Diagnostica psichica e sociale del tafazzismo. A proposito dei vaccini

Da anni imperversa, la minoranza deleteria e rumorosa di coloro i quali polemizzano contro i vaccini.  Sono molto arrabbiati, molto umorali, e per questo molto seduttivi. Per questo sono riusciti recentemente, ad arrivare persino al servizio pubblico – per cui qualche giorno fa, è toccato vedere in una trasmissione Rai, Red Ronnie che farneticava gravemente su temi terribilmente delicati.
Ora. Questo episodio della Rai merita la levata di scudi che c’è stata, e la crocefissione mediatica di chi l’ha consentita, come del medesimo ReD Ronnie. Ma bisogna farsi un po’ di domande sul dilagare di una mentalità così gravemente autolesionista per la collettività. Bisogna capire bene come funziona questa cosa per cui noi abbiamo una cosa buona e vogliamo privarcene pensando di fare una cosa buona. Qui faccio allora, un lungo – mi si perdoni – tentativo di analisi.

Il primo punto e il più grave davvero è lo stato di inadeguatezza diffuso davanti ai saperi strutturati, stato di inadeguatezza che spaventa se confrontato con il lessico di cui dispongono e il grado di istruzione a cui hanno avuto accesso le persone che si dichiarano contro i vaccini. Arriva uno e dice loro una serie di assunti senza fondamento – tipo, e loro lo ritengono vero. Allo scetticismo di chiunque oppongono il nome di un testo medico che difenda la tesi da loro proposta. Di solito al nome di quel dottore si accompagna l’ammirazione dovuta a qualcuno che si azzarda a sfidare un regime, e a proporre la verità che sovverte il sistema. Lo fanno gli ostili ai vaccini, lo fanno i seguaci dell’allattamento fino a 3 anni, e probabilmente ci sono altri fenomeni diversi come contenuti e uguali come meccaniche. In tutti i casi, i criteri che aiutano le persone moderatamente istruite a utilizzare i saperi che non possiedono, non sono utilizzati: questi criteri riguardano il processo di conferma a cui vanno incontro le teorie, e i circuiti della loro divulgazione, oggetti per i quali noi profani non particolarmente eruditi su questo o quell’argomento solitamente utilizziamo delle agenzie: per esempio se un libro di qualsiasi argomento è pubblicato a spese proprie ha meno credito per noi se è pubblicato da una casa editrice specializzata nel settore. Di due teorie scegliamo quella che ha subito la critica e la disamina di un maggior numero di persone afferenti a quella disciplina, perché quel maggior numero è una prova di validità. Quando nella comunità scientifica una certa tesi prende la maggioranza degli scienziati, i quali per quanto partecipino a un orizzonte culturale omologizzante vengono pur sempre da storie diverse, quella tesi è da prendersi sul serio. Il problema dell’affidabilità delle teorie solitarie non è come si vuol credere, in una semplice diffidenza verso ciò che è minoritario, ma nella consapevolezza che hanno semplicemente tutte le persone che dominano un’esperienza sia di cucina delle torte salate, che di reparti burocratici della corte dei conti: chi sovverte un sistema di regole, è quello che le conosce benissimo, e le supera dall’interno, essendosi dimostrato in grado di rispettarle, non quello che agisce da solo a cazzo ignorandole. O’ sapete che c’è c’è una relaizone tra vaccino e scarpe a fiori?

Anche il secondo punto è una specie di scandalo logico. Nei dibattiti sull’opportunità dei vaccini si assiste a una riscrittura del passato sociale nonostante quel passato sia stato ampiamente studiato e appreso negli istituti superiori, foss’anche di ragioneria ma certamente in tutti i licei. Perché questo è il bello, la maggior parte dei detrattori dei vaccini sono persone che hanno studiato almeno almeno fino a diciotto anni e magari sono anche laureate. Eppure, credono davvero che importanti scoperte come il vaccino contro il vaiolo o la polio, non abbiano inciso sull’argine alla diffusione di quelle patologie. E in genere riportano i bei tempi andati come un eldorado in cui si era tutti più coraggiosi e si affrontavano i guai della vita con levità e forza d’animo. (E’ una cosa da raccontare a quelli che hanno perso una persona cara per via dell’aids questa. Ahò quelli il coraggio ce l’hanno, schiattano uguale però).

