Un figlio

Per esempio, quando la madre gli da le patatine duchessa e i bocconcini di pollo, il bambino prima divide il piatto in due parti, idealmente, dove collocare da una parte la carne, dall’altra le patate. Poi taglia il pollo in pezzi piccoli, poi stabilisce un ordine mentale, una gerarchia di valori, per cui verrà mangiato per ultimo ciò che sarà considerato più buono, di poi s’avvia a mangiare, con metodo e lentezza, il più lento della tavola.

Per questa cosa del mangiare lentamente, per la passione per le capitali e la geografia, e infine per un precoce tratto ansioso, che gli fa tollerare poco i vuoti di conversazione, gli mette un sonno difficile già a dieci anni, gli fa guardare i telegiornali con apprensione, la madre, lo considera uguale a suo padre. Suo padre nel corpo di suo figlio.
Eh ecco, si dice la madre, è suo padre nel corpo di suo figlio pure per una certa stralunata grazia, un umorismo giudaico e sottile, di chi nasce un po’ scomodo e trova posto chiedendo permesso, con urbana gentilezza.

Sarà la genetica, si chiede, o quella strana trasmissione di profezie, che è la catena intrecciata degli amori, dei caratteri e delle angosce? Quanto somiglio, si chiede, alla madre di mio padre? Forse entrambe siamo state troppo severe e difficili nei pomeriggi di inverno? Quanto i nostri mariti, si somigliano? Anche il padre di questo mio figlio ha una precisa linea della gentilezza,e certo una teogonia del pasto, per esempio vanta notevoli competenze nell’atto di sbucciare le mele, e uno stilema dell’ansia, che passa per cervellotiche ossessioni.
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In ogni caso ora guarda il figlio. Gli ha appena regalato un libro, per il quale le sue amiche la potrebbero giudicare con perplessità. E’ un libro che parla di filosofi, quelli che suo padre abbandonò dopo due anni, con molto rimpianto, per compiacere il proprio di padre, che lo voleva economista, quelli che lei lasciò dopo una laurea intera, forse smettendo di compiacere il suo, sperando – invano, di studiare per curarlo.

(qui)

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