L’amore ai tempi del colera

La chiede in sposa davanti al parlamento tutto, le regala il crepuscolo e il ridicolo, la penombra dello Stato e del Maschio, mostra l’anello ai parlamentari, le deputate retrocedono al rango di signore, uno starnazzare dalle poltrone rosse, gli altri a far fremere la grisaglia e gli occhiali con battute volgari.
Sposami, ti prometto il declino di un paese.

Deve amarla, senza dubbio. Speriamo sia giovane e bella, speriamo abbia i capelli lisci scalati dietro, e la pelliccia sintetica e molto cuore per questo amante zelante, che si inginocchia davanti a lei con un mazzo di terremotati, con un bocciolo di disoccupati. Speriamo che gli accarezzi il volto liscio, dal momento che lui al mattino, per via del favore delle telecamere, si deve esser fatto la barba coll’ultimo mortammazzato.

Speriamo che duri questo amore roboante e sinistro, che quando il tempo la renderà una signora piena di spilli, lui continui a portarle la colazione in camera, le baci le mani che dovessero essere morbide di crema, ma ossute per il tempo, speriamo che questo costume da mignotta insomma, sia un fatto isolato, che questo sia un uomo onesto quanto sciocco, chi sa cosa deve averlo stordito ci si chiede, se il potere o la sua assenza, o financo l’impotenza. 

Certo declino per declino, deriva per deriva – speriamo che costui non sia mai padre.

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