Il tutto – terzo punto – è condito dalla disagevole sensazione che sempre porta il parlare con qualcuno il cui vertice di partenza è determinato da un complesso di inferiorità. Ci avete mai fatto caso a come è l’atmosfera in questi casi? Ve lo dico io – plumbea. Il sentimento di inferiorità, di estraneità alle logiche del potere, una percezione di se come inefficace inerme inutile, porta a scambi dove dominano i ricatti morali, il livore, i rancori e i sarcasmi inutili, non si parla mai tra pari scambiandosi informazioni, si frigna in coro. E’ devastante, e la persona che prova a introdurre un regime di comunicazione diverso oscilla tra la frustrazione e la sensazione che non vuole provare di occupare il posto vuoto della superiorità: Io so, voi non sapete. Se poi lo occupa – Io so, voi non sapete leggete questi dati, e questi rapporti etc, la sua percezione peggiora, perché gli pare di sparare sulla croce rossa. Mentre il coro continua a frignare con voce più alta. È penoso, esi finisce con l’abbandonare il campo. Anche quando, come nel mio caso, l’opposizione non si gioca tra ostilità fideistica alla medicina contro fideistica fiducia nella medicina, ma tra fideismo in qualsiasi cosa contro allergia al fideismo in qualsiasi direzione. In ogni caso, personaggi pubblici discutibili come Red Ronnie o Eleonora Brigliadori, cavalcano questo complesso collettivo e forniscono con la loro celebrità – per quanto ottenuta in altri contesti – il grande riscatto.

Ma ritornando, muoversi agevolmente nei saperi strutturati vuol dire questo: capire che certi oggetti (cure, terapie, pasticche, vaccini, itinerari riabilitativi, progetti architettonici, sonde aereospaziali) possono essere ben fatti o mal fatti, possono subire pressioni sociali ed economici o non subirle, possono subirle e funzionare e subirle e non funzionare, possono essere deleteri se applicati a quel singolo contesto, quella singola persona, quella circostanza o no, possono essere, possono essere soggetti a usi e abusi, ma la ricerca sperimentale e le agenzie di riferimento mi aiutano a muovermi e a fare dei passi conseguenziali in accordo con un personale concetto di ragionevolezza. Se ci dovesse essere un vaccino per l’aids testato e ritestato, io aspetterei un po’ ma soprattutto a mio figlio lo farei. Viceversa, non ho ritenuto urgente fargli il vaccino per la varicella. Ma non perché penso ai loschi interessi economici che portano alla diffusione del vaccino – il mio rapporto con il mio alimentari di fiducia mi ricorda di non avere questa cattiva idea degli interessi di lucro, lui come i miei parenti scappati dall’URSS, semplicemente se si becca la varicella non more. Altri vaccini potevo forse non farli, contando sulla paraculistica constatazione che altri li hanno fatti e mio figlio è moderatamente protetto. Moderatamente: l’immigrazione di cui siamo oggetto ha portato per esempio nei nidi una diffusione un po’ inquietante di TBC.

La domanda è: se il dato statistico dimostra che, in termini di probabilità una certa scelta è decisamente più vantaggiosa di un’altra, perché esiste un gruppo di persone che propone per se e per altri la scelta meno vantaggiosa e si accanisce contro quella migliore? Cosa significa sociologicamente e psicologicamente il rifiuto di un salubre buon senso? Perché coagularsi intorno al padre coinvolto in un incidente tragico e come dire appoggiarsi psicologicamente al suo lutto insormontabile abbeverandosi el al suo dolore? Facendo propria, in termini di comunicazione l’etichetta con il nome dei bambini morti? Perché che lo faccia lui, io lo capisco. Mi addolora ma capisco. Ma che se ne approprino altri e come si dice su FB “facciano girare” mi inquieta. Perché abitare quel regno del complesso di inferiorità e dell’estraneità al sapere? Che cosa significa in termini individuali e in termini collettivi?

