Due

La signora cammina con il passeggino doppio in un orgia di rumore e di sole e di fumo, ha i capelli a caschetto scuri, io vedo, è vestita di blu con delle scarpe molto basse, troppo poi la schiena ne risentirà, è probabilmente molto stanca, nel passeggino, di struttura avanguardistica ma comunque molto sobria nessuno sta piangendo, ma evidentemente è una questione di contingenza, un lusso transitorio: la signora ha quel che mia madre direbbe, un’aria tirata.
L’aria tirata è la strategia che mia madre utilizza per dirmi, se mi hai risposto male è perché hai un’aria tirata, non puoi essere cioè così stronza di tuo, sei stronza per una serie di circostanze che ti hanno precluso il necessario riposo. 
L’aria tirata è infatti, l’atmosfera che ha il volto quando non si dorme e si fanno molte cose, ma anche quando ci sono delle preoccupazioni e dei dubbi da cui uno non si riesce a distrarre – ed è  per questo e solo per questo che non si è festosi e garbati come bisogna essere con il prossimo, perché il prossimo non ci ha responsabilità dei cazzi tuoi, pensa mia madre che è una donna con una sua eticità. 
Ma la signora ha un’aria tirata
.

Cammina dunque spedita e concentrata sulle cause dell’aria tirata, nel piglio e nei pantaloni vedo in lei la lavoratrice, qualcosa mi fa congetturare non in libera professione, ma manco un lavoraccio, è laureata, ha delle responsabilità a cui non sta dedicandosi, ma va in qualche posto con il suo passeggino, e una parte di lei, credo assolutamente inconsapevole, vorrebbe dire qualcosa di sgradevole, delle bestemmie, delle parolacce, ma tutto un mondo dietro le spalle le ha tolto la possibilità, e mi viene da pensare che non è di Roma, e neanche di Napoli e manco di Palermo, che a sud del Rubicone noi femmine si è imparato a riconoscerci il diritto alla violazione del sacramento materno, siamo laiche noi femmine meridionali, anche quelle di noi molto borghesi come questa signora. Verrà da una città piccina di quattrini e spioni – mi viene da pensare, povera figlia.

Una donna la incrocia e si illumina, per via del passeggino doppio e la ferma con entusiasmo, auguriii che bello! Sono due bambine dice lei stanca, io butto l’occhio dentro e le vedo paffute regali meravigliose e tiranne, mentre la seconda donna, ci informa che lei ha due maschi. 
Non è italiana e ho sentito nella voce entusiasta delle figlie dell’altra che questi suoi maschi non sono qui con lei, sono tra le braccia sapienti di una sorella o della nonna, devono mancarle molto, anche se in questo momento la seconda donna, non ha l’aria tirata, la su vita qui è scarna semplice e non esattamente bastarda, è quel che si deve fare. A volte i bambini devono mancarle come possono mancare i piedi e le mani a chi non ce l’ha, e poi la seconda donna, una camicia bianca e dei pantaloni chiari, molte rughe, molto sole, deve lavorare spesso all’aperto, deve aver deciso, quando sono nati quei due maschi, che questa nascita le aveva dato un’identità, che dal poco che si sentiva ora poteva dire sono una Madre! E anche se non sono qui con me, anche se non mi vede con loro nel passeggino doppio come io vedo lei, io sono una madre.
Complimenti! Dice allora felice e orgogliosa alla donna con l’aria tirata, che però avendo l’aria tirata, o forse essendo anche proprio stronza di suo le risponde sciattamente, con una involontaria, certamente involontaria supponenza di classe
.

E ora scrivo questa cosa, che va in direzione ostinata e contraria a questo modesto aneddoto sui limiti nostri e di quel che sappiamo fare, ma se c’è una cosa che regala l’esperienza del materno, è l’ingresso in un mondo di comprensione reciproca che abbatte le differenze, il mondo delle donne che sanno le cose delle vite dei corpi, delle bianche che lasciano il posto al ventre delle nere sulla metropolitana, dei bambini che piangono e ci si guarda negli occhi che cazzo ci avrà mangiare ha mangiato, pisciare ha pisciato, cosa ci ha mo, l’esoterico mistero di questi sovrani che due cose fanno: piangere o non piangere, l’alfabeto morse dei nuovi imperatori, uguale in Cina uguale in Africa, sempre questa cosa dei punti e delle linee, e noi madri ci si guarda, e quella coll’aria tirata la riconosciamo subito, pure tra cagne e tra gatte, e invece, non sempre ci riesce. Non sapevo a chi sorridere delle due, ma quella coll’aria tirata non è interessata a questi commerci carnali, l’altra invece ci si tuffa, sentendosi vista.

(qui)

Un pensiero su “Due

  1. come è riconoscibile quello che dici, la sottile solidarietà tra madri, che quelle stanche con i pui piccoli una se le abbraccerebbe alla fermata del bus, e invece ti limiti a tirarle su il passeggino a quattro mani

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