Dal vecchio blog: “Romanesca mente” (2008)

Ordunque, ieri me ne peregrinavo gioconda per la rete e mi imbattevo in un post dedicato agli usi e costumi delli Stati Uniti. Posti molto glamour dove la gente si sente veramente al passo coi tempi solo a beve una gazzosa all’autogrill, posti che solo a dare er numero del telefono col prefisso uno si sente già un po’ più fico. Si sa che questi posti aurei dell’elite economica cristallizzano tutta una serie di codici che, con attento studio e concentrazione possono regalarci un po’ di glamour pure a noi stessi medesimi.
Fa molto Milano, dirà l’amica biondo platinata alla signora che sta mettendo un golfettino color panna, di cachemire purissimo sulle spalle.
Fa molto Niùyorke dirà il pubblicitario al collega creativissimo e distratto d’ordinanza nel mentre quello contempla i suoi calzini spaiati.

Mentre leggevo mi sono detta, che stranamente non si dice mai fa molto Roma. Il mondo sembra ignorare lo stile capitolino, la sua grazia e la sua eleganza. Su questo fatto ci si potrebbe fare un trattato sociologico e penso neanche troppo cretino, perché in effetti non è che a Roma i soldi non girino, non è che manchi un clichet del potere nell’urbe. E poi rispetto a Milano si campa incoercibilmente meglio: l’aria è più pulita, i fondali sono più decorativi e non ci sono tutte quelle cose che fanno Milano. Per dire. Allora io il trattato sociologico sul perché nun ze dice fa molto Roma, lo rimando, per intanto ho pensato di compilare qui per gli zauberlettori di tipo compulsivo e anche meno una breve sillogi dei valori che connotano il Romano Veramente Ficaccione. Vero Romano. Con naturalmente la possibilità di alcune variazioni.