Il vaccino ha di per se qualcosa di magico ed evocativo. In qualche modo richiama le simbologie sciamaniche di cui parla Ellemberger nel primo volume de alla scoperta dell’inconscio. Il meccanismo del vaccino si fonda sull’introduzione di un agente patogeno – eventuali lettori medici mi correggano se sbaglio – in un dosaggio minimo di modo da dare all’organismo la possibilità di imparare a combatterlo e a espellerlo per sempre, con una strategia che si riproporrà ogni volta che l’agente patogeno si dovesse presentare. È uno di tutti i piccoli microcosmi che costellano la medicina e che simbolizzano l’eventualità della morte – come gli sciamani di Ellemberger che si facevano mettere un insetto sotto pelle e passavano un periodo di trance. Nelle modalità che adottano i nemici del vaccino per scongiurarne l’utilizzo l’odore che si sente è più quello del rito apotropaico che della lotta per la civiltà. Tutti i comportamenti di queste collettività che si pongono alla marginalità del sapere condiviso – senza sapere cosa sia esattamente questo sapere condiviso che contestano molto a grandi linee – hanno nei loro comportamenti e atteggiamento tanto del comportamento religioso e arcaico. Essi fondano delle asfittiche sette post moderne, che come in tutti i periodi di decadenza, più che ringraziare i frutti donati da un dio positivo, scongiurano con cori e macumbe le demoniache tentazioni di un Demonio tutto negativo. Il terribile vaccino viene costellato nelle segrete e per lo più imperscrutabili aree di un capitalismo lussurioso, che seduce con la sua conquista mortale, con la falsa promessa della salute ma con i segreti intenti di un cannibalismo esistenziale ed economico, le cui icone votive più note sono le industrie farmaceutiche. Le parole sacrileghe e quindi da usare con ossessione morbosa diventano quelle dell’interesse economico, del potere segreto, della lobby, del mondo kleinianamente desiderato come proprio e da cui ci si sente psicologicamente crudelmente estromessi.

In un certo senso – temo che abbiano ragione. La diffusione di questi fenomeni da una parte alligna in strutture psicologiche e problematiche individuali – sostenere il sapere scientifico comporta la sopportazione della delusione e dell’incertezza che da sempre sono implicite in tutto ciò che ha a che fare con l’umano. Il vaccino può ammazzare, può far male, può far bene. E’ intollerabile il numero di variabili così incisive sul piano emotivo per persone che hanno delle debolezze a monte, meglio cadere in un salubre manicheismo che almeno nella sfiga costante – dell’estromissione eterna dal potere desiderato – non deluderà mai. Ma in parte è l’esito di un materno cattivo proprio come la klein lo aveva disegnato. Queste voci, sono le voci di una piccola e media borghesia che ha potuto contare sui risultati raggiunti dalla generazione precedente, ma che diversamente dai padri non riesce a entrare e a partecipare alla strutturazione del corpo sociale. Il primo sentimento che c’è dietro alla demonizzazione della medicina, e al rito apotropaico contro la casa farmaceutica non è nient’altro che una torva invidia sociale che ha cominciato a prendere forma quella volta in cui si è provato un concorso pubblico ed era truccato, quell’altra in cui si è rimasti fermi fermi fermi per vent’anni di fila nello stesso posto di lavoro senza mai vedere un avanzamento di grado, l’assenza di quel cambiamento che seduce e sitmola, quella volta in cui una ci sarebbe anche tornata a lavorare ma con i figli piccoli ma chi te lo da il lavoro. E’ la voce di un’area intermedia di soggetti, che non è stata molto fortunata, non è stata molto determinata, non è stata molto curiosa ed è stata abbandonata dalla cultura della lotta al potere per il tramite del sapere che un tempo era il grande merito della sinistra italiana, persino di una certa democrazia cristiana e il cui risentimento è stato strumentalizzato e rifocillato da vent’anni di cultura berlusconiana che si è sempre peritata di cavalcare l’onda del complesso di inferiorità verso il sapere intellettuale e sofisticato e di associare il mondo intellettuale con un mondo di saperi e privilegi, e non come un mondo che poteva offrire delle opportunità.

