Come stai?

 

Caro Luigi
(uffa)
Sai che spesso mia madre ti prendeva in giro? Adesso non più perché la nostalgia dei morti prevale sui sorrisi che ci hanno portato da vivi, ma insomma mia madre ti prendeva in giro, perché quando è nata mia sorella, e pure quando sono nata io, tu le telefonavi e le dicevi. Ma cara dimmi, come sta la sua anima? E mia madre, ti rispondeva sgomenta qualcosa, in preda a un transitorio riconoscimento del potere sociale della psicoanalisi ufficiale, ma poi mi sa attaccava il telefono e rideva come una pazza, forse diceva anche qualche parolaccia, perché con l’anima mia madre, lo sappiamo, non è mai stata domestica, e manco coi pannolini e le pappe va detto, sua probabile battaglia in quel frangente. Il corpo delle figlie insomma, il corpo dell’antipatico ruolo di genere.
(E la tua? Mi manchi tanto)

E invece questo mi sa era un tuo modo, anarchico e pervicace, di mettere l’accento su qualcosa di importante, sulla genesi del sentimento, del provare dolore o gioia, dell’essere felice o infelice. Questa cosa che hai messo al mondo, chiedevi a mia madre, è felice o infelice? Devi sapere cioè che non piangerà solo per fame o solo per sonno, devi sapere, che alle persone a cui tieni devi chiedere, come sta la tua anima?
E poi a me al telefono avresti chiesto, anni e anni dopo: figlietta, come sta la tua anima?

(La mia, se la cava, ogni tanto cade)
Quando alle persone care mi viene da chiedere come stai? E quelle mi rispondono, che hanno l’influenza, che c’è tanto lavoro, che bene grazie te, a me mi viene voglia di tirare fuori il tuo eccentrico coraggio, sopportare il rischio di essere derisa, mi viene voglia di dire loro si va bene, ma come sta la tua anima, l’hai guardata? Te ne occupi? Quello sguardo fuori luogo, la natura impertinente dell’affetto. Perché quando lo chiedevi a me, bastava quello, per avviare un discorso, una responsabilità.

Certo non si può fare con tutti non è vero? Perché poi, se ce la fanno a starci dentro, ti danno il cuore, e quanti cuori possiamo portare tutti insieme, di quante anime si può sorvegliare la cura?
(quando sei morto ho visto alcuni di questi cuori al tuo funerale, oltre al mio naturalmente. C’era una tua paziente anche, una che devi aver tenuto per mano a lungo, mi ha detto delle cose con le lacrime agli occhi, era grata e sperduta. D’altra parte, non riusciamo a concludere niente, possiamo fare solo domande sensate. )

 

(qui)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...