Non ti offendere se ti ho pensato

Sai, avevo un fidanzato lungo lungo e molto fragile, uno di quei ragazzi che non sanno stare sulle poltrone, e che guardano il padre di sottecchi, e il padre invece, era uno di quei maschi felici di se stessi, pieni di sorriso nel pensarsi – per altro ti dirò anche a buon diritto. Allora volevo dirti, il mio fidanzato lungo e fragile, non ci riusciva mai a stare seduto vicino al padre, senza voglio dire starci male.
A te ti ho conosciuto in un viaggio di pomeriggio, io stavo dietro questa lunga macchina di potere e vanteria, fuori infuriava la primavera in certi prati, il mio fidanzato era seduto davanti, c’era aguaplano nell’autoradio, e loro cantavano insieme, felici.

(Mi raccomando, esci presto al mattino, quando c’è il sole e poca gente. Sii prudente)

Una volta sono venuta nella tua città, mi sono messa ad annusare i posti che potevano averti arredato le tenerezze e i romanticismi. Ero con un uomo che mi piaceva moltissimo, te l’avrei presentato, occhi bellissimi e per il resto un ginepraio, passammo con una macchina davanti a un locale in disarmo, c’era la scritta dancing angariata dall’edera e dalla vite americana, anche da certi bicchieri di plastica. Mi fermai a fare una foto che ho ancora, mettemmo la tua canzone nell’autoradio, dancing, dico proprio – e quest’uomo che mi piaceva moltissimo mi disse che ti preferiva tuo fratello Giorgio, che per carità molta stima, ma lo capisci da te, non poteva durare.

(Dice che non ci si deve spostare inutilmente, uno va a fare un week end da una parte poi capace che arriva un decreto e manco può tornare indietro, poi mi rimani prigioniero in un tinello maron. Non fare cose stupide.)

Poi lo sai che sono stata a Parigi un mucchio di volte? Quando andavo a Parigi, stavo in questa mansarda bellissima di una signora che ti amava molto, oh Paolo Conte uiuiui diceva tutto d’un fiato, e sparava a manetta le canzoni tue sui tetti di Parigi, io per parte mia pensavo a un altro grande amore, il più grande di tutti mi sa – questo manco Giorgio Conte, devo dirti, proprio refrattario al genere e infatti non ci ho compicciato niente, per quanto ci volessimo un gran bene, purtroppo ancora un po’ me ne dispiaccio – ma questo te lo dico per dovere di cronaca.   A Parigi gironzolavo, questo forse dovrei dirti, con nelle orecchie un copione estetico  che era un po’ il tuo – per il quale temo di non aver mai avuto il fisico adatto ma,  ecco ti ringrazio per la proposta.

(Usavo la cipria – consideravo le piume, ho comprato le mie prime scarpe nere col tacco largo e il cinturino, sono stata una donna d’inverno segreta e sola.
Sai che la vitamina C aiuta il sistema immunitario? Potresti farti delle spremute d’arancia, per esempio. O prendere degli integratori)

E poi, comunque ci sono ancora cose belle da fare. Ci sono le persone con cui suonare. O da ascoltare suonare, o da ascoltare raccontar cose, ci sono le poesie da leggere, l’amore non so, te lo auguro comunque. Non offenderti, perdonami se ti ho pensato.

 

(qui)

 

 

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