nota sciatta su social e politica

Quando si ha a che fare con una forza politica e ideologica che ha già sedimentato una sua dominanza, e che usa questa base consolidata come piattaforma per colonizzare altri spazi mentali, quindi politici e materiali, non ha proprio senso illudersi che non commentandola si eviterà di darle risonanza. E’ una cosa un po’ ingenua su cui dovremmo riflettere – anche considerando le ricadute sul dibattito pubblico che da tempo hanno le reazioni social e anche considerando la configurazione che ha la comunicazione social e che tutti abbiamo ben presente.
Vorrei che tenessimo conto di alcune cose.

  1. Ognuno di noi tende ad avere bolle di simili.
  2.  Ognuno d noi sa che quando una certa reazione è emersa in parallelo nelle bacheche questa somma di reazioni è arrivata alla stampa e in qualche caso ha procurato delle conseguenze (volendo discutibili ma)
  3. Ognuno d noi sa che quelle forze ideologiche e politiche opposte si gonfiano con i nostri stessi meccanismi di uso anche della bolla social assumendo valori percentuali importanti.

 

Quindi. Se non reagiamo a qualcosa che politicamente ci disturba, il fenomeno politico che vogliamo contrastare – andrà serenamente avanti per conto suo, a prescindere dal nostro silenzio. Anzi se c’è una terra di nessuno e di desolazione culturale o economica o di mera incertezza e assenza di identità quella zona sarà mercé non del nostro silenzio ma di quella campagna politica che sta urlando e che beneficia degli urli dal basso – ossia anche dei singoli di quelle bolle social a noi estranee che fanno da cassa di risonanza elogiativa. Di contro, secondo me almeno, se si manifesta un serio scandalo, una preoccupazione per qualcosa che è già molto potente e non si condivide e se lo fanno in tanti singoli dal basso – può succedere non tanto che si contagino immediatamente delle bacheche vulnerabili alla destra che sono – per motivi più psicologici che razionali – immunizzate ai nostri singoli pareri, quanto che arrivi un oggetto terzo – la reazione social – nel dibattito pubblico e quell’oggetto terzo sia un oggetto tridimensionale e politico di cui si dovrà tener conto.

Non credo cioè che si abbia un obbligo a una gestione politica delle bacheche social. Io me ne sottraggo spesso, per motivi professionali, ma trovo sacrosanto anche diciamo un rifiuto estetico dell’argomento politico, oppure rispettabile il fatto che proprio a qualcuno non interessino certi ambiti e temi. Però trovo che da un punto di vista tecnico, logico, l’argomento per cui una certa cosa non va commentata quando la fa uno che potrebbe prendersi almeno il 30 per cento dei voti, sia insostenibile. E talmente platealmente insostenibile, che ci vedo più un attacco velato a comportamenti dominanti e centrali, una specie di allergia alle aggregazioni della rete, ragione di più se intorno a idee che si condividono eticamente, che un lucido calcolo. Più una voglia di essere riconosciuti come non gregari, e capaci di essere distaccati dalle emozioni, che un calcolo razionale.
(Insomma – una contraddizione in termini)

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