Diaristica

A mio padre piacevano poche delle cose che piacevano a me. Per esempio ascoltava della musica che non capivo. Ma il problema anche con mio padre, era che per l’esattezza avrebbe voluto ascoltare delle cose che non capivo, né io né nessuno, ma non trovava mai lo spazio, non sapeva prenderselo. Sicché queste cose che piacevano a mio padre, Luigi Nono, Husserl, erano per via della sua ritrosia, l’a priori della non comprensibilità, l’estetica non estetica per antonomasia, l’antimondo dell’esperienza.

(Mio padre aveva una vita segreta, circa un paio d’ore al giorno al mattino presto, prima che ci svegliasse a noi e ci facesse la colazione, in questa vita segreta leggeva cose che io poi avrei cercato di capire, di amarle, leggeva di filosofia della scienza mio padre, fino alle sette e mezzo, l’ora in cui cioè diventava mio padre e contribuente, e libero professionista di modesto talento, perché è difficile che lavori bene quando non sei te.
Penso che stesse anche con la gatta, in quelle ore del mattino. Forse una delle poche linee di continuità. )

Mio padre poi la sera si lamentava che per strada la gente non sorridesse affatto, e delle persone aveva un modo stralunato di parlare, di descriverle, come se avesse la consapevolezza di fare un ritratto inevitabilmente incompiuto. Amavo il suo modo di usare la parola “matto” – e anche il termine suo amato, “medico dei matti”. C’era nell’uso così premoderno del termine, e nelle facce buffe che faceva, la consapevolezza di un mistero e una forma di rispetto. Diceva matto, in un modo gentile, antigerarchico, orizzontale, forse ammirato del potere della bizzarria, ma con la consapevolezza della spina dolorosa. Mio padre certo sapeva)

(Nella vita ti cerchi maschi che si avvicinino a quella testa li, all’inizio, ma poi corri verso quelli che ci si si discostino pure, perché se no metteranno il meglio di se nelle ore prima delle sette e mezzo, tutto quello che sono prima della colazione con te, e allora dici no – meglio uno che ci ascolto le stesse cose che ci parlo degli stessi romanzi. Meglio un maschio diverso. Ma recentemente mi è capitato un amico che ha usato la parola matto allo stesso modo, parlava di chi sa che cosa di lavoro, ha detto “quello è matto sai”, poi si è mosso nervoso sulla sedia, ha girato il caffè, si è toccato gli occhiali , mi venuto da accarezzargli i capelli. Anche se non l’ho fatto).

Poi mio padre, a volte sembrava abitare su un’isola di quelle vicine a riva, che pensi, ma sai a nuoto ci arrivi presto, ma poi capisci presto un corno affogo a metà strada, allora ti metti a parlare co st’isola vicina che ti dice cose che capisci e non capisci, che boh chi sa che dice veramente. Per esempio qualche volta mi ha mandato delle lettere, parlavano di politica, e non ho mai saputo bene, se volevano dirmi qualcos’altro col pretesto del conflitto.
(Certe volte mi dico, ho fatto filosofia per prendermi quello che mi riusciva di capire di lui, poi mi dico, poi ho fatto il mestiere che ho fatto per capire quello che mi rimaneva di non capito).

 

(per una convergenza – qui)

3 pensieri su “Diaristica

  1. Ciao Carissima, hai scritto una cosa molto bella per me. Ma …sei laureata in filosofia e medicina o psicologia?( perdonami semplice e pura curiosità). Ti seguo Ti stimo Mi aiuti

    Un caro saluto Alba

    "Mi piace"

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