Non è manco la metà di tutto quello che avrei voluto dire. Ma vi prego di intervenire, dire la vostra anche sollevare obiezioni, potrebbe venire un bel dibattito.

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15 pensieri su “Diagnostica psichica e sociale del tafazzismo. A proposito dei vaccini

  1. trovo molto appropriato il rinvio alle simbologie sciamaniche. Mi sembra che ci sia davvero, in tutto il bavardage sulla cattiva medicina, che la connette alle losche manacce del potere – ora sui vaccini come in passato su altri temi – un aggrumarsi di passioni tristi. La debolezza sui saperi strutturati io di solito la collego all’esaltazione dell’ignoranza, su cui si è giocata nell’ultimo ventennio italiano una mastodontica manipolazione mediatica; questo tuo importante post mi fa pensare però anche che un costante doppio fondo di invidia, di senso di inadeguatezza e di marginalità rispetto al corpo sociale sia alla base di una confusione tra le cause e gli effetti, che proprio sui temi del corpo trova il suo sfogo e punto di arrivo. Quanto al discorso sul complesso di inferiorità, mai letta una descrizione tanto buona quanto questa. Grazie.

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  2. Aspettavo tanto questo post. Di’ tutta l’altra metà delle cose che vorresti dire. Mi piace l’interpretazione che proponi, ci riconosco le persone (tante) che ho incrociato e che fanno scelte come non vaccinare i figli o che credono alle scie chimiche. Voglio solo aggiungere, per rafforzare quello che dici, che giustamente abbiamo sempre pensato di essere tutto sommato protetti da molte malattie per le quali continuiamo a vaccinarci, ma così non è più, e non solo perché da paesi meno sviluppati stanno tornando malattie – come appunto la tubercolosi – ma proprio perché in tanti non stanno vaccinando i bambini! Queste persone hanno enormi responsabilità non solo verso i propri figli, ma anche verso quelli degli altri, che magari sono meno fortunati e che per motivi seri di salute (tipo se sono sotto chemio!) non si possono vaccinare!! E poi quanto siamo tutti ignoranti! Io ho dovuto leggere Nemesis per capire da cosa ci siamo liberati col vaccino contro la polio, e invece di esser sempiternamente grati e scolpire busti a ogni angolo di strada alla memoria dei medici che hanno trovato le cure decidiamo leggermente di non vaccinare i bambini… C’è secondo me anche una ragione banale banale: non vediamo bambini zoppi a causa della polio seduti ai banchi dell’asilo assieme ai nostri, non sappiamo di bambini costretti nel polmone d’acciaio a causa della malattia, per cui siamo per così dire vittime del fatto di non avere paura. Un po’ come quelli che hanno cominciato ad abbassare la guardia contro l’HIV perché col cocktail di farmaci il virus si tiene sotto controllo. E infatti si sta diffondendo di nuovo tanto. Ci può essere anche questa spiegazione, anche se in realtà, nel profondo, queste persone sono senz’altro persone sofferenti per i motivi che descrivi tu, perché lo stesso schema di ragionamento lo usano in tanti ambiti diversi.

