Amica cara, fatti uno skilift tutto tuo.

Cari. Qualcuno di voi ditemi, andrà in settimana bianca in questi giorni? ponderatamente? Se qualcuno di voi ci andasse ponderatamente io sarei molto contenta perché sarebbe segno di una possibilità vacanziera invernale sulla neve che non è da tutti, e perché siete evidentemente gente di personalità certamente, ci avete er fisico bestiale ma non solo, anche er carattere bestiale ecco – oppure come il caso di una mia cara amica, siete in partenza perché di tipo diciamo omnia munda mundis. Siete quelli che fanno un’esperienza sociologica nuova! Partite così verginelli avventurosi! Con il vostro dindarolo e il vostro savoir faire! Con tutto l’equipaggio del caso – un po’ alberti tomba un po’ indiana Jones! E magari, siete come la mia amica che la neve tipo l’ha vista nei film e nei fermacarte.
E dite, ahò c’è na prima vorta pe tutto.
La mia amica è avvocata. Dice, amministro li divorzi, che voi che sia una discesa libera.
Noi, non ne dubitiamo, e però ecco alcuni indicazioni atte a proteggere la mia amica dall’incresciosa ipotesi di perdere la causa socioantropologica tutta della sfida alla montagna incantata.

1. Il primo gadget di cui non bisogna privarsi alla partenza, è un certo qual disincanto di tipo materialista storico. Bisogna partire pervasi di marxistico splendore perché la prima cosa che scoprirete nella settimana bianca è un sicuro errore di partenza, una sorta di ottimistica prosopopea in merito alla vostra classe sociale di appartenenza: qualsiasi collocazione infatti voi avevate pensato per voi stessi – dal lumpenproletariato sino all’aristocrazia di sangue costazzurro scoprirete che in settimana bianca se spendono un sacco de quatrini, sempre troppi. Il giaciglio è il meno, è tutto l’ambaradan successivo che si pone nella sua unicità settimanabianca – come na racchettata su’ denti. Ci sono gli impianti, e questi impianti purtroppo non vanno avanti col fuoco dell’amore, e ci sono degli umani che guardano questi impianti – lo sa Dio con quali tremebondi contratti. Ma una cosa è certa, che un paio di questi umani li pagherete voi. C’è poi la scuola di sci, e l’attrezzatura medesima, che sarebbe sempre meglio avere, qualora si disponga di sei o sette reni, o chiedere in prestito da amici polirenuti.

2. Se non avete amici polirenuti fatti anche a vostra guisa e somiglianza, perché gli scarponi da sci di due numeri più piccoli creano disagio, potrete sempre affittarli. Ora però per quanto ciò sia in conflitto col marxismo di cui sopra, vi ricordo di conservare una prospettiva teologica di qualsivoglia orientamento perché con l’attrezzatura in affitto possono succedere incidenti incresciosi, e se si accorgono che siete dei novizi, si approfittano di più. Ricordo ancora l’ebrezza quella volta in cui nel mentre discendevo giovane e coloratona per le discesone, i miei scarponi da sci decisero in completa autonomia e senza alcun preavviso di rendere l’anima al signore e di scomporsi con spaccature vistosissime e improvvise. Non è una bella cosa, non è elegante, e poi ti senti anche più instabile di quanto già tu non ti senta. Guardate bene gli scarponi da sci che affittate, guardateli intensamente, se ci hanno l’inizio di una ferita narcisistica fateveli cambiare.

  1. Si potrebbe pensare che un buon rapporto col divino aiuti in altre prove collegate alla settimana bianca, quali naturalmente, l’apprendistato sugli sci. Il rapporto con il divino in effetti aiuta, ma non basta. Una catechesi ortodossa prima della settimana bianca, un ciclo di messe regolari tutte le domeniche, sono tutte cose che alleviano l’onta di una bestemmia ben assestata e quindi, e certo meglio partire preparati, tuttavia ormai è noto che il Signore difetta nell’appalesarsi solo allo scopo di infondere maggior forza d’animo, tace sempre tace quando uno si sente molto vergognoso. E sono sicura che si fa gli Affaracci Suoi in due momenti topici della settimana bianca ossia, alla prima lezione su gli sci, e al prima – ma diciamo pure er secondo e er terzo – tentativo di approccio con lo skilift.
    Infatti, la questione indecorosa è questa: a gli sci di voi non importa un cazzo, gli scì sono newtoniani, capito come, allora je frega di andà giù. Tendono, in linea di massima a seguire il loro istinto, che è un po’ quello della mela di Newton e questo potrebbe creare un’area di conflitto con le vostre decisioni. Per questo si cade, spesso si bestemmia, spesso si cade nella pancia di qualcun altro, e allora si bestemmia in due. Un trucco che io ho adottato ricordo per un certo periodo di una certa efficacia consisteva nell’abdicare al desiderio delle curve, per non contrariare gli istinti primordiali dei miei sci.
    Funziona, finché non si tratta di frenare.
    E bisogna frenare, per prendere lo skilift.
    Lo skilift, è quella cosa per cui quando voi andrete in settimana bianca, il secondo giorno potreste pronunciare il nome di Dio invano con altre 5 o 6 persone.

