la velina di Schroedinger. Sessismo, capitale e democrazia.

In questi giorni il dibattito pubblico si è infervorato nuovamente – era un po’ che non accadeva – per questioni di sessismo – La rete si è incendiata – per due episodi.
Il primo episodio ha riguardato la campagna pubblicitaria per la lotta all’alcolismo che è uscita in Sicilia ed è durata un giorno. Vi si vedeva una donna disegnata molto graziosa, il cui seno abbondante combaciava con due calici di vino. Per dei motivi arcani si doveva intuire che il vino che combacia con il seno piacevole di una donna, e che è considerato piacevole bere doveva procurare degli effetti sgradevoli, impossibili bisogna dire da evincere dalla campagna pubblicitaria essendo che un bel seno piace agli uomini da toccare, e alle donne da avere. La campagna poi è stata subito ritirata, subissata dalle critiche. Il pressappochismo della committenza era caduto nella trappola del sessismo: nei confusi desiderata del progetto bisognava far capire che bere alcolici allattando fa passare la tossicità dell’alcool al latte per i bambini, ma all’idea del seno, la prospettiva sessista – quella per cui una donna è solo ed esclusivamente oggetto erotico – si era cannibalizzata il progetto pubblicitario. La graziosa ragazza del disegno, non è una consumatrice a rischio che perde la salute, non è una madre di cui si veda un figlio in pericolo, non è un soggetto acquirente di alcolici, è invece una ragazza felicemente disponibile sessualmente. Il che come dire, va nella direzione ostinata e contraria ai presunti intenti della campagna pubblicitaria.

Qualche giorno dopo, Amedeus in conferenza stampa comunica la ratio della scelta delle donne che saranno insieme a lui sul palco di San Remo, e precisa continuamente che le ha scelte perché sono molto belle. Di una di loro dice che invece l’ha scelta, oltre per il fatto che è molto bella, perché sa stare un passo indietro rispetto al suo fidanzato, Valentino Rossi, che è un grande uomo. Non credo che Amedeus si fosse preparato molto alla conferenza stampa, non credo che lo ritenesse importante, e ha detto con semplicità la prima cosa che gli è venuta in mente – e che io ho personalmente decodificato con, io vorrei essere io il fico che sta sul palco, e non voglio rotture di coglioni, per questo mi sono preso sta mandria di femmine che mi decorano, ma delle cui competenze non me ne può fregare di meno e manco a loro . Anche Amedeus è stato subissato di critiche, ha cercato di ritrattare nei limiti ideologici e intellettuali che lo connotano – non abbiamo memoria di dichiarazioni particolarmente intelligenti di Amedeus, men che mai di conduzioni particolarmente brillanti e insomma se era sessista in conferenza stampa e piuttosto rozzo in conduzione, non si capisce come possa fare a smettere il giorno dopo – ma di fatto il problema è lo stesso della campagna pubblicitaria per l’alcolismo: il sessismo cannibalizza la professionalità del prodotto. In questo caso arrivando a affermazioni paradossali: Metto sulla scena donne, che dunque devono sapersi far ammirare da tutti e ma non tenere la scena, donne che apprezzo perché stanno un passo indietro e non si prendono la scena, nonostante debbano andare in scena.
Abbiamo insomma la velina di Schroedinger.

Se il sessismo cioè è quella cosa per cui una donna non deve essere soggetto erotico solo nella sua identità privata e relazionale – cosa necessaria buona e giusta – ma in tutti gli altri campi dello scibile – cioè quando è madre quando beve alcolici quando lavora e quando è soggetto pubblico, il sessismo è quella cosa che mette a repentaglio i campi in cui si applica, perché la dove si deve parlare di prevenzione parla di sesso, dove deve parlare di competenza parla di sesso, dove deve parlare di convenienza parla di sesso.
Se le presentatrici con Amedeus devono cioè solo essere belle e tenere un passo indietro, quindi no techne, no curriculum, no competenze ma chi ci avremo?
A dirvela franca io con questi criteri, ho paura che all’Ariston quest’anno ci siano tutte mezze seghe.