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  3. Ti ringrazio anch’io per questo post che descrive con rara lucidita’ certi meccanismi a cui assisto ogni giorno. Provo ad aggiungere un’osservazione che ho fatto da poco, essendo neomamma e quindi avendo affrontato i primi vaccini della pargoletta, e mi scuso in anticipo perche’ ho fatto studi tecnici e spero di non finire per fare considerazioni pseudo psicologiche da quattro soldi… Ci provo lo stesso. Consideriamo come dice Valentina, che non avendo sotto gli occhi il risultato di certe malattie la paura scema, e nel contempo la neomamma gia’ stordita e (diciamolo) un po’ affranta da notti bianche, preoccupazioni varie, piccolino che frigna… si trova ad affrontare questo momento in cui il piccolo fisicamente sente male e urla (lo so che non e’ niente una punturina, ma io credo che capiti come persone di essere un po’ fragili nei primi mesi della maternita’) e poi gia’ si sa che si dovranno affrontare giorni di irrequietezza, magari febbre, pianti e sconvolgimento di quei pochi equilibri faticosamente conquistati. Insomma un disagio molto concreto, e per contro un vantaggio dato dai vaccini che viene sentito come teorico e poco tangibile nell’immediato. Allora magari questi discorsi sulla pericolosita’ dei vaccini vanno a fare da “scusa” a livello conscio per una madre o un genitore che inconsciamente non aspettava altro che una ragione per evitare questa ulteriore fonte di stress e preoccupazioni nella propria vita.
    Precisiamo che io i vaccini li ho fatti e sono ben conscia dei vantaggi che offrono. Diciamo che per un microsecondo mi sono immedesimata nel percorso mentale di una madre che decide di non farli. Forse e’ banale, ma spesso non si fanno cose anche molto gravi per ragioni tutto sommato banali?

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  4. gran bel pezzo, grazie.
    la parte sul complesso di inferiorità come motore primo è geniale: la sensazione mia è appunto che, in parte per volontà e scelta politica di alcuni, in parte per incapacità di mantenere rotta e focus di altri, le legittime pulsioni che stavano dietro (anche) al concetto di lotta di classe siano state prese e convogliate su istanze altre, sdoganando la lagna dell’invidia non costruttiva che, essendo comunque la via più immediata e meno faticosa, era arginata soltanto dalla generica e fragile riprovazione sociale (intendo, essere ignoranti non era un vanto, anzi).
    e su questa cosa la storia dei vaccini è solo una delle criticità, tra le più drammatiche.

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  5. Se te riposto io vuol dire che m’hai fatto tanto male. Soprattutto nelle responsabilità “politiche”. Labbuttollà: possiamo estendere il problema a una scarsità d’inculcamento dell’approccio scientifico nelle materie scolastiche? Parlo proprio di metodo eh, non di argomenti.

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  6. Sicuramente non siamo abbastanza informati su come il metodo scientifico si applichi anche oggi, per esempio in campo farmaceutico. Se coloro che comprano rimedi omeopatici o non vaccinano i figli sapessero qualcosa sul doppio cieco forse si convincerebbero dell’onestà intellettuale che lo sottende. Ma purtroppo credo che la precondizione anche solo per una curiosità di questo genere nasca a monte, da un atteggiamento di apertura, di mancanza di pregiudizi, di fiducia, fortemente inibito, come dice Costanza, dai vari complessi che affliggono queste persone. Quando poi si parla di case farmaceutiche la solfa è sempre la stessa – piuttosto disarmante – ovvero che queste perseguono solo i propri interessi (che scoperta). E perché non si trova un vaccino per l’AIDS? Il vaccino c’è ma se lo tengono, perché altrimenti non potrebbero più guadagnare dalla vendita dei farmaci! Non li sfiora nemmeno lontanamente che questi cattivoni hanno nipoti e figli anch’essi esposti al virus come tutti gli altri, e che sarebbe assurdo per costoro nascondere la cura. Senza parlare del fatto che vendere il vaccino sarebbe altrettanto redditizio che vendere gli altri farmaci. Credo che il problema sia irrisolvibile. La mancanza di cultura scientifica è solo una condizione che facilita il diffondersi dell’irrazionalità e dell’irrazionalismo, ma la cause sono altrove.

