la virtù dei forti

Da grande sarebbe diventato un personaggio di Carver
(Avrebbe cioè lavorato con malinconica saggezza in una provincia metafisica, avrebbe amato con pazienza una ragazza piena di lentiggini irruenta e traditrice, sarebbe stato un padre che fa rane di carta la domenica pomeriggio, forse avrebbe perso il lavoro, forse non avrebbe bevuto, sicuramente avrebbe molto fumato. Sarebbe stato, come molti eroi di quei racconti amari, abbastanza onesto da dirsi di non capire il senso delle cose.
Poi lo avrebbero assunto di nuovo, come commesso in una concessionaria.)
Ora però è un bambino.

E’ un po’ sovrappeso, e ama molto pescare. Ha dieci anni, e negli occhi l’anatomia del carattere è già destino. Singolarmente paziente, singolarmente caparbio, con un certo intuito per gli animaleschi istinti altrui, ha già la specifica saggezza di certi combattenti stanziati alla periferia dell’impero, un tono di dolcezza negli occhi. Gli altri bambini lo adorano,  le bambine se lo ciancicano,  i grandi lo guardano interrogativi perchè ci riconoscono un’autarchia.

(Carver.
La madre è un’operaia a turni, una gazzella infuocata e atletica, addominali scolpiti, le labbra sottili, le mani sui fianchi, capace di sfasciare due famiglie in nome di una scopata, fece rotolare a valle suo padre un mattino di inverno, ringhiò come una pantera alla imbelle moglie del suo amante, spiegò al bambino che quando si arriva quel tipo di sguardo, quando succede quella cosa di letto, si diventa cattive per forza, è una questione di vita o di morte. Si materializza un ordine etico segreto e prima purtroppo, impensabile.
Capisci tesoro?)

Il bambino aveva annuito, come primo gesto di soldato, ma anche nel timore di perderla, questa madre complicata e irrequieta. Introdotto precocemente alle gerarchie della carne, e sentendo di appartenere pericolosamente alla fragile schiatta del padre, scomparso nelle brume di uno sfasciacarrozze, si era detto disposto a convivere con l’impossibile pure di non perdere il suo letto vicino alla cucina, e la colazione con le brioche, e poi la mamma l’avrebbe portato comunque a pesca al laghetto artificiale, lui sarebbe stato il più bravo di tutti, lei avrebbe telefonato tutto il tempo, e il mondo sarebbe rimasto compatto – o diciamo almeno mezzo compatto, per un altro anno ancora.

( Ehi vieni! L’avrebbe chiamato la moglie una sera che era rimasto in giardino ad aspettare il buio, e lui avrebbe temuto che la rogna di un fallimento è un testimone che passa per generazioni, vieni che ti devo dire quanto non sono felice, vieni che ti devo dire esattamente come stanno le cose con il tabaccaio, vieni che dobbiamo decidere cosa fare della macchina, la casa no rimane a me.
E invece no, gli dice solo di venire a cena.

Non sarebbe mai successo, neanche quando gli avrebbero ridotto lo stipendio al suo nuovo lavoro – quello in concessionaria).

 

(qui🙂

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