Complesso edipico

 

Lei sta seduta al telefono come una gatta da appartamento, gioca con i capelli, si aggiusta le calze, la vede muovere il viso in molte espressioni, ma davvero? Dice a un certo punto, e allora perché scusa non sei voluto venire? Ha un’ipotesi di broncio, un’ombra di tristezza che poi ingoia con la saliva.
Ma allora partiamo il prossimo fine settimana? – dice adesso – io credevo che tu avessi da fare, che non potevamo farla questa cosa! Poi si tace di nuovo, fa le fusa evidentemente, lui sta spiegando punti di vista, la questione del davvero, la ragione emotiva di certi suoi impedimenti.
Il padre ascolta la telefonata, e si siede davanti a lei.

-Non gli importa niente di te
– ma papà

Era stato a volteggiare per la casa, intorno alla figlia per tutto il tempo della conversazione, sistemava cose, cercava carte, ah le chiavi dove ho messo le chiavi. E’ stato sempre un uomo discreto, riservato, non ha mai messo bocca nella vita della figlia, per la verità non ha mai messo bocca nella vita di nessuno. Eppure adesso è insolitamente nervoso, insolitamente indaffarato. Lei non pare farci caso.
Si siede davanti a lei e aspetta la fine della telefonata.
Niente di niente Lascialo perdere
Ma papà, tu non capisci.

Lei pensa che il padre abbia torto, per quell’istinto di cerbiatta, di capra e di civetta che hanno le bambine, perché, pensa, non si è mica innamorata di un furbastro, di una persona poco perbene, di qualcuno che si approfitta. Non le piacciono i seduttori e men che mai la gente di teatro. Si è invece innamorata, pensa, di un cane buono ma guardingo, di un animale difficile che tiene spesso le orecchie basse. Si è innamorata pensa, di uno che sta rasente i muri e si discosta con difficoltà.
Il padre lo detesta. Lo detesta come si odiano i propri simili. E’ un infelice del suo stesso stampo, gli riconosce addosso le orme dei suoi stessi errori, dei suoi stessi dispiaceri, di tutte le sue esitazioni, e le sue ritrosie. Come lui era stato, è un altro che si farà scegliere dalla determinazione di una ragazza testarda quanto insicura.

Voleva la figlia simile alla sua amante, esoterica e cattiva, pensava che ne avesse tutte le possibilità, le gambe lunghe e gli occhi magnetici. E invece, è tutta sua madre, materna, generosa, per tutta la vita non abbastanza femmina da imparare a graffiare chi non si inginocchia. Come fa a spiegarle che non si fanno stanze felici in questo modo? Come fa a dirle che pure se arrivasse alle tende della cucina ricamate, e alla collezione di caraffe nel salotto, non sarà abbastanza? Il padre lo sa che il fidanzato di sua figlia a modo suo le vuole bene, non è uno sciocco. Quando non si arrabbia, perché lui non la chiama tutte le volte che lei lo desidera, perché per il compleanno non si è svenato con un anello, perché se la porta a letto e poi ha subito da fare, vede come la guarda, coglie l’altra costa della loro somiglianza, ha un lampo di paternità anche per lui, alla fine si dice, vorrei salvarli entrambi come nessuno ha fatto con me )

 

(qui )

Un pensiero su “Complesso edipico

  1. Non sono così d’accordo. Chi l’ha detto che una donna/amante debba per forza graffiare? E’ un vecchio luogo comunque. Con una donna che graffia troppo le coppie si sfasciano presto. Un’altro conto è sapersi “portare dietro” il proprio uomo. Ovviamente senza un papà che stia ancora ad ascoltare le telefonate…

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