Fuori scuola

 

L’attore famoso misura il suo successo nella necessità di occultarsi il volto, il cappello messo bene sulla testa, il bavero alzato sulle sue espressioni possibili, e anche sugli occhi che, su un binario separato dalle sue prove attoriali, stregano le donne.
Non è molto alto, né vanesio. Quando porta la figlia a scuola le bacia la testa, si scalda le mani, prova a scappare via veloce, mentre una madre, avamposto di una vita che si dichiara mancante, gli chiede un autografo.
Ciao amore, ci vediamo alle quattro, dice in quel momento l’attore famoso alla bambina.

L’attore famoso a quel punto alza il viso si stropiccia le mani, coglie il volto della donna e il pezzo di carta, anche lei ha salutato una bambina, lui firma il foglietto e dice, eh si certo, nell’intimo diviso tra diversi stati d’animo, tutti diversamente crepuscolari.
Il primo pensiero – che palle – manco vede la luce, arriva invece il secondo, che suona: tutto sommato non sono davvero nessuno per dire di no, l’attore famoso ha una sua eticità, dietro ce ne è un terzo che sussurra – madonna come sono invecchiato al prossimo giro l’autografo me lo chiede una nonna, il quarto è il prezzo della fama ossia la voce dell’amico che ha perduto, e l’ultimo è un sottile scollamento.
Prego signora
Grazie davvero grazie! Io la seguo tantissimo.

La signora brilla di una gioia infantile, ma anche di una femminilità subalterna e dolorosa suo malgrado. Accanto a lei altre madri più narcise – e con forse un fondotinta migliore – osservano la scena con imbarazzo, sarò pure regina dell’impiegati ma pur sempre regina, pensa una, io non trovo opportuno fare questa cosa pensa un’altra, poveruomo davvero, e subito rimettendo lo sguardo all’uscita della scuola come a definire un contegno clericale e necessario. Una terza, per deformazione professionale e tipologia psicologica attiva la funzione materna sull’attore famoso – e pensa a questo problema dell’onoreficenza alla maschera – che però è quella sbagliata (pensa a un sorriso, anche l’ultima signora intercetta gli occhi dell’attore famoso, ma nonostante ciò l’ingoia con fermezza).

Di poi la scena si scioglie, l’attore famoso va con passo fermo fuori del cancello, intorno le madri e i padri si industriano a un’urbana indifferenza, un plateale non aver notato l’attore famoso essendo che viene a scuola tutte le mattine eh bravo però eh, bisogna dire, non se la tira affatto, l’attore famoso in cuor suo pensa, che anche questa della mattina è una prova attoriale, sale in macchina – una macchina opaca perché è un attore famoso che fa film seri e quindi ci ha pure la macchina seria, modesta, sotto le righe, impolverata. Mentre la madre scintilla si ricorda di quel suo amico e collega che era andato in terapia, perché diceva, non smetto mai di recitare, non so mai che parti di me piacciono agli altri, so sempre che non sono quelle in cui io mi ritrovo.

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