Qualche anno fa Houellebecq aveva fatto un romanzo che aveva suscitato più scalpore per la trama onirica che per la prosa brillante. In Sottomissione, lo stancante regime del capitalismo avanzato e prestazionale,  collassava in un dominio islamico dove in occidente le donne finalmente stavano a casa e basta correre, e basta andare di qua e di la, basta plastiche e seduzione coatte, i maschi si prendevano il pubblico e tutti parevano un molto più depressi falliti, ma riposati. Houellebecq viene spesso descritto come sessista e io trovo che invece sia largamente frainteso –è capace di individuare alcuni vettori psicologici importanti perché l’aspetto prestazionale del capitalismo avanzato esiste e per le donne assume vette parossistiche – il passo indietro infatti con figli lavoro lontano da casa genitori anziani a volte è una chimera seducente. Sottomissione era il sogno di una collettività in difficoltà più che una distopia credibile, perché anzi questo ribaltamento non è in scena affatto e non è probabile che si materializzi. Per quanto noi si abiti un paese profondamente maschilista la partecipazione delle donne alla cittadinanza attiva e alla strutturazione del capitale è una questione assodata, e da cui credo si può moderatamente tornare indietro – se lo si fa, ciò ha dei gravi costi economici e politici. Per il nostro capitalismo infatti, le donne sono un soggetto a cui non si può rinunciare: perché lavorando lo sostengono, perché comprando merce lo sostengono, perché oggi in una coppia una moglie casalinga è un lusso che spesso non ci si può permettere, basta un mutuo o un affitto che nella coppia uno paga la casa e l’altro la pagnotta.

Una mia informazione aggiuntiva. Gli indici Istat dell’occupazione in Italia, attestano l’occupazione femminile intorno al 50 per cento della popolazione globale (dati del 2018). Ho fatto personalmente in passato le ricerche per Istat per questo tipo di indagine e ho avuto la netta impressione che per la sua struttura – Istat si presenta come un organo giuridico alle famiglie, per cui se non rispondono incorrono in una sanzione, non potesse rilevare il lavoro nero. Quello che voglio dire, è che in una economia sessista con una larga evasione fiscale, è probabile che le donne che lavorino in modo non contrattualizzato siano molte e che se quel lavoro nero entrasse negli indici la distribuzione statistica sarebbe diversa)

Ora capitalismo e democrazie avanzate sono macrostrutture che si reggono in piedi grazie a un sottoinsieme di azioni complesse, visioni del mondo articolate, saperi strutturati, prospettive multidisciplinari. Tradotto: noi siamo quello che siamo, abbiamo quello che abbiamo – sanità inps, film, libri, pubblicità di enciclopedie come pubblicità di mutande, stadi piedi e stadi vuoti, e in ultima analisi soldi che girano, stipendi, appalti, come assegni di invalidità grazie a questo enorme baraccone delle azioni complesse e dei saperi strutturati. Questi saperi strutturati hanno anche colonizzato – capitalizzandoli ma anche rendendoli appannaggio di un supporto statale atti, azioni, competenze, e responsabilità che nelle economie preindustriali – e in assetti culturali lontani dalle prospettive occidentali erano appannaggio delle donne. La medicina, la psicologia, l’assistenza agli anziani, l’economia domestica, l’ostetricia, la cura della prole, l’educazione e l’istruzione non sono più faccende della casa, faccende del privato, affidate all’intuito e all’estro delle femmine del branco, ma sono diventate una classe di temi e azioni che sono correlati a dei saperi e sono iscritti in un discorso pubblico e nel pubblico modo di usare il capitale. E’ una cosa che si chiama progresso – perché da questo passaggio dipendono molte libertà nostre, molte maggiori possibilità, e una protezione che arriva da più fonti, e che ci offre molte più garanzie. Questo è successo anche per una maggiore disponibilità di risorse, ma ha a sua volta creato economia e denaro. E’ un salto che ha creato l’industria, e il foraggio che all’industria è stato offerto dal colonialismo, ma che poi ha procurato altri soldi, un meccanismo che si autoalimenta generando un voltaggio diverso dell’economia. Quindi quello che possiamo dire adesso, del nostro mondo, è che donne e uomini sono transitati in un’organizzazione diversa dei ruoli di genere, perché è anche cambiata l’economia in cui sono iscritti, e le possibilità in termini di qualità di vita che essi hanno. L’abbandono della vecchia staticità dei ruoli di genere è funzionale a questo voltaggio diverso. Abbiamo bisogno di tante persone che fanno tante cose, tante persone che sanno tante cose, tante persone che offrono sul mercato tante cose, tante persone che acquistano sul mercato tante cose, e banalmente oggi, solo i maschi a fare tutto ciò non ci bastano più. Non ce lo possiamo permettere manco volendo.

Idealmente – si tratta di una polarizzazione concettuale che serve per capirsi – l’organizzazione maschilista dei ruoli di genere – quella per cui la donna è principalmente solo un oggetto sessuale, e tuttalpiù limitatamente responsabile degli aspetti domestici della vita, è di contro funzionale a contesti economici dove le risorse in ballo sono molto di meno, il voltaggio dell’economia ha circuiti più modesti, le cose da poter fare e da poter avere sono molto poche: c’è la fame, la mortalità infantile, e le risorse ridotte possono essere amministrate dalla metà della popolazione attiva, mentre capitalizzare e disciplinare facendoli diventare monete pubbliche le agenzie del privato è un costo che a bassissime risorse non sempre si riesce a sostenere – è in sostanza una economia diversa da avviare ed è temerario, spesso anche impossibile, inventare capitali da investire.

