trama secondaria

La donna lo incontra in un momento di enorme confusione. Va a letto con chi non ama, mentre non riesce a prendersi chi, per quanto intriso di una difficile adorazione, lei vuole davvero per se. Sta divisa cioè tra amanti prossimi e agili, e un grande amore difficile e lontano. Precisamente lei ora, splende di una nevrosi dolorosa che le fa mettere il corpo e il cuore in posti separati l’uno dall’altro. 
Lo incontra dunque. Un hidalgo siderale e magnetico, uno squotter di eleganza sottile, cavaliere, cane sciolto, principe decaduto, ladro, tossico, profugo, ma anche quel tipo di intellettuale, quel tipo di biblioteca in testa, che la donna avrebbe poi avuto nella sua. 
In certe notti bianche di neve e di silenzio, la mette sulla canna di una bici rubata, ne tollera l’isteria nervosa, stai calma le dice, non ti succederà niente – e tra le altre cose le insegna una leggerezza perduta)


Di questa cosa della biblioteca di domani nella testa dell’uomo, la donna si accorge  subito, una delle prime volte che escono insieme. Parlano di bellezza, ciondolando per strada,  di cosa è bello e cosa no, di cosa è arte e cosa no, un tema che la donna sa, è il tribunale d’elezione della seduzione. E mentre discutono di cose eleganti, di quadri, di libri, l’uomo indica la commessa di un supermercato, che porta in mano la parte inferiore di un manichino. Vedi, le dice, quella donna in quel momento, con quelle gambe di plastica è una cosa bella, noi ci mettiamo dei significati.
Sono giovani, ma la donna intuisce che in quello sguardo ci sono: i libri di fotografia che avrebbe comprato, le mostre che avrebbe visto, i libri di estetica che avrebbe sottolineato. 
Molte delle cose che avrebbe voluto scrivere.

Lui la fa sentire ottocentesca e calligrafica, si diverte molto a portarla, lei così giudaica e klimtiana, in certe cantine perse sotto la ferrovia, in mezzo ad altri come lui, animali forti e opachi, lunghi secchi e brillanti nella notte, maschi di leone e di pantera, bestie esotiche che sopravvivono alla meglio, colla cerniera lampo e gli scarponi, che bevono con gesti decisi e luccichii negli occhi, che ridono di amarezze politiche e di un idealismo vitale e disperato, e che lei, non avrebbe più reincontrato – figli di storie cattive che non hanno finito di scorrere. 
(Si vedono spesso per pranzo.  
Lui compare dall’orlo di una lunga fila di alberi. La sua prima reazione è una grande felicità: stringe gli occhi e sorride. Poi, ogni volta, mano mano che si avvicina a lei, recupera compostezza, fino a manifestare una sottile noncuranza. Dormivo fino a poco fa, le dice. 
Lei allora prova tenerezza, ma non la manifesta: non vuole disturbare quello che le sembra un delicato equilibrio).

La porta spesso in posti casualmente sentimentali, accidentalmente romantici, con candele che si accendono per caso sui tavoli della sera, con tramonti sui mobili per strada, e quando lei gli vede le mani, prima di sentirle, nota che sono molto belle. Tuttavia è un giovane maschio che ancora sta imparando a dirsi senza ritegno, ancora non ha capito che non succederà niente di terribile – e siccome lei, in quel preciso frangente si sente abbandonata da quello che sente di amare, non vuole correre il rischio due volte. 

(Talora però, nel buio, e solo quando è molto buio, stanno stretti da qualche parte, lui le dice. Perché non vieni a vivere qui. Ti metti a scrivere qui, a studiare qui. Perché non vieni a stare qui, con me, non sarebbe bello? E’ una bella proposta, è in effetti quello di cui ha bisogno, e di cui sempre avrebbe avuto bisogno: un uomo che le dica, vieni qui ti do un tavolo una sedia, non me ne andrò, non ti metterò al freddo. Così tu potrai stare al tuo tavolo, alla tua sedia, a scrivere le tue cose.  Vieni qui, le dice il suo squotter, guarda che lo so cos’è una casa, non lo vedi che potresti stare bene con me? )

Tuttavia lei se ne va. Torna da dove è venuta – a cercare di risolvere quello che ha lasciato aperto.  Siccome lui non può farle ricomporre il suo divorzio interno, non riesce a farle spostare i sentimenti che ha messo altrove -è lei a lasciarlo al freddo, ma li per li non lo capisce.

(qui)

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