  1. RUMORE. Il Romano autentico è incredibilmente rumoroso – egli deve occupare lo spazio sonoro circostante. La sua rumorosità si esplica con tutti i mezzi di cui dispone: in primo luogo naturalmente la voce, ahòòòò dirà ilare all’amico che ha scorto con sguardo felino cinquecento metri più in là dietro na’ fila di macchine. L’anima delli mortacci tua de tu madre e de tu zia! A titolo informativo aggiungiamo qui che il romano tipico dimostra affetto sempre con una raffica di insulti. A’ brutto fijo de na smandrappona! Dirà al compagno delle medie, o al collega di lavoro. Quello risponderà l’animaccia tua, come minimo e si abbracceranno maschi e fraterni. Se dovessero andare al bar si siederanno con un gran strusciamento di sedie, e rumore di oggetti poggiati con decisione sul tavolo.
  2. SMARGIASSITUDO. Il romano autentico è smargiasso per scelta d’onore. Ciò sta a dire che gli è necessario per un codice ereditato dai padri e dai padri dei padri, assumere vieppiù un’aria tronfia, de omo’ che ne ha viste di tutti colori e che nun te preoccupà, aggiusto tutto io. Ve ne sono svariate tipologie: la maggior parte non aggiusta niente e non sa niente, ma alcuni sono davvero in buona fede. E certi sono persino davvero capaci. Un esemplare non del tutto raro di Romano Smargiasso e Affidabile, si trova poco perché nun pare ma lavora sodo, è in genere al vertice di qualche carriera ministeriale e burocratica, vertice che si è guadagnato con una miscela indistinguibile di solerzia competenza e sana traffichineria. Alle donne romane questo tipo di smargiasso attizza oltre ogni dire: a lui per rimorchialle basta na’ telefonata. Di a tu fijo de presentasse a quer posto a nome de Nando. E nun ce so problemi. Lei gliela darà immantinente.
  3. IMPRECISIONE. Il romano autentico è impreciso giammài per difetto ma per lungimiranza. Egli è fedele a un noto passo dell’Angelus Novus di Walter Benjamin nel quale si legge che, senza occhiali certe volte ci vedi meglio che con, da lontano vedi delle forme che non scorgi da vicino, e ne deduce il romano pragmatico ancorché filosofico: se ti fai du palle sull’analisi alla sintesi nun ci arrivi mai! Il romano è sbrigativo, approssimativo impressionistico, sa che se non farà proprio proprio tutto bene preciso preciso, coglierà comunque l’essenza delle cose, arriverà al suo scopo e potrà anche leggere la gazzetta dello sport in santa pace.
  4. DISINCANTO: Il Romano verace e affidabile, nasce filosofo per questo continuo raffrontarsi con le faccende teologiche che ni ci si ritrovano davanti ar naso ogni volta che passa dalle parti del colonnato. Con il papa ha un rapporto di coabitazione un po’ stressata, e in generale ne ha un moderato rispetto, ha fatto carriera – è n’omo de potere, valido e sicuramente traffichino pur’esso. In ogni caso come vocazione il romano è squisitamente materialista amaro e carnale. I mejo romani hanno un che di lucreziano nell’umore, e talora arrivano fino all’anarchia. Il romano non cede all’ideologia del potere non ci si attacca e non se ne fa impressionare. In genere se ne fotte.
  5. ROMANTICISMO. Il romano è intimamente romantico. E’ un altro motivo per cui l’homo romanus fa effetto alle donne. Perché egli è si disincantato e furbo, destro nelle cose della vita, pure dinnanzi all’amore mantiene un segreto candore, e alle fimmine romane, che invero meriterebbero un post tutto per loro, questa cosa le colpisce nell’intimo. Egli non si vergogna di provare passioni terrene e amorose. Io questa cosa la dico con genuina fierezza per il mio popolo. Il romano ci ha le palle per innamorarsi. Ciò si correla sociologicamente allo sprezzo per le logiche di potere e massmediatiche, come quelli milanesacci che ni ci piace la moda le donne seccardine l’effimero dell’apparenza. Al romano piacciono il sesso e li sentimenti. Ergo, il romano è capace di sguardi vieppiù struggenti, in cui simultaneamente si cucciolizza e pensa a tutti i tramonti possibili che potreste ancora passare insieme, oltre che ai letti – naturallement. Ma non è mai così volgare da farvi accenno e anzi – non di rado regala le rose- e quando è felice, capace che ancora è uno di quelli che sposta la sedia per farvi sedere.
    Non la alzerà – sempre romano è.
  6. AMORE PER GLI ANIMALI. Intorno a un Romano autentico c’è sempre una bestiola di qualche tipo.. Conoscevo un altro romano, antiquario della vecchia guardia, ovvero sia uno di quei personaggi che ahimè non si vedono quasi più e che un tempo riempivano via dei cappellari e via del pellegrino che sapevano tutto di dormeuse napoleone terzo, tavolini stile impero, scassinamenti di cassaforte e poliziotti di quartiere. Il romano in questione aveva un buco senza luce coperto di mobili antichi tra i quali saltellavano alacremente un paio di conigli bianchi. Andava pazzo per i conigli. Conobbi anche un tassinaro che mi raccontava della sua infanzia in un piccolo appartamento di trastevere, mamma papà nonna sette fratelli. E due gatti, due cani, li pappagalli li pesci e le tartarughe. Raccontava questo meraviglioso tassinaro di lui bambino che andava dalla mamma e diceva: mamma la gatta Tilde ha fatto le uova!
E invece era la tartaruga Anna
  7. CAMPANILISMO. Il romano ostenta atarassia e disincanto. Ama segretamente la sua fanciulla e tiene i suoi sentimenti amorosi poetici e filosofici generalmente al riparo dagli occhi dei più. copre la sua sensibilità con il rumore, la voce alta i gesti ampi delle braccia. Si accalora generalmente per hobby, per esempio quando parla de calcio, o quando parla de politica. Queste due cose lo interessano molto, ma sono tutalpiù degli hobbies, diciamo – er cricket de noantri. Pure adora la sua città di amore sconfinato e certi sabati se carica la famiglia e dalla periferia polverosa scenne ner centro. Bestemmierà con dovizia di particolari cercando parcheggio. Intrupperà con qualche altro romano mentre cerca de fa funzionare sto cazzo de cellulare, che ha comprato per essere un po’ ar passo coi tempi, fa tanto Milano er cellulare nòvo. Pure vaffanculo nun ze capisce come funziona. Poi passerà sul ponte degli inglesi, si sta facendo sera, l’isola tiberina è un po’ arancione un po’ viola un po’ sospesa. Il romano sospira. Ed è felice.
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14 pensieri su “Dal vecchio blog: “Romanesca mente” (2008)

  1. il romano che si riconosca in questo post lo ciclostilerà in varie lingue per farne dei tazebao da disseminare per la città, finalmente riconosciuto nelle sue qualità più profonde. Dipoi ti verrà sotto casa co le rose.

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  2. Adoro Roma e i romani; l’ultima volta che ci sono stata, ho ascoltato sull’autobus un dialogo tra un uomo e una donna, tra loro sconosciuti, che ha rallegrato tutti i presenti per l’umorismo, i toni e la delicatezza. Lui era più propenso a dar credito al Papa, ma in modo ragionato e civilmente opportunistico; lei, materialista, diceva che quello che aveva avuto, lo doveva a “queste mie braccia qui e alla mi testa” dopo aver dichiarato che suo marito, pace all’anima sua, aveva passato la vita “a massacrarla de basci e de carezze”. Poi lei scende e lui dice a voce alta “eh, ma con questa signora ce passerei volentieri l’urtimi anni a facce allegra compagnia”. Tra poco applaudivamo.

