veloci appunti preliminari (perchè occuparsi di porno)

Una volta ero per strada con il mio amico Rodrigo, eravamo in Germania, ed eravamo molto giovani, in quell’elettrizzante stagione della vita intellettuale in cui sei un po’ arrogante è vero, ma scopri per conto tuo cose che sono state teorizzate già sulla carta o non lo sai, oppure diventano carnalmente tue, in un modo invasato e un po’ esaltato cose che studi sulla carta. Io non mi occupavo molto di estetica perché stavo preparando la mia laurea in filosofia politica, il mio amico Rodrigo invece, stava combattendo una battaglia postmoderna e personale su quei lidi. Allora dicevo, eravamo per strada e a un certo punto davanti a noi è spuntata la commessa di un grande magazzino con in braccio delle gambe staccate di manichino. Un paio. Vedi? Disse Rodrigo trionfante, come avendo trovato il suo posto nel mondo – Questa è arte.

Cioè il mio amico Rodrigo diceva questa cosa, non a torto considerando che esiste davvero una serie di foto molto belle e celebri sui manichini dei grandi magazzini – l’arte non è tanto l’oggetto che ha i significati che vuole, ma l’atto di conferire senso quando lo si iscrive in uno spazio definito come simbolico. Se io prendo questa commessa e la metto in una cornice di senso, si prende addosso una serie di significati che poteva probabilmente non pensare di avere.

Ho pensato a Rodrigo e alla nostra passeggiata a Munster, in questi giorni che mi occupo di pornografia, e delle sue differenze con l’erotismo. La pornografia, ho riflettuto, è l’immagine della donna che porta i manichini intesa come donna che porta i manichini, con lei che va in giro con le gambe dei manichini, e provoca in chi la vede la percezione e l’azione dovuta a quella percezione e basta. Il testo pornografico è l’azione sessuale il cui unico scopo è sostanzialmente un’altra azione sessuale, dall’eccitazione alla masturbazione. Ma se prendo la donna e la metto in una cornice di senso, cosa che posso decidere di fare anche con uno spezzone di gola profonda, e incornicio sia la donna con i manichini che lo spezzone di gola profonda, quell’atto spera a ragione o a torto secondo il mio talento nello scegliere lo spezzone, di diventare un atto estetico, di smette di essere pornografia perché l’atto di porre una cornice costringe l’iscrizione di altri significati, la cornice stessa attrae polisemie e ho pensato, tende a storicizzare l’immagine – o a darci il tempo di interrogarci se quella immagine ha una sua storicizzabilità o meno. Con uno spezzone di gola profonda, questa domanda me la farei.

Questi appunti laterali mi servono sia per farmi una chiarezza personale sulla natura di un oggetto culturale, la pornografia, che ha questa anomala caratteristica dunque di essere da una parte un oggetto mentale destinato a un uso corporeo e fisiologico che ne determina in modo essenziale i contenuti – noto che i critici ne scrivono poco, ma fondamentalmente la pornografia è una cosa molto più assimilabile al negozio di merendine che alla libreria, serve a sfamarsi da soli, a  masturbarsi, è la sua prima funzione, ed è questa funzione a determinarne la struttura in primo luogo, dall’altra mantiene diciamo nelle sue retrovie un costante potenziale librario – ossia un retrogusto narrativo simbolico permanente – per cui rimane pur sempre assimilabile anche alle librerie, passibile di una indagine intellettuale, e qualcosa che commercia continuamente con le categorie del simbolo della psiche e della relazione, anche se nella sua fruizione questo rimane spontaneo, non deciso, inavvertito, o quanto meno secondario – ma proprio per questo, psicoanaliticamente rilevante.

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