non si ha tempo, si fa fatica, ma quella cosa li di parlare delle cose dell’esperienza in una specie di asimmetria addolcita, una quasi parità, è un buon trampolino di lancio. Metaforizzando gli studi sull’attaccamento, una specie di base sicura, ossia un posto relazionale dove non c’è né un genitore ansioso, né uno controllante a cui ritornare quando si esplora il mondo e con cui parlare delle cose che si incontrano. Siccome l’adolescenza è una esplosione che avviene su un territorio pregresso, sarà ben diverso se esplode in un territorio dove si è seminata una relazione reale, e dove invece non c’è stata. (Conosco per esempio una madre che ogni giorno per esempio chiedeva ai suoi figli usciti dalle elementari: ditemi la cosa più bella e la cosa più brutta che vi è successa oggi! Mi sembra un buon esempio di edificazione della relazione). Questa cosa è importante, per internet e non solo. Quando l’adolescenza arriva, vuole mettere tutto per aria, ed è difficile stabilire un contatto allora. Se c’è la relazione solida prima, quella arriva fa un casotto ma come dire, rimane su una base solida. L’adolescenza, è una energia che forza le pareti di casa, e un buon dialogo è la porta di casa dove si può tornare.
Il discorso ci riguarda, perché molto del fuori metaforico per gli adolescenti, è proprio dietro le porte del web.

Se queste coordinate che si creano nell’infanzia, rimangono in adolescenza, arriva un momento in cui in tempi debiti di relax i figli esplorano la rete, tramite i canali che vengono suggeriti dai loro pari. Quindi internet si, ma non necessariamente i nostri siti, i nostri canali, i nostri social. Tuttavia, secondo me almeno, anche se non sono piattaforme diverse da quelle a cui siamo abituati, ci possono essere delle ricorrenze che sono utili, e secondo me una buona frequentazione della rete e dei nostri social aiuta nel parlare della rete degli adolescenti e dei loro scambi.  All’adulto si pongono due sfide più frequenti, una che concerne i contenuti, e una che concerne le relazioni virtuali. Niente è strettamente sorvegliabile, perché l’effetto è anche controproducente. La maggior età – dice Kant in quel breve saggio fondamentale che è che cos’è l’illuminismo – si impara con l’esercizio. Però possiamo parlare con i figli della nostra esperienza in rete, per esempio sul tema dell’affidabilità delle fonti, dell’affidabilità delle informazioni che abbiamo sulle relazioni, e comunicare a loro in un piano che è sempre meno un falso inclinato, quelle che nel tempo sono diventati i nostri criteri e che in passato sono stati i nostri dubbi. Per esempio, io ho fatto un lavoro sulle truffe romantiche in rete, e ho raccontato ai miei bambini ridendo con loro, su che base trovavo quei profili falsi. Loro così hanno imparato che ci sono dei profili falsi, e quali sono le cose che bisogna andare a vedere, non solo nelle informazioni, ma nella qualità degli scambi. Ognuno di noi, specie quelli di noi che hanno una esperienza di rete e di social, avrà una serie di criteri suoi spendibili, e anche di esperienze, e secondo me è interessante parlarne con i figli, che hanno una dimensione social più spiccata ancora della nostra. Non importa se useranno le stesse piattaforme, perché la questione è trasversale, i parallelismi possono essere molti. In generale io credo che i genitori che hanno un uso della rete, in questo senso sono avvantaggiati perché possono condividere un’esperienza e ragionare insieme sui criteri di affidabilità di cose e persone.
Se non si ha esperienza di rete, ci sono comunque delle cose che comincio a considerare trasversali, perché la rete è una trasposizione virtuale dei funzionamenti umani, e quindi si può ragionare molto ugualmente. Per esempio, si può ragionare insieme sui passi e le valutazioni che facciamo quando decidiamo di frequentare delle persone, o processiamo delle informazioni, come rendere perfettibili quei processi? E come applicarli in rete? Se vedi uno sull’autobus che ha un cappello come il tuo ci vai subito a cena? Si no perché?
Una cosa da fare insieme.

