Le chat

 

Ho abbandonato la musica pop da vent’anni, e anzi di più, ma ricordo distintamente come era quello che vedevo quando avevo tredici quattordici anni, e passavo i pomeriggi con Videomusic accesa mentre facevo i compiti. Così come ho notato, ogni volta che da più grande sono passata fuggevolmente davanti a un video, persino un senso di cara familiarità, di immota permanenza della simbologia che i video musicali mettono in campo. Non sono un’esperta del settore, ma mi pare che negli ultimi trent’anni, di ragazzine che si mettessero a quattro zampe vestite da gattine ce ne devono essere state a mazzi, e quando non erano gattine erano panterucce, e quando non panterucce leoncine. Il campionario felino aggressivo è sempre andato fortissimo nell’immaginario musicale, va detto – e ha radici molto più antiche, risponde a una declinazione della sfera sessuale delle donne, ma anche al modo di rappresentarla e viverla degli uomini. Le chat  è l’organo sessuale femminile, ancorchè una bellissima poesia di Baudelaire.

C’è da dire, che le micette dello spettacolo – in gran profusione anche nei programmi di prima serata della televisione, solitamente sono accompagnate da un uomo. Non di rado sono i cantanti, i musicisti a rappresentare lei come un felino che si dimena sessualmente al loro cospetto. Non sempre bisogna dire, con una idea di asimmetria di potere – qualche volta anche come una rappresentazione dell’aspetto seducente, e insieme minaccioso della sfida sessuale. Fatto sta comunque, che quando Ariana Grande ha fatto il suo video ( seven rings ) dove interpreta una gattina da appartamento un po’ bricconcella, non è che ha fatto molto di nuovo, o di illecito – né di particolarmente pericoloso per le giovani generazioni, anzi, forse è il segno dell’età che avanza, provo una certa simpatia per una ragazza che interpreta attivamente il ruolo dell’animale seduttivo, ricordandomi di quante docili cagnoline di aitanti maschioni ci siamo dovute subire, nella storia dell’industria culturale.

Questi pensieri, come qualcuno avrà intuito, sono stati suggeriti dalla inconsulta reazione di Fabio Volo, che ha recentemente descritto il video di Ariana Grande, criticandone gli abiti, le pose, definendole da puttana e via discorrendo, cercando di passare tutto questo come un affettuoso pensiero verso le giovani donne, le sue figliette, che se dovessero vedere il video della Grande si inzoccolirebbero sic et simpliciter nell’immediato. Quando, avrebbe esso detto, le donne sono come fiori, e quindi è meglio aggiungiamo noi, che tali rimangano.

Ora il povero Fabio Volo è stato abbondantemente castigato in rete e fuori, irriso, preso in giro e criticato, lui ha dovuto a quel punto replicare alle critiche, mantenendo giustamente il punto. Per quanto la tentazione sia fortissima, io invece, farei attenzione a criticare Volo, perché Volo, porta avanti clichet mentali, stereotipi culturali, che ai nostri contesti culturali sono propri da tanto tempo, che sono spesso stati rivendicati dai nostri giornali, e qualche volta anche dai nostri intellettuali, soprattutto dagli anni novanta in poi. Volo è l’erede di chi fa fatica a riconoscere la donna anche giovane come soggetto di desiderio, come soggetto che ama sedurre e giocare con la sessualità, ma è ancora di più l’erede di una criminale psicologia popolare ignorante zuccona quanto presuntuosa, solitamente rivendicata dalle frange laureate nella sua paradossale ignoranza, secondo cui un soggetto vede una cosa, una volta, due volte, tre volte, e la farà immediatamente.
Questo potere abnorme del condizionamento mediatico è sempre stato sottolineato particolarmente sia per i giovani ma tantissimo per le donne. E’ anoressica? Eh ma perché guarda i giornali di moda. Non vuole studiare e vuole fare la ballerina? Eh ma perché guarda la televisione. Secondo questa immortale retorica, che si cominciò a occupare di ragazze principalmente per disarcionare Berlusconi, ma secondariamente anche per cercare di ritrovare una titolarità delle donne nella cosa pubblica, l’ipersessualizzazione delle donne nelle immagini mediatiche, era la principale responsabile della subalternità delle donne nella sfera pubblica. Fabio Volo allora un po’ come una certa corrente del femminismo italiano . (Lo so’ t’ho fatto un torto scusa Fabio non te lo dico più).

