love letter

La donna si siede al bar tutte le mattine, ha i capelli biondi che le scappano dal cappello, una bambina a scuola, le gambe accavallate – scrupolosamente – fuori dal tavolino, certe volte un libro certe volte una telefonata, quando il cameriere arriva dice con labbra senza rossetto e molto annoiate, il solito grazie.
Il cameriere raccoglie l’informazione, ma neanche la raccoglie che lui già la sa, guarda il cielo con in testa un pensiero, pulisce il tavolo velocemente, e tornando al bancone saluta qualcuno con un sorriso plateale, un sorriso politico, saluta cioè qualcuno che la mattina se entra al bar gli dice, ciao Mario come stai, ciao Mario hai visto la partita ieri, ciao bello, ciao, il tempo, il governo, la vita qualsiasi.

La donna che si siede al bar è una bella donna, di quelle che dalla loro ci hanno solo la superbia e per il resto nella vita non ne azzeccano una, neanche a fare le principesse son capaci, che i maschi subito si annoiano, pure per la maternità ci hanno poco talento, figuriamoci per una carriera, non sono state amate abbastanza per amare con costanza. Dunque anche lei naviga a vista, intossicata e insofferente, la prima sigaretta sempre più presto, un certo modo di guardare oltre le spalle degli altri, che diventerà sempre più difficile curare.

Il cameriere, da parte sua è convinto di disprezzarla con asprezza. Ha cominciato a lavorare bambino, ha messo una ragazza incinta poco dopo e si è messo ad amarla con caparbietà, ci ha fatto dei figli e tre lavori per farli studiare, monogamo per etica e mancanza di tempo, moralista per reazione alla terra immorale a cui è scampato – detesta la libertà di classe che si gode la nevrosi di lei, detesta la  sua sciatta maleducazione. Almeno buongiorno vaffanculo, non dico altro, signora destocazzo.
Indugia in insulti, ma diciamo pure puttana diciamo, questo anche perché lei nell’esercizio di questa libertà randagia, dispiega un non trascurabile corpo.
Il cameriere per esempio, ne vede sempre le mani con dita lunghissime.

Poi la mattina si apre, come la cerniera di una  tuta, entra il sole nella strada grigia, gli uffici si riempiono, il barista comincia a essere sempre più indaffarato, ci sono le madri innamorate e i bancari che parlano di macchine, le barzellette volgari e le canzoni di provincia, io il caffè lo voglio lungo, io ristretto, un bicchier d’acqua per favore, ma non in quel bicchiere, ah scusa aspetto qui, si oggi ho un cerchio alla testa.
La sera rimane lontana, la donna si è aggiustata la giacca e se ne è andata, naturalmente senza lasciare la mancia, che con gli alimenti dell’ex marito campa a stento
.

 

(qui )

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