3bis.
E dunque. lo skilift. Amica mia che vai per la prima volta in settimana bianca. Lo skilift è una rotella di plastica appesa a una corda, che tu devi afferrare MOLTO LESTAMENTE e con MOLTA FERMEZZA onde ficcarla VELOCE COME UN LAMPO sotto al tuo culo. La ruota non sta ferma, sei che stai ferma, essa ti passerà davanti e tu la agguanterai con piglio atletico per portarti, sulla carta diciamo, in cima alla discesa. La prima occasione di bestemmia corale si creerà qui, perché se manchi la presa colla rotella da culo, quella si scaglierà con determinazione sul cranio di qualcuno che sta vicino a te, che potrebbe ora apostrofarti con iracondia mentre il sangue gli scivola dalla tempia. Ma tu non ti perderai d’animo amica, e abbrancicherai lo skilift successivo seppur vergognosa e pentita, e dammi retta TERRAI LO SGUARDO FISSO SUI TUOI SCI PARALLELI E ALLA GIUSTA DISTANZA. Non guardare il panorama, non pensare al sole sulle gote, non fremere temendo la discesa, ma concentrati, perché se non lo farai gli sci che seguono il loro istinto si divaricheranno e senza che tu te ne accorga PERDERAI LA TUA RUOTA LA RUOTA ROTELLERA’ SU NELL’AERE E TU CADRAI, E CADRA’ QUELLO DIETRO DI TE, E QUELLO DIETRO DI TE ANCORA, E COSI’ SEMINERAI MACERIE CAOS E VISITE DALL’ORTOPEDICO fintanto che, con la creazione di un montarozzo umano – di cui tu costituirai la base – si penserà di fermare lo skilift.
Come vedi amica, Dio non basta.)

  1. Ci sono comunque delle belle cose nella settimana bianca, e sono tutte cose però che hanno a che fare con il peccato. E noi amica siccome abbiamo una teologia consapevolmente storicizzata noi sappiamo nevvero che l’inferno dei peccatori altro non è che un meccanismo detrattivo nella speranza di non farti venire il diabete alto, il colesterolo a mille e il matrimonio a puttane. La settimana bianca in quanto luogo di postmoderna perdizione è in grado di procurare tutti questi satanici effetti, quindi nella fase preparatoria alla settimana bianca occorrerà adottare alcuni accorgimenti.
    Sul piano alimentare, te tuo marito e i tuoi bambini, dovreste evitare semplicemente di mangiare e nutrirvi di acqua minerale per un po’ di giorni, la sera magari potreste mangiare del pesce lesso o della pastina in brodo. Sulle alte vette infatti, vuoi perché l’adipe protegge dal freddo, vuoi perché la frustrazione abbisogna di compensazioni affettive surrogate, vuoi perché appunto galoppa il bizantinismo in doposci, è tutto uno spaccio di burri alpini, cioccolate densissime, grappe a dugento gradi, biscotti da dieci chili l’uno. Per una donna, e tu amica sei una donna, e per la donna madre, la situazione è ancora peggio perché le normali droghe di cui ci si nutre non circolano, oppure sono mal tagliate: i negozi di scarpe fanno schifo, se ci sono, e quelli di vestiti ostentato quasi esclusivamente terrificanti golfoni con le renne. Ci sarà sicuramente il negozio che rinfocolerà la questione del materialismo storico – vedi punto 1 – con una graziuosissima giacchetta con bordo di zibellino a 5000 euri, ma proprio mentre stai pensando al prestito agevolato che potrebbe elargire la cassa dell’avvocati, ecco li accanto la vetrina del pusher del colesterolo, con tutti libri bellissimi insieme alle cioccolate su come cucinare il colesterolo. Satana chiama in forma di porta che fa dlin dlon (in montagna, sempre porte che fanno dlin dlon) tu vedrai gente che ride buttando la testa indietro e ti sembrerà di vedere il paradiso. Faust ha fatto così con Margherita, ma che te credi.
    E sei fottuta.

Anche il matrimonio dicevo, in questa Bisanzio di pupazzi di neve, incontra una delle sue più grandi prove, e quindi le cose importanti da fare la settimana precedente sono due. A. ispezione qualche fantasia erotica del marito messa in disparte, con inusitata generosità ed energia, B. marito di amica mia, regalare un consistente sbrillocco, qualche paio di scarpe, alla tua mogliera.
Bisogna partire così insomma, uniti e neomelodici, perché le piste sono il regno del pornosoft. Pare che la gente scia, pare che con le tutone imbottite non si capisca mai dove sta una zinna dove sta una chiappa, pare che tra berretti e occhiali da sole, e paraorecchi l’eterno femminino si nasconda. Ma sti maschi amica, come vanno nel rifugio, un postaccio che manco i peggio bordelli, vedono questi pupazzi di neve con le tute rosa, togliersi come l’elmo e scuotere le chiome che si riveleranno sistematicamente morbidissime lunghe e bionde, tipo Charlie’s Angels e la debacle potrebbe avere inizio.
Ma la tentazione cara, sarà molto più viva per te amica, che mi dicevi hai intenzione di prendere lezioni da un maestro di sci. Il maestro di sci, è quasi invariabilmente un fico stellare, è abbronzatissimo, muscolosissimo, atleticissimo, con un sorriso molto ironico e insomma – ha tutta l’attrezzatura necessaria ad accendere i pensieri più lubrichi. Inoltre, la lezione di sci implica moltissime occasioni diciamo gotiche ecco, perché te magari non ti reggi in piedi e lui ti sostiene, perché lui è il maestro e te l’allieva, ecco metti na gamba così il braccio colà, dai non t’abbattere. Fino al momento pornotopico della caduta dallo skilift e il maestro di sci che ti porta su lui, in una postura che potrai agevolmente rimirare in qualche produzione minore con Rocco Siffredi.
Va detto amica, che quando i maestri di sci parlano, ecco, non è che si rivelino proprio degli squisiti intellettuali ecco, gente pratica, gente de montagna, gente che mira all’essenziale, di solito non usano le vocali. I matrimoni possono avvantaggiarsi.

E dunque divertiti cara. Con i miei accorgimenti andrà tutto benissimo.

L’omini hanno paura di me!

(E’ molto tempo che non mi dedico a uno psichico postarello con nuance cazzarelliste ma ugualmente di pubblica utilità. Ultimamente su questo blog sono usciti diversi post molto seri, sentimentali oppure tromboni, e allora bisogna assolutamente rimediare con un alleggerimento il che, a inizio settimana lavorativa porta anche ad altri innegabili vantaggi. Naturalmente, anche se cazzarellista rimane l’intento filantropico e il desiderio di fornire con levità suggerimenti di pubblica utilità.)

 

Dunque esiste questo luogo comune, ecco molto sentito nel nostro paese, secondo cui gli uomini avrebbero paura delle donne intelligenti. Io per la verità lo credevo estinto insieme alla giacca colle spalline imbottite e i bottoni gioiello, e in effetti molti uomini temendo di fornire la prova ultima che alle scale wechsler prendono il punteggio minimo, popo de quelli che non distinguono un triangolo da na palla, hanno smesso di dire questa cosa, e la vanno sostenendo solo alcune donne – questo almeno dal mio vertice di osservazione, le quali pensano che, a. sono titolari di cervelli dotati di indoppiabili picchi sinaptici, b. che proprio per questo il mondo maschile gli è inviso. Infatti a loro succede questo: ogni volta cheesse esternano nel mondo un pensiero dei loro, ipso facto per sua genesi originalissimo e imperdibile, l’omini sbuffano bofonchiano si spazientiscono stantuffano. Ne consegue che queste donne di brillantissimo ingegno hanno una vita irta di delusioni e sofferenze sia perché non le hanno ancora fatte primo ministro, sia perché anzi nel lavoro compiono scarsi progressi, sia perché cambiano un fidanzato ogni due mesi.
Quando lo trovano.

Invero, questo tipo di donne non di rado è davvero molto in gamba. Qualche volta davvero moltissimo anche, molto spesso viaggiano in uno stato di intelligenza decorosamente nella media. Sono certo colte, certo preparate, certo umoristiche diciamo nella media dei tipi che hanno delle cose ganze da dire, ma raramente sono sciocche. Invece quasi sempre sono fori come cucù. E il loro fuoricomecuchismo si esprime in comportamenti tafazzeschi, che ledono i loro interessi: esse cioè se credono di suscitare antipatiche reazioni per il contenuto di certi loro imperdibboli aforismi, quando il problema è invece di sintassi. Dunque, vediamo come venire in contro alle nostre Schopenhauer incomprese.

Come dato di partenza, partiamo da una agevolata schematizzazione della famiglia di origine della nostra Schopenhauer. Essa, quae cum ita sint, diciamo è nata da una mamma e un papà. Se essa ha dei lati come dicevamo di fuoricomeunbalconismo essa potrebbe avere un passato problematico o con la mamma, o con il papà o – nella quota maxima di sfiga – con entrambi. Ma spessissimo nella percezione soggettiva, di Schopenhauer come di chiunque, c’è una figura vissuta come più scassaczz e una come più pacifica ( in verità ad una corretta disamina risultano entrambe scassaczz, ma Schopenhauer tante volte non lo sa). Una come più vicina e invasiva e una come più lontana e satellitare.
Ora, siccome Balint – colui che sostenne che il transfert non si da solo in terapia ma ovunque e perunque – non era proprio l’ultimo degli scemi, si da il caso che, se Shopenhauer ci ha un passato ostico con una figura maschile un babbo, fracasserà gli zebedei a qualsiasi capoccia, capo ufficio, prof prestigioso, fratello maggiore di amichetta e via di seguito le capiti a tiro che gli ricordi quella figura, che nell’asimmetrica relazione – per esempio di nutrimento e dipendenza come è l’essere stipendiati e magari in virtù di un certo specifico atteggiamento. Allora essa quando interverrà nella riunione a introdurre i primi capoversi de “Il mondo come volontà e rappresentazione” certamente dirà delle cose davvero interessanti, ma ci avrà molta furia e fretta di riattualizzare il conflitto con la figura con cui si è scazzata per tutta l’infanzia. Potrà essere per esempio molto arrogante, provocatoria, svalutante. Qualche volta le proiezioni riguarderanno la fratria, la lotta fra fratelli per la conquista della mamma o del babbo, e allora si scaglierà con determinata ostilità sui colleghi. A quel punto, siccome er cuore de na madre è de na madre e il sindacato diciamo sta vivendo un periodo difficile avrà raggiunto il risultato di stare sulle balle a tutti, di non riuscire ad avere buoni rapporti con nessuno. In primis il medesimo capoufficio il quale, al diciottesimo lei non sa chi sono io, lei per quanto preparato non ha colto, sa non sono completamente d’accordo con lei etc. etc. etc. proferirà nei meandri della sua psiche un esasperato checcojoni, e darà l’incarico a un Ciccio pasticcio qualsiasi – solitamente non meno intelligente, ma certamente più amabile.

Schopenhauer allora dirà tzk! Al capo non piacciono le donne intelligenti! Ma si sbaglierà non è vero, non è questione di intelligenza, e questione di messaggi di sottotesto. Al capo non piace questa cosa dell’essere continuamente rimbeccato, sfidato, contrastato, non piacerà il tono del tipo io ne so più de te hai capitooo, non piaceranno le braccia conserte, o certe espressione de pinca su polli che si saranno appalesate sul volto di Schopenauer durante la sua prolusione.

Ora, una buona esperienza analitica risolve grandemente questo tipo di inconvenienti, in sua assenza però è utile chiedersi: quanto mi piacerebbe a me che ogni santa volta che parlo, alza la mano Fra Cazzo Da Velletri e mi dice con miagolio costante scusiiii eh, non sono d’accordo sa. Forse che mi manderebbe diretta fori dal balcone? E come sarebbe se provassi a dire le stesse identiche cose mostrando – all’inizio diciamo per ipocrisia pura – di rispettare cosa dice il prossimo? E ancora. Cambia davvero tanto all’opinione che il cosmo avrà della mia produzione filosofica se io un concetto lo ribadisco 45 volte o 33?
La verità Schopenhauer è che basta una de volta, o la va o la spacca. Tienilo a mente.
Repetita juvant più che altro ai cretini. Agli altri fanno danno.

Altre volte è il bisogno di riconoscimenti che rende le prolusioni di Schopenauer altrettanto indigeste. Questo è un problema in un contesto sessista, perché se è vero che gli uomini non hanno paura delle donne intelligenti, è vero che in certi gruppi particolarmente reazionarii tendono a escludere il femminile dal dibattito. Se Schopenauer non ha allora dalla sua una consapevolezza titanica dei propri mezzi, che le dona quel tipo di carisma che spacca tutto ovunque, ci sono donne che in effetti ce l’hanno, il desiderio di riconoscimento in un contesto che tende al disconoscimento la porterà impercettibilmente ad assumere nuovamente il ruolo dello scassaczz frignone, facendosi livorosa, lamentosa, pallosa, e come dire mettendosi in guai peggiori di quelli in cui il destino l’ha cacciata. Gli è che i toni di voce qualificano le nostre relazioni e le nostre posizioni nella relazione, e queste qualifiche sono prioritarie ai contenuti proposti, specie se non siamo esattamente di fronte a Rita Levi Montalcini ma anche alla numero 2 o 3. Allora se una si autodenuncia come ultima sfigata, arrabbiata per questo – la frittata è fatta. Roba da comportamentisti mi rendo conto, ma ci ha un suo che.

Certi tipi di Schopenhauer, per esempio, pensano che se non ci hanno l’ultima parola perdono la faccia. Forse più esattamente, non resistono psicologicamente a non avere l’ultima parola – una caratteristica questa tipica di certo tipo di insicuri, e salvo i casi di patologie a contrasto tipo – il salvatore di poverine e la crocerossina, inducono i più a darsi garbatamente a gambe levate. Ma quando sono le donne a mettere in pratica di questi comportamenti, penseranno di essere allontanate dagli uomini per la levatura dei loro assunti, perché quelli non sopportano di avere torto, machisti da strapazzo che non sono altro! come se nevvero avere torto piacesse a tutti.
In particolare, le Schopenhauer in condizioni più psicologicamente critiche, usano questa strategia dell’ultima parola anche durante gli appuntamenti galanti – spesso allo scopo di attaccare quello stesso oggetto del desiderio che ora stanno desiderando. Queste poverette sono in preda all’Io antilibidico di Fairbairn, forse meglio noto come sabotatore interno, una sorta di seconda personalità interiore che si prefigge con accanimento lo scopo di mandare in vacca qualsiasi occasione di felicità. Se questo sabotatore interno è particolarmente efficace, capirete bene che lo stato psichico della proprietaria versa nelle più critiche condizioni, proprio avrà una percezione di se delle più funeste, di solitudine di essere non visti da anima viva, di freddo cosmico – il che induce non di rado a tentare la sopravvivenza con rimedi che peggiorano il male anziché curarlo, ossia le mejo note presso noantri, difese narcisistiche. Allora succederà che Schopenauer, coll’amici, alla posta, a una cena a sfondo sessuale esternerà i suoi disvelamenti del velo di Maya con grande autocelebrazione, vanto ma una sorta di vanto esagerato che avrà lo scopo di farsi dire uuuuuh come sei brava te cor velo di maya! Uuuuh come disveli te nessuno! Che potrà anche capitare eh, ma diciamo che lo sfondo sessuale ecco, meglio mettece na croce sopra.