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  7. Quando si fanno dei figli è un momento di cambiamento, di nuove ansie, paure, dubbi, nuove priorità, difficoltà e frustrazioni; di una nuova e particolare vulnerabilità, in cui è più facile essere colpiti dalle argomentazioni “alternative”, dalla loro tipica narrazione, sempre uguale ma particolarmente potente ed efficace nella posizione antivaccinista: Davide contro Golia, l’eroe che si ribella e salva il figlio indifeso dalle grinfie del sistema, da un futuro di autismo, intossicazione, obesità, allergie e decadenza. Una lotta nobile, eroica; forse l’unica che gli sembra rimasta alla loro portata, l’unica che ancora possono combattere per il futuro dei figli.
    E secondo me evidenziando il sentimento di impotenza, livore e frigno delle istanze antivacciniste e in generale “alternative” (che conosco bene per averci a che fare fin troppo spesso nella vita quotidiana, e anche perché, siccome sto scrivendo un romanzo su questo mondo, lo frequento in vari modi) centri un punto fondamentale. Intanto è un atteggiamento comune ai seguaci delle medicine alternative quanto ai loro proponenti: i secondi si pongono regolarmente come geni incompresi, perseguitati e esclusi dalla medicina ufficiale -invidiosa, ottusa, che ha più a cuore i guadagni della salute, rispecchiando credo il sentimento di molti individui che si sentono inefficaci, non apprezzati, marginalizzati, dal sistema in cui vivono.
    E personalmente una cosa che mi colpisce molto è: quanto maggiore la diffidenza e la frustrazione verso il sistema, tanto più cieco e scomposto l’abbandono verso la promessa alternativa di salvezza. Chi è “contro” la medicina, da un lato le rimprovera l’arroganza e il fatto che i medici e gli scienziati “giocano a fare dio”, ma dall’altro le rinfaccia proprio di non essere onnipotente, onnisciente, infallibile e immutabile come una religione rivelata, e queste caratteristiche le cerca febbrilmente altrove, pronto ad affidarsi con sollievo non appena le trova in antiche tradizioni di guarigione perdute, in “altri modi di conoscere” ecc. Chi più accusa la scienza ufficiale (che pure dei controlli ce li ha) di scarsa trasparenza, di avidità, di spregiudicatezza, tanto più è pronto ad aderire acriticamente a teorie inventate e cure alternative senza la minima evidenza di efficacia; chi diffida del pediatra dell’ASL per la sua certa connivenza con big pharma non esita a pagare centinaia di euro al pediatra omeopata, o a guaritori improvvisati. Chi dice che la medicina si inventa le malattie per imbottirci di farmaci, è il primo che da sano va di aloe goji curcuma zeolite per disintossicarsi energizzarsi alcalinizzarsi; che si autodiagnostica improvvisamente intollerante al glutine alla melanzana e al burro non chiarificato, che dà i Fiori di Bach all figlio di due anni per aiutarlo nel passaggio dal pannolino al vasino, i granulini che promettono di prevenire il raffreddore e che lo spalma di arnica dove basterebbe il classico bacino sulla bua.

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  8. “Il terribile vaccino viene costellato nelle segrete e per lo più imperscrutabili aree di un capitalismo lussurioso, che seduce con la sua conquista mortale, con la falsa promessa della salute ma con i segreti intenti di un cannibalismo esistenziale ed economico, le cui icone votive più note sono le industrie farmaceutiche. Le parole sacrileghe e quindi da usare con ossessione morbosa diventano quelle dell’interesse economico, del potere segreto, della lobby, del mondo kleinianamente desiderato come proprio e da cui ci si sente psicologicamente crudelmente estromessi”.——
    “E’ la voce di un’area intermedia di soggetti, che non è stata molto fortunata, non è stata molto determinata, non è stata molto curiosa ed è stata abbandonata dalla cultura della lotta al potere per il tramite del sapere che un tempo era il grande merito della sinistra italiana, persino di una certa democrazia cristiana e il cui risentimento è stato strumentalizzato e rifocillato da vent’anni di cultura berlusconiana che si è sempre peritata di cavalcare l’onda del complesso di inferiorità verso il sapere intellettuale e sofisticato e di associare il mondo intellettuale con un mondo di saperi e privilegi, e non come un mondo che poteva offrire delle opportunità.

    Non è manco la metà di tutto quello che avrei voluto dire. Ma vi prego di intervenire, dire la vostra anche sollevare obiezioni, potrebbe venire un bel dibattito.”

    Un articolo molto bello.
    Chiederei ancora analisi , partendo dal reale e cercando le affinità ad esempio sulle modalità sia di intervista che di interazione della coppia Verdini– Travaglio ospiti a-Ballarò questo Martedì con la questione dei vaccini di Red Ronnie: facendo raffronti sulle eventuali cause inