Psichiatria e letteratura. Sul come

L’altro giorno una discussione su facebook mi aiutava a mettere a fuoco alcune cose per me interessanti. 
La discussione verteva sull’autobiografia e la persona con cui discutevo cortocircuitava l’eventuale narcisismo degli autori con la bassa qualità di quello che scrivono. 
Questa operazione – usare una diagnosi al posto di un’altra per squalificare le azioni altrui, o per sustanziare l’opinione negativa che abbiamo di quegli oggetti o di quei prodotti, è molto frequente. Naturalmente non c’è psichiatra e psicologo con una forte deontologia che la possa appoggiare, perché usare le diagnosi a scopo di giudizio, di un atto estetico o di facciamo conto una scelta o un comportamento politico è un atto che viola l’etica su due binari, il primo è il rispetto per la sofferenza e la patologia, il secondo è il rispetto per la libertà creativa e di parola. Le diagnosi hanno un enorme potere politico, sono stimmate che si incidono sul corpo, bisogna usarle con parsimonia. 
Tuttavia, capisco anche che l’operazione viene fatta da molti in buona fede, perché mettono insieme due cose che vedono: un cattivo prodotto, secondo il loro giudizio, e un’organizzazione psicologica, e magari capita persino che abbiano ragione su entrambe le questioni: quel certo libro è brutto, e quella certa persona è molto narcisista. Il problema, è nell’istituire una relazione causale: si può dire che c’è una relazione causale tra diagnosi e qualità dei prodotti estetici?

Di solito questa relazione presso molti intellettuali, è stabilita all’inverso con una serie di clichet che allo psichiatra e allo psicologo fanno ugualmente mettere mano alla pistola. L’infelicità fa bene all’arte, la relazione fra follia e creatività etc. sono tutte consolazioni che piacciono moltissimo a nevrotici di vario ordine e grado, che in parte si consolano pensando che stanno di merda ma almeno fanno grandi cose, in parte proiettano su persone che stanno malissimo, malesseri propri e missioni proprie. Anche loro comunque potrebbero avere ragione nello stabilire per esempio una schizofrenia e nella stessa persona un notevole talento pittorico – il problema serio è stabilire una relazione tra buona arte e diagnosi.

Possiamo, pensavo al di la dell’etica, sostenere che c’è una relazione di causa, tra la diagnosi e la produzione di una scrittura bella, emozionante?  
La diagnosi psichiatrica è qualcosa che indica una serie di funzionamenti della personalità e del pensare. Investe molto il tono dell’umore e una serie di funzionamenti delle persone con altre persone o con oggetti. La diagnosi psichiatrica somiglia a quei disegni di motori o di orologi che si facevano nei primi del novecento, quando con le illustrazioni si spiegavano le regole della meccanica. In certi casi spiega come alcuni movimenti meccanici siano completamente impediti, le grandi schizofrenie, ma di norma spiega i diversi funzionamenti. La diangosi psichiatrica è qualcosa cioè che riguarda moltissimo il cosa e il quanto, molto molto meno il come. Questo cosa e questo quanto incidono moltissimo sul modo di stare in relazione. Io stessa quando vedo un paziente le prime volte, mi metto ad auscultare come funziona la persona che ho davanti sul piano delle relazioni – ha amici da tanto tempo? Ha relazioni? Si? No? Di che durata?

Nella fisica meccanica della psiche allora possiamo pure stabilire la produzione estetica correlata alla diagnosi in termini di motivazione: moltissime organizzazioni di personalità possono trovare nello scrivere libri per esempio, una buona soddisfazione di propri equilibri interni.  Scrivere è per esempio una buona forma di sublimazione, di proiezione, e volendo giocare con episodi recenti del gossip letterario  – pensando al caso Carrere – di identificazione proiettiva. 

