Sale

 

(Raccontatemi storie allegre, di pirati e di puttane, che si baciano sul bordo di un’isola, che non hanno case, non hanno famiglie, non hanno rimpianti, non hanno futuro, raccontatemi di come stanno costoro sotto al cielo nero, di come fanno scintillare le bottiglie vuote, di come ridono abbracciandosi loro che sono capaci. Raccontatemi le pacche sul culo, le battute volgari, le fisarmoniche, i rossetti sbafati.

Raccontatemi di come faranno poi a lasciarsi, dopo essersi rovinati gli ultimi vestiti nel ventre di una barca, o sotto un muro di cinta, ditemi del modo di lui di riallacciarle la collana con la sigaretta in bocca, e se dovesse rivelarsi necessaria una finzione, per sedare un inappropriato sentimentalismo, o se lei invece dovesse piangere e chiedergli di non andarsene per cortesia, di non lasciarla (Io vorrei che lo facesse, vorrei che lui la vedesse,)

Ditemi se poi si sentiranno, più giovani o più vecchi, se lo chiameranno amore, o passatempo, se lui le lascerà un tesoro per risarcimento. Sarebbe bello uno di quei forzieri smaltati e puntuti, che stavano nelle mappe dei bambini, aperto e pieno di corone, e di diamanti.
Oppure cambiatemi il finale, rivestiteli mentre ridono, fate che si siano ritrovati un tal numero di volte da non aver più paura di perdersi, raccontatemi un amore di corpi vecchi e liberi, di capelli che il mare ha fatto di stoppa.

Una storia di confine e di maniera).

 

(qui)

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