In questi termini il comportamento sessista è una specie di ponte radio con un passato dell’economia e dello stile di vita che non ci appartiene, e anche un dispositivo che in qualche modo cerca di riportarci ad esso – perché ogni volta in cui si applica comporta una cannibalizzazione del sapere e una perdita economica, in qualche modo erode il funzionamento della macchina, perché produce uno scarto un disavanzo che dissipa qualcosa, che a volte è immediatamente visibile altre meno.La regione Sicilia fa una campagna di prevenzione per la quale stanzia del denaro, se non altro per la sua diffusione, ma deve ritirarla per quanto è inadeguata – denaro perso. Anche se non l’avesse ritirata sarebbe stata ugualmente inadeguata, quindi inefficace, quindi denaro perso. Ritirata o non ritirata il sessismo ha cannibalizzato per un verso competenze (non c’è traccia di saperi di comunicazione sociale, psicologia del lavoro, marketing, si è scoperto che l’immagine della donna era anche stata trafugata) ma si cannibalizza anche l’utenza, alla quale il messaggio così congegnato non arriva (la pubblicità contro l’alcolismo è stata fraintesa da molte e molti come una pubblicità in favore del vino).

La questione di fondo, è che il sessismo costa – non è al passo con il capitalismo avanzato, il quale per macinare introiti, e benthamianamente far girare soldi per più persone possibili, deve avere come soggetti e come destinatari tutti i suoi commilitoni, senza target troppo ristretti. mentre il sessismo è quella cosa che per esempio spesso e volentieri toglie le donne dall’essere target e le fa diventare complemento di argomento per cui alla fine, banalmente, il target si restringe. Ad esempio se uno che vuole vendere caldaie, ne fotografa una e ci mette una signorina col culo sopra e con sotto scritto senti quanto è calda, si rivolge all’uomo che potrebbe comprarsi la caldaia perchè nella sua sfera onirica ci include la signorina nel pacchetto, ma dimentica il fatto che i cordoni della borsa in tema di caldaie ce l’hanno anche le signore di cinquant’anni con tre figli, che potrebbero sentirsi urtate tanto quanto i signori che sperano di portarsi a letto la caldaia con la signorina sopra – una campagna diversa avrebbe allargato il target della comunicazione pubblicitaria. Il sessismo è quella cosa per cui, se tu assumi una solo perché è simile alla signorina della caldaia, tu avrai un’incompetente che pagherai tu, per il lavoro che non fa. Ma è anche quella cosa per cui, siccome per te una donna è interessante solo perché somiglia alla signorina della caldaia, quando ce l’hai in ufficio non le fai fare le cose, la metti alla macchinetta del caffè, le cose le fai fare a un altro, tu ci hai un problema di risorse economiche perché hai del lavoro produttivo che stai sprecando. Se pure prendiamo sul serio gli indici istat sull’occupazione femminile, che per forza eludono il lavoro nero, dobbiamo comunque tenere conto del fatto che il 50 per cento delle donne italiane lavora, e quindi, il fatto che come soggetto democratico e come oggetto di democrazia, come soggetto economico o come acquirente, queste donne sono qualcosa di altro rispetto alle zinne con il vino rosso, e ogni volta che trascuri tutte le competenze che si interfacciano a loro come soggetti diversi dal paio di tette col vino dentro, tutte quelle che le prendono sul serio, tu hai una perdita economica.

Ora non è che la relazione di proporzionalità diretta tra avanzamento di una economia e lo stato in cui versa la sua popolazione femminile sia un concetto nuovo. Ma a me pare che in Italia si crei una discrasia, perché grazie alla notevole quantità di risorse di cui dispone per il momento è ancora annoverabile nel gotha delle economie avanzate e delle democrazie del primo mondo, ma tratta le sue donne sempre peggio, con modalità vicine a Stati del terzo, e lo fa oggi più di ieri, oggi molto di più che vent’anni fa, il che s è la prova di una caduta rovinosa, di una retrocessione sociale e finanziaria, che si fa incalzante. E’ come se a ogni Amedeus, a ogni pubblicità sessista, a ogni comunicazione sessista a ogni organizzazione sessista, noi assistessimo a questa cosa paradossale della velina di Schredinger per cui alle donne si chiede di stare dentro al capitale alla maniera dell’oggi e delle società moderne, ma si faccia in modo materialmente che stiano un passo dietro ricordando la società degli antichi.
Non arriveremo agli antichi. Arriveremo invece a una arrancante, modesta, asimmetrica mediocrità. La scivolata fuori del primo mondo.

Un pensiero su “la velina di Schroedinger. Sessismo, capitale e democrazia.

  1. Ma infatti siamo già bell’e che scivolati. Approvo molto il fatto che tu, consapevolmente o meno, sbagli il nome di quel cretino insignificante 🙂

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