ma veramente io

Il paziente guarito non può più scrivere le lettere d’amore che confezionava un tempo, anche se ne conserva la tentazione, perché è pur sempre una delle cose più belle che si possano ricamare, una lettera d’amore ben scritta, s’approfitta di una certa confusione.
Per chi è quella cura delle parole, per chi la riceve o per chi la scrive? Quale amore conta di più alla resa dei conti, quello celebrato nelle righe, lo strazio disaminato, o l’esito di ammirazione a lettura ultimata? La commozione da precisione metaforica? E se colasse del compiacimento al terzo capoverso? E se nell’industria della precisione, il destinatario si rivelasse più lo scrivente che il ricevente? E’ lecito, si chiede, far capire all’altro che lo si usa anche per capire un po’ qualcosa? Penserà che mi amo troppo?
Ma se l’analista m’ha detto che è na finta, che mi amo troppo poco. 

Il paziente che si scopre innamorato, si mette allora li a lavorare sul suo strazio, e studia il cosa dire, e il cosa fare, cancellando le ridondanze, asciugando le teatralità, gli hanno spiegato che quello che conta alla fine è la genuinità del sentimento, pare che quello basti, che alle persone degli aggettivi non importi proprio niente, madonna che palle, ma che davero, ma che gliene dovrà fregare dell’amore mio così spoglio? Che dovrei fare io, secondo costoro, scrivere una frase sola, soggetto verbo complemento oggetto, a esagerare un avverbio, moltissimo, per dire, una parafrasi modesta, senza di te sono morto, e quella la che lo legge, pensa il paziente guarito, ma forse a metà, ma vedrai che muore invece lei, ma di noia, senza orpelli, senza specchietti, senza neanche un mazzo di fiori.
Come fanno a sentirsi amati questi che ricevono biglietti da un rigo solo.
Tutto quel silenzio intorno.

S’atterra mesto. Guarito ma solo un po’. Ha lasciato tutti gli scudi e tutte le spade. Non è più plateale, non è più brillante, non è più niente di niente. C’è stato un momento in cui ha creduto che quel che rimaneva potesse essere meritevole di una qualche attenzione, ma boh rimane quel senso di truffa di un tempo, quel sapore di impostura, anzi è caduto in una impostura svelata, mentre l’oggetto del suo amore, gli pare di una perfezione languida e inaccessibile, e se anche sa, perché lo sa, che c’è una porta aperta che lo aspetta, una porta dolcissima e paziente, non riesce a raggiungerla.

E’ guarito troppo poco, si gira, sospira, accende una sigaretta. Rimanda.

 

(qui)

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