Una certe corrente, si diceva. Non tutto. In realtà se c’è una cosa su cui il femminismo si è battuto, ha scritto libro e ha prodotto saggi, è la titolarità del desiderio sessuale, e del piacere nel provarlo e nel suscitarlo. Ariana Grande dice tutte cose zuzzurellone, si fa titolare di una comunicazione sessuale, come molte hanno fatto prima di lei, più o meno lolitesche. Non è nuovo, non scandalizza, ma dirò di più in una prospettiva psicologica ed evolutiva assolve anche una funzione simbolica, e capisco che il padre un po’ poco riflessivo Fabio Volo ne sia sbigottito, ma anche che si faccia fatica al giorno d’oggi a vedere questo aspetto. Il fatto è che Ariana Grande ha un pubblico di adolescenti, e quindi un pubblico di ragazzine che cominciano a fare i conti con il potere del corpo, i suoi significati, il piacere i simboli che possono essere esplorati. Se la vedono, quando la vedono, non è che la imitano – illico et immediater – ma come dire la archiviano e la tesaurizzano insieme a molti altri modelli analoghi che ora come allora i media proporranno. In generale l’adolescenza non per tutti, ma per molti, è proprio il momento in cui si esplorano queste dimensioni, questi aspetti, altro che fiori che devono essere colti, altro che immacolata immagine di se che deve rimanere conservata finché un uomo dabbene non la colga. Se era terribilmente azzeccata la ragazzina di Albachiara cantata da Vasco anni e anni fa, ma cosa si pensa che pensava quella ragazzina, quando faceva i pensieri strani? O Come devono esplorare la loro identità sessuale queste povere figlie, considerando il ruolo capitale che avrà nella loro vita? Saranno donne per sempre, e cominciano adesso.

Se vogliamo davvero, femministizzare Volo, pensiamo proprio che Ariana Grande e le sue socie – imprenditrici della capacità iconografica, siano il problema? Le giovani donne, con una certa cinica spregiudicatezza costruiscono un impero, quindi professionalizzano la loro performance e ne fanno una sagace forma di amministrazione e di reddito?
Quando ho visto Ariana Grande ho anche pensato a Madonna, alla quale plotoni di Fabio Volo dedicarono amareggiati strali, perché anche lei da like a vergin in poi, ne ha combinate di ogni, e una volta con i merletti e i crocifssi e il lecca lecca, e un’altra con la guepiere la seggioletta i maschioni e le punte di metallo, ma io mi ricordo, distintamente, quando leggevamo le interviste a lei, e capivano l’emergere del successo, della professione, della techne, e del potere.
Il potere, questo antico problema.

3 pensieri su “Le chat

  1. Per quanto il povero Volo sia l’incarnazione della banalità perché una buona fetta di pubblico purtroppo la richiede, personalmente ci andrei cauto nell’accostare il femminismo ad un “progetto-prodotto” commerciale. Se la Grande la vediamo gattina è perché il pubblico lo desidera altrimenti addio incassi. Mi fa molto pensare alla Spears e alla sua evoluzione da ragazzina mansueta casa e chiesa, a donna assertiva che rade/estirpa la sua chioma piena di sogni di ragazzina. Mi pare che non sia il femminismo a caratterizzare la cantante in questione ma ci sia una logica del profitto che rende sì una donna capace di essere imprenditrice ma sempre sotto scacco di un qualcosa di più grande di lei e sappiamo cosa è.

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    • Il femminismo è uno sguardo politico sugli oggetti, i quali possono essere femministi o meno a prescindere dalle loro intenzioni. Non trovo molto femminista ma più specificatamente neanche esatta e lucida l’idea che quando c’è il capitale e una donna, lei è sempre quella vittima del capitale, mentre l’uomo ne è invece anche complice se non domatore. Il femminismo è quella cosa che ritiene tutti i concorrenti in gara adatti alla gara, non quella cosa che dice che devono essere adatti solo a gare molto carucce.

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  2. Dici bene. Per un certo tempo Volo è stato il volto carino del medioman italico, i suoi pensierini su carta lontani da ogni guizzo originale ma vicinissimi alla chiacchiera da bar. Oggi lo è ancora, ma non più per i giovanissimi. La cosa interessante per me è che le critiche di cui è stato subissato indicano che la sensibilità sta cambiando. E il vocabolario?

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