    Quanto alle donne romane (attendo il post), mi pare di aver notato due modalità di abbigliamento: quella con cappelloni, gonnellone e sciarponi colorati, da allegra strega; quella con pantaloni (meno sovente, gonna) e giaccone un po’ grande, tutto in nero, uno stile un po’ ministeriale. Ho notato gusto o mi sono sbagliata?

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  3. sono molto contenta di vedere la diana nei commenti e ringrazio moltissimo le nuove arrivate matilde e angela e maripopp. Da qualche parte ho scritto un post sulle donne romane. Lo metterò. grazie ancora 🙂

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  4. Roma, vecchia memoria da Caput Mundi, romanizza tutti: persone nate sotto cieli diversi e distanti, dopo un discreto lasso di tempo, diventano romani inside. Ci sono dei meravigliosi cinesi di seconda generazione che hanno persino il bagaglio del folklore canoro. Aggiungo che se il romano può trapiantarsi felicemente quasi ovunque – da Milano a New York da Bogotà a Francoforte – difficilmente riesce a cambiare quartiere: se sei nato a Prati sarà Prati per sempre, a San Giovanni non ci vuoi stare. E se ti tocca, per gli improbabili casi della vita, tornerai il più spesso che puoi nel tuo bar di riferimento, nella tua pasticceria, al tuo ristorante. Insomma è più semplice trapiantarli in qualunque altrove piuttosto che in un altro quartiere.
    E’ una città difficile ma de core: magari qualcuno ti scippa tuttavia, dopo poco, la gente fa capannello e t’aiuta. Diffidare dei romani mal parlanti della città: vi stanno perculando con grazia.

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  5. Ahi ahi, vedo (finora) pochi commenti al tuo gustosissimo ritratto del romano – a parte quelli de noantri (più o meno romani).
    Certo, non è facile da commentare per chi ad esempio sta a Milano e milanese si sente, perché in generale gli piace principalmente una sola parte del romano, l’altra non la sopporta troppo e l’altra ancora magari neppure la conosce.
    Eppure io ho vissuto alcuni anni anche a Milano (pur essendo di origine genovese) e per quanto riguarda la “smargiassitudine” francamente l’unica differenza tra romani e milanesi secondo me è che il milanese e il romano entrambi ti sciorineranno nei primi 10 minuti di reciproca conoscenza di avere un SUV, di avere la fabbrichetta e la villa ar mare. L’unica differenza – non da poco, ahimè – è che il milanese queste cose te le sbandiera, ma le ha davvero. Il romano, te le sbandiera magari anche meglio, ma non le ha..
    Comunque, Costanza sei acuta, divertente e veramente gradevolissima!

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  6. Da romano ultraquarantenne, che ha visto un sacco di posti per lavoro o per diletto, che ha valutato un sacco di città (pure Oslo!) come possibili mete…. posso dire che non puoi non essere felice quando guardi l’Isola Tiberina al tramonto. Oppure, sei triste, ma nel cuore sorridi lo stesso: perchè essere tristi su Ponte Sisto è comunque meglio che esserlo nei quartieri dormitorio di Bratislava 🙂

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  7. Io coi romani ci ho ‘r filing. Non lo so spiegare altrimenti, perchè non sono di Roma e non ci vivo (forse per quello!) e non vivo neanche in Italia da tanti anni, ma quando torno in Italia e passo da Roma mi sento molto più a casa che a Firenze (dove non mi sono mai sentita a casa, e non so perchè). Questo è un mistero. I romani mi fanno ridere anche quando mi fanno arrabbiare. Ho un amico che ha vissuto a Roma e non la sopporta. Una volta discutevamo di questo mio amore per Roma e lui tantava di dissuadermi, dicendomi chessò: “La vedi quella signora? A Roma la chiamerebbero una smandrappona!” Ecco a me questa parola, smandrappona, mi è piaciuta tanto, anche foneticamente, che anche solo quella ha raddoppiato il mio amore. I romani sono, nella mia esperienza, generosi, pragmatici e di larghe vedute: hanno già visto tutto.

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  8. mi piace più il tuo post che Roma, devo dire… attenuanti, io non vivo a Roma ma in periferia, essere tristi a Ponte Sisto è già meglio che essere tristi a Cinecittà, e il post è del 2008, quando Roma era meno sporca e degradata. Forse è bello se ci si viene da turisti, per qualche giorno: vivendoci, il rumore, la smargiassitudine, l’approssimazione risaltano nei loro aspetti deteriori. Vero è, che di Romani veri ce ne sono sempre di meno. Come posso mai essermi persa il post sulle Romane? per par condicio riproponicelo!

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