Questi accorgimenti, potrebbero non sedare tutte le preoccupazioni e non eludere problemi eventuali. C’è un margine di ignoto che mi rendo conto è insopprimibile, così come capisco che internet è una nuova proposta sintomatica a basso costo energetico, per le risoluzioni di svariate situazioni problematiche. Può causare dipendenza, ma è una dipendenza priva degli effetti collaterali delle altre, può diventare una droga trasparente, molto accessibile, e meravigiosamente adattabile alla personalità di chi ne fruisce. E’ una droga su misura, perché tu cerchi il prodotto a te affine, e consumi solo quello, comodamente da casa tua. Come tutti gli oggetti che creano importanti dipendenze – anzi meglio direi persino di altri, diviene un cuscinetto tra se e gli altri, che impedisce la relazione, ma garantisce una relazione che sembra controllabile. Anche la dipendenza da internet ha il vessillo di “smetto quando voglio”.

Allora può succedere che se l’adolescenza arriva su delle questioni pregresse irrisolte, faccia da pettine che mostri i nodi, la persona si trovi in un enpasse, e si ritiri dalle sfide che gli si pongono davanti, e che possono essere molto faticose. E’ inutile qui generalizzare su quali possano essere, perché questa dello stare attaccati al computer o al telefono senza far altro, è un po’ come la febbre alta, un sintomo generico che può essere causato da molte e diverse questioni, storie personali. Fatto sta che quando brucia tutto e diventa difficile strappare il figlio dalla rete, no amici, no studio, niente, è piuttosto evidente che il problema non sta nella passione per il mezzo, ma in un terrore per la vita che bisogna curare.

3 pensieri su “Adolescenti su internet

  1. Ho trovato estremamente interessante questo articolo su due argomenti “scottanti”: adolescenza e internet!
    Non ho figli ma sono stata figlia, e la mia adolescenza vissuta qualche anno fa, con un padre severo non la rivivrei neanche morta. Ho apprezzato i riferimenti al rapporto che bisogna imparare ad instaurare con i figli, in equilibrio tra dialogo e disciplina e trovo che questo sia la cosa più difficile. Gestire la questione di internet, in questo già delicato rapporto, è certamente difficile!
    Non solo oggi si è “genitore zero dell’epoca digitale” ma anche “utente zero” dell’epoca digitale!
    Internet è un mondo affascinante, pieno di esperienze e contenuti che si evolve costantemente; è una piazza, un salotto virtuale dove ognuno di noi, spesso, tende a manifestare il peggio di sè. Non che sia un assoluto, ma spesso non capisco come certe “conversazioni” possano degenerare in risse incontrollabili.
    Forse, con un minimo di buonsenso e autocontrollo, si dovrebbe mantenere quel pò di buona educazione che ci faccia evitare scontri “diretti” e aggressioni verbali, che anche se mediatiche, scuotono gli animi.
    Questo è per me l’atteggiamento da mantenere e insegnare: sentirsi come in una piazza piena di amici, conoscenti e anche di estranei. In questo ambiente eterogeneo è bene comportarsi in maniera più controllata, perchè non si sa con chi si ha a che fare.
    Invece per spassionarsi e “allargargarsi” con espressioni e opinioni più “sguaiate” incontriamoci in “piazze virtuali” più piccole, di soli veri amici, con cui ci possiamo capire bene, al di là delle stupidaggini che ci fa scrivere il famoso T9!!! 😉
    Lo stesso buonsenso e autocontrollo ci dovrebbe aiutare a gestire il tempo da dedicare all’immensità della rete…..

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  2. Risponde pienamente alla mia esperienza di mamma di adolescenti, a cui da bambini chiedeva della cosa bella e della cosa brutta.
    Se ragionevolmente posso sentirmi fiduciosa che le cose stiano andando per il verso giusto, accettare l’esistenza del mondo segreto, delle pagine web chiuse di fretta quando busso alla stanza, ma anche del fatto che ne sappian piu’ di me di tante cose, beh, non è sempre facile o senza inquietudini. Si naviga a vista.
    Sono un po’ disorganizzata e forse poco prescrittiva e non ho mai messo controllo parentale ai trabiccoli, certo limiti temporali si, ma sul controllo non so se ho fatto bene a non farlo. Ma oramai è andata.
    Ciao, ben ritrovata!

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