Dal vecchio blog : Astrella (novembre 2010)

Ordunque caretti
Avete notato come si amplifichi l’estensione temporale del marketing festaiolo? Il Natale si paventa ogni anno qualche giorno prima, con le sue istanze edonistiche rapinatorie: decorazioni abete, racket dei pensierini, bombardamento mediatico da cioccolato, renne come piovesse, ondate migratorie di babbi natale. Fra un par d’anni mangeremo pandori melegatti sotto l’ombrellone.
Consapevole di ciò ho deciso di dedicare un postarello periodico – che è tanto che non se ne faceva – a una rivista natalizia o meglio: una rivista che c’è tutto l’anno, ma che solo a dicembre i giornalai espongono con ardimento.
Parlo delle riviste di astrologia.

Prima però – vi prego di premiare il mio sprezzo del pericolo, la mia devozione alla causa, che manco Roberto Gatto quando se travestiva da infermiere cococò all’Umberto primo, o da vucumprà sull’adriatico: provate voi a comprare Astrella a soli euro uno, in un’edicola di Campo Marzio, satolla di dragonesse radical chic, gendarmi dell’hout couture e barboncini freschi di coiffeur. Provate voi, con vicino una mano bronzea e diamantata per sempre, che maneggia il numero speciale ADcacatòi (con la o stretta eh) – essendo che prepara un corso monografico sur su’ cesso, a dire io prendo questo, Astrella coll’euro uno e il punto esclamativo… Provate, mentre la dragona dei cessi in oro bianco vi guarda con un ghigno, pensando nel suo gergo: anvedi che sfigata.
E premiate il fatto che, anziché buttarmi al collo di volpe della signora e urlare ci hai ragione ci haaaai piangendo, oppure anziché fare un qualsivoglia sorriso gagliardo dicendo: stvonza, sto faciuendo un vepovtaaaaage pev il mio povvvtale, insomma niente, io non ho fatto niente, sono stata drittissima e punto – a difendere la dignità del lettore cartomanto medio. E ho pagato la rivista con signorilità.

Astrella euro 1 è un giornale che poteva anche chiamarsi Grande Depressione, sia in senso psicodiagnostico che roosveltiano: formato piccolo, carta pessima – reca sulla copertina un primo piano del modello esistenziale astrello: una fanciulla, di capelli lisci, trucco attento, labbrone ma non in posa provocante, sul cui volto splende l’espressione di un’enigmatica deficienza. Ciò non deve far trarre alcuna inferenza sui talenti della modella, essa potrebbe essere molto intelligente ma semplicemente anche lei, sequestrata dalle bollette. Piuttosto immaginiano l’Helmut Newton delli tarocchi, il Cartier Bresson doo zodiaco:
guarda l’obbiettivo! Più cretina! Più cretina! Di più! CAZZO! STAI PENSANDO?!!???

Astrella è infatti una pubblicazione per femmine squattrinate e per lo più alla deriva: zie fidanzate con dei mariti de n’antra, che vedono il giovedì dalle sei alle sette, zie che vorrebbero fidanzarsi con il collega già fidanzato con un altro collega, zie simultaneamente nuore che rincorrono intimi rapporti con i parenti defunti onde essere rassicurate che la sòciera li raggiungerà al più resto,zie et anche madri di figlie verginelle, sverginelle, e comunque i cui cazzi privati sono subappaltati, pitonesse delle lavanderie a gettoni, e non poche apprendiste della circonvenzione di incapaci. Tutte connotate da un amor proprio ai minimi storici, e dalla sfiducia nei mezzi che noantri mortali usiamo comunemente per sbarcare il lunario: noantri parliamo, comunichiamo, seduciamo, lavoramo, portamo la minigonna a giroculo, facciamo gli straordinari, manifestiamo colla CGIL, ma anche no, scriviamo – ma ecco, in vista di una trombata o di un contratto a termine, non è che ci affidiamo a Mercurio ner segno.

Le lettrici di Astrella assolutamente si. Invero si scopre un mondo parallelo astrocentrico, e astrodeterminato, parallelo a quello nostro: dove si parla delle stesse cose nostre, con le stesse passioni nostre, solo alla luce delle stelle – sfigatelle, come si evince dal bell’articolone che incoraggerebbe i lettori del periodico a corto di psicofarmaci a imbroccare la meditazione, nel caso non del tutto infrequente che con li tarocchi je dica sfiga. Il bell’articolone, cominciava solo con un lessico più delicato e soave di questo più o meno così:

Arriva il Santo natale, e si sa son cazzi amari per tutti: devi fare dei regali che non ti va, devi vedere un sacco di parenti che sti cavoli ddico io, devi spendere l’ira de Dio de quatrini a fare dei cazzo di pensierini per gente di cui diciamolo ma che ce frega, la casa ti si infesta di vecchie e di marmocchi, e tu donna vaffanculo e che non lo sai che devi pulire te? E chi apparecchia? E chi sparecchia? E ci hai anche la gotta che co sto tempo! E tutto sto consumismo! E allora, il che ci pare anche ragionevole anche se devo dire meno divertente – anziché esortare le lettrici a farsi ebree (lassate perde il cattolicesimo! Co quer papaccio poi! Rivolgete il vostro animo alla Torah, e almeno sarete sfigati anche di più ma voi mette le risate?) esorta le lettrici alla meditazione zen. Che mi piacerebbe sapere se le zie l’adottano.

L’articolo sulla meditazione in caso di sfracassamento di uallera è la cosa più intellettuale di tutto il giornale. Per il resto esso è un periodico femminile tarato sul lunario e sulle zie in posizione cartesiana. Ci sono tutti i temi tipici delle riviste femminili – la cucina, l’amore, la posta del cuore, le corna, il gossip, solo che la zietà è determinata dal fatto che se le figure ritratte sono per la maggior parte femmine, esse femmine non sono mai discinte, né in posa vagamente equivoca. Inoltre, i temi femmini classici sono comunque astrocentrici: per esempio apprendiamo che a voja a negare le rivelazioni zuzzurellone di Lele Mora, Fabrizio Corona ci aveva una casa astrale che pareva un casino e perciò era scritto negli astri che era un tipo ndo cojo cojo. Un altro caso interessante è quello di Gianluca Grignani che ha subito delle molestie sessuali da piccino, e però oggi affronta la cosa con molto coraggio, sapendo reagire etc. etc. fondamentalmente perché spiegano, uno che è Ariete co’ ascendente sagittario con Marte congiunto a Saturno, ci ha due palle così.
Son cose. Per il resto, scegliete le ricette di cucina in base al segno dello zodiaco. Al toro per esempio – che so io, toro – piacciono i voulu vant colli funghi porcini. Verissimo!

Vi sono anche delle squisite pagine tecniche, che secondo me sottovalutano un tantino il fatto che l’uomo èzoon politikon animale sociale, e insomma s’ammischia ad altri animali sociali sovente di segni diversi dal suo. Allora facciamo che una coppia legge l’oroscopo. Per esempio lei è toro e lui è ariete. Allora legge Astrella euro 1, quella li del toro e legge che per via di che ne so, Mercurio (dove sapere che questo mese, Mercurio è cazzutissimo), sotto il profilo amoroso le cose saranno un po’ complicate, perché magari il Partner si fa li cazzi sui ed è un po’ distratto. Poi legge l’oroscopo il partner e dice, l’amore va una favola! Fichissimo! Tutto liscio come l’olio Grande romanticisimo!
Tutto liscio come l’olio ndove? Grande romanticismo ndove? Che non lo sa che quella li del toro che si sente trascurata si incazza come una mina cor su partner dell’ariete? Passeranno il mese a litigare! Donde si evince che questo oroscopo non è molto affidabile.

Colpisce anche la parcellizzazione delle esperienze che se uno dovesse seguire le indicazioni di asrtrella euro1 per avere una vita relazionale ottimale, sarebbe un tantino svantaggiato. Per esempio c’è scritto che i giorni più romantici sono tipo il 6 e il 7 dicembre (pe noi der toro, voi che ne so – ognuno ci ha i suoi) mentre i giorni più scopatòrii sono l’8 e il 9.
Io immagino scene da urlo tra una zia lettrice di astrella invitata a cena da un bardo signore di mezza età forse vedovo, e quando sono sotto casa quello li arrapatissimo mette una mano sul culo della zia, sperando che, essendo tutti e due de una certa età, si possa svoltare nella passione nella stessa sera.
GIAMMAI! Lo ferma lei: Aspettiamo domani che ci ho la luna ner segno.

E insomma è tutta così. Ricette di cucina astrologiche, pubblicità astrologiche, e anche sistemi astrologici per il totocalcio. Anzi c’è scritto per benino a che giorno e a che ora noantri del toro dobbiamo giocare il gratta e vinci. Ahò io ce provo, metti che vinco me faccio pure io al cappotto col collo de volpe della signora.

Dal vecchio blog: istruzioni per le donne sessualmente distratte (ottobre 2011)

Come avrete certamente notato – ci sono donne che non capiscono esattamente quando si sta concretizzando una occasione sentimental zuzzurellona; non sono capaci di rendersene conto.
Questo secondo me è un gran danno, non necessariamente per la questione che ogni lasciata è persa, ma anche perché oh ma essere virtuosi con consapevole sdegno e moralità è molto meglio che esserlo nella farlocca convinzione che nessuno ti caga. È un problema questo un po’ causato dalla pratica genitoriale per cui parco colle mamme oggi, parco colle mamme domani, pappa con pastina la sera, lancio dello yogurt la mattina, rendevouz con le maestre del nido, pellegrinaggi alla mecca pediatrica la sera, una un pochetto il know how lo perde. Un po’ certo è l’effetto collaterale di un sapido e riuscito femminismo, anche quando non è riconosciuto come tale, per cui alle donne femministe con leggerezza e successo, bisogna faje vede una cippa in stato naturale per essere interpretati correttamente, se no sono un macello, è tutta na pacca sulle spalle, tutta na discussione equa sulli obbiettivi daa politica, daa spesa, delle vacanze del diavolo se la porti. Un po’, almeno in certuni casi, è la nevrosi irrisolta massiccia, si vede, che schiaccia la femmina matura alla fase del perverso polimorfo, alla fase insomma delle treccine, alla fase della bambola di pezza, in uno stato cioè di disconoscimento della titolarità della propria scollatura, per cui anche li, se uno je la guarda intensamente, quella pensa che sia de n’antra.

Questo tipo di donne cioè sono anche molto simpatiche, diciamocelo, rispetto a quelle altre la, che vuoi per un salubre percorso psicologico evolutivo, vuoi perché ci hanno i soldi per una baby sitter filippina, vuoi perché sono antiche, vuoi perché se credono matha hari de noantre, insomma non puoi chiedere da accendere che è già una scusa, non puoi dire che ore sono che già uh quello la ci prova, e giù garruli starnazzamenti compiaciuti, uhuhuhhuu ihihihihi colla manina davanti alla bocca, per scivolare di poi nello spaccamento in 4 delli crini sui perché e sui per come di questo gesto incredibile de – scusa che ci hai una cingomma? Al punto tale che, se nei paraggi ci è ancora la femmina del nostro tipo, madre nevrotica e anche un po’ femminista, oltre che camionista, capace che questa venga sorpresa a borbottare – ma vattene a fanculo vai.
Rimanendo però così orfana dei potenziali e salubri consigli che la donna dell’altro tipo potrebbe darle.
Ora, io non appartengo certo a questo secondo tipo, anche per costituzione fisica, ma qualcosa mi distanzia anche dal primo – nel senso che cerco di mantenere una certa consapevolezza ottocentesco trombizia se non altro per necessità professionale. Inoltre, mi sono fatta anche l’idea che, l’amicizia tra maschi e femmine è possibilissima, ma spesso, prima di approdare alla soluzione commilitoni de caserma, fratelli de seghe mentali spirituali, scambisti di battutacce volgari, si attraversa una fase un po’ sospetta in cui si decide come mettere le carte in tavola. In questa fase, molti maschi confermano li peggiori stereotipi della differenza di genere e anche se con dolcezza e magari senza saperlo essi stessi, mandano avanti la cippa diciamo per sondare il territorio. Cioè avete davanti un amico sicuro e stabile nel tempo, giuro. Ma se sbattete un po’ i ciglioni e decideste di virare altrove esso potrebbe rivelarsi disponibile.

Quali sono gli indicatori che danno il via libera allo sbattimento di ciglioni – o in caso di fedeltà a un giuramento sia ecclesiale che matrimoniale – di ottocentesco contenimento e benevola riprovazione? Indicherò qui alcuni punti per le mie amiche femministe, o pazze, o madri, o tutto insieme.

  1. Se un uomo, specie superati i trenta, vi dice: come sei in forma oggi appurate che non si tratti: di vostro fratello, vostro padre, un omosessuale in questo frangente parecchio esercitante con suoi amici, uno molto miope senza occhiali, sinceratevi che non vi abbia chiamato con un altro nome. Scartate tutte queste ipotesi considerate come sei in forma il segnale tipico che merita approfondimento, in specie se è un uomo che conoscete da poco tempo. Gli uomini specie quelli di sinistra ma anche quelli di destra educati, pensano che dire a una che bello questo vestito che mette in risalto il tuo deretano, sia poco urbano e anche smaccatamente allusivo. I femministi poi sono in un grande enpasse per via che poveracci loro al cervello ci farebbero anche caso, ma se quella volta hanno notato prima le cosce che devono fare? Allora dicono: come sei in forma! Essi cioè la buttano in caciara alludendo alla salute, al benessere fisico, sperando in un’ambiguità con concetti tipo: ah si vede che hai dormito bene, si vede che fai una dieta equilibrata, si vede che respiri dell’aria buona, si vede che non mangi tanti fagioli. Se voi direte si grazie vado tanto in palestra aspetta chiamo l’amore mio rimarranno impassibili e presto confesseranno a voi il loro amore pe’ n’antra, ma se invece voi direte uhuhhu grazie, magari arrossendo perché avete capito in forma nel senso in forma di gnoccona, allora si potrebbero aprire altri scenari.
  2. Se un uomo fissa intensamente le vostre tette, non mi pare che ci possano essere fraintendimenti, perché agli uomini delle macchie sul golf non importa niente, del golf neanche, e se devono imbambolarsi pensando ad altro guardano un albero, una sedia, una cosa inanimata con cui non avvierebbero mai una relazione amichevole. Suggerirei di stare in guardia da questo tipo di maschi per qualsiasi scopo, nel senso che loro qualsiasi cosa faranno la faranno sempre con le vostre tette. Voglio dire, anche se avviate un rapporto di amicizia, una cosa proprio fraterna, quello è con loro che si sentirà gemellato. Il che può essere frustrante, ma mai quanto averci una storia, perché proprio lui al resto della persona non ci fa tanto caso, e potreste trovarvi a dire porcate da sole, mentre quello parla con le vostre tette, telefonare e quello non vi risponde perché mica telefonano le tette, e cose così.
  3. Se un uomo fissa intensamente voi proprio negli occhi, dovete appurare, se non c’è una gnoccona dietro di voi, se non c’è un quadro sopra di voi, se non avete un po’ di cappuccino sul naso, se non si tratta di uno strabico che sta facendo esercizi mentre aspetta, se non è un qualsivoglia parente che in labiale sta dicendo mi dai le chiavi della macchina? Escluse tutte queste evenienze l’uomo fissante non può essere altro che un uomo sano, cazzarola ce ne fossero! L’uomo sano che sa che le parole sono meritevoli di evoluzione, di discussione, di coserelle varie etiche et giuste, ma dansi altri campi dell’esistere per esempio i letti, che meritano altri linguaggi del corpo! Della carne! L’uomo fissante è uomo che sa mettere per benino le cose in tavola, e se all’uomo fissante si risponde con l’audacia trombatoria della donna navigata e che sa, ossia che fissa a sua volta senza scoppiare a ridere – una cosa difficilissima – poi tutto il resto fila liscio come l’olio e facile facile, persino pleonastico.
  4. L’uomo che vi cerca e stabilisce una graziosa intesa umoristica e raffinata e fa anche delle graziuose battute sulla vostra personalità e su certi vostri difettucci, nel modo scaltro che individua i difettucci simpatici e non quelli antipatici e origini di complessi (ossia, ammappa che panza che ci hai, non vale, ammappa certe volte sei scema come una cocuzza ahaha, non vale, ammappa quanti sordi ci hai li mortaci tui hahaha, ammappa quanto sei squattrinata ci hai le pezze al culo ahaha, non valgono etc.) questo uomo specie se si comporta così solo quando siete in due soli alla macchinetta del caffè dell’ufficio, alla fermata del tranvai, al parco passeggini del nido, quest’uomo è un seduttorone che levete, un maschio della mejo specie che come andate andate bene per il flirt è l’ideale per l’amicizia pure, ah io lo caldeggio. Le femmine a cui è dedicato questo post penseranno MATEMATICAMENTE che egli le trova SIMPATICHE, e non capiscono che questo uomo è abbastanza evoluto da essere erotizzato dalla simpatia, la quale ha su di lui un effetto amplificatorio della taglia di reggiseno. Ma egli è anche sagacissimo e sa, che con la battuta caruccia solleticante il narcisismo, la capacità ascoltatoria etc vi cuocerà a puntino con voi scemotte che ancora state a pensà che è un rapporto tanto puro. Quindi a quelle di voi che dovessero essere affiliate a un giuramento ecclesiale o matrimoniale (che ne so qualche zauberlettrice monaca ci pol’essere) io suggerisco MASSIMO STATO DI ALL’ERTA.
  5. L’uomo che vi invita a una collezione di farfalle, a una retrospettiva dell’opera di Fassbinder, a per favore posso venire a casa tua a consultare i tuoi imprescindibboli tomi di arte etrusca de sabbato, a un aperitivo, a un qualcosa qualsiasi senza che tutte le altre questioni del punto 1, 2, 3, 4 e 4 bis siano state acclarate superate e risolte, e abbiano preso la piega indiscutibile del cameratismo anche per un periodo di tempo sufficientemente lungo, quest’uomo ci sta provando! Ed è convinto poveraccio di dare un messaggio anche piuttosto chiaro, e se voi questo messaggio piuttosto chiaro insomma me lo letteralizzate come le metafore che oh! Ma io credevo che volevi guardare davvero la mia collezione di piattini cinesi screanzato, non vi lamentate se in modo poco urbano si allontana facendo un gesto volgare.

Non so, io chiudo qui questo postarello maxi cazzarellista. Naturalmente se vi vengono altri suggerimenti, in specie dagli zauberlettori masculi – prego!