Quello che però voglio dire, è che la diagnosi spiega al limite il perché e il quanto, ma non può niente, e questo è meraviglioso, sulla magia del come. Il come è il vero mistero magnifico dell’estetica. Possiamo avere due scrittori narcisisti, ugualmente narcisisti e ugualmente megalomani – ma uno avrà scritto delle cose bellissime, e l’altro delle cagate pazzesche. Possiamo avere due scrittori molto depressi ma solo uno e Bernhard o Giuseppe Berto, l’altro è una tremenda mezza sega. Abbiamo anche storie  – molte di musicisti schizofrenici, ma solo alcuni diventano Thelonoius Monk o Tom Harrell. Di contro – dansi diversi grandi artisti e scrittori notevoli che non hanno schiodato molto in vita loro dall’onesto padre di famiglia.

Si confonde la fame di cose e soluzioni cioè che genera l’infelicità e una infanzia maltrattata, con la qualità di quelle cose e quelle soluzioni. Ma da cosa dipende quella qualità? Che cosa è invece quella precisione con cui un autore, matto, sano, narcisista o istrionico, depresso o maniacale, gli fa trovare una cosa commovente, insolita, bellissima? O anche capace di farci ridere in modo intelligente?

I comici, spesso e volentieri o sono ipomaniacali, o soffrono di una ciclotimia di un certo grado. Possiamo dire che sanno farci ridere per quella cosa li? Oppure dovremmo invece pensar emeglio a riconoscere il loro magico come?

Il come.
Il pensiero mi è andato ad Harold Bloom. Harold Bloom è il critico letterario americano che più si è battuto per distinguere piano dell’estetica e piano dell’ideologia, sostenendo che la politicizzazione dei dipartimenti di letteratura nelle università americane e negli articoli di critica pubblicati nelle riviste accademiche stava facendo perdere il senso di cosa è veramente esteticamente bello e ben fatto. Personalmente penso che avesse ragione, che il Canone Occidentale sia un bellissimo libro, anche se diversamente da lui penso che sia lecito e anzi auspicabile un uso politico dei libri, che possa scorporarsi da una valutazione estetica da quella politica, e che l’assenza di una provinciale acquiescenza all’arte possa portare avanti delle accuse di discriminazione o di contro – valorizzare prodotti estetici di minoranze. E’ la politica, e per certe persone la politica può essere più importante e urgente della qualità di una prosa.

Però su una cosa mi trovo a convergere, il come è nell’estetica l’anteriore morale del cosa, l’anteriore morale della trama, l’anteriore morale della biografia di un autore, così come Beloved di Toni Morrison è un bellissimo libro a prescindere dal fatto che è donna e nera, e a prescindere da qualsiasi tratto psicologico e psichiatrico di Toni Morrison – che a occhio e croce, anche lei, in quanto a narcisismo mi sa si faceva mancar poco. La grandezza di Toni Morrison è nei suoi fantastici come

Cosa è quel come?

Quando spiego come interpreteremo i sogni, io dico ai miei pazienti che è come se in testa avessero un regista plenipotenziario, un regista cioè che può tutto, che ha tutti gli attori, tutti i personaggi e tutti gli scenari mentre in testa ha un certo contenuto da rappresentare. Quindi avendo tutto tutto a disposizione, non esiste che scelga una persona solo perché il sognatore l’ha vista qualche giorno prima – ma perché è molto adatta, la più adatta, per vestire i panni di un simbolo, di un rimando, di una allegoria. Penso che la creazione estetica funzioni nello stesso modo, e funzioni sempre meglio quanto più vasto è il dominio degli oggetti evocabili. Il come ha a che fare con quel processo li, di selezione naturale analogica delle metafore, delle strutture linguistiche. Con cose animalesche come lo shit detector di Hamingway che suona quando scrivi delle cose brutte, che non funzionano.

Si può dire forse, che quando il talento estetico è modesto, quando un autore ha un cattivo come, oppure in un certo libro un come peggiore degli altri, rimane l’ossatura psicodinamica delle sue motivazioni, rimane solo la diagnosi, che salta all’occhio. Ma la diagnosi è la fisica meccanica di quell’orologio brutto, non esattamente la qualità dei suoi materiali. Il cattivo come ha radici di altra natura.

Questa cosa per me è importante da tenere a mente. Perché riguarda la democrazia dell’estetica, del saper fare le cose belle. Su questo ha ragione Bloom, perché Bloom è come se dicesse, non è la genealogia è il come, e anche qui possiamo dire non è la psichiatria è il come. 
Lavoriamo ai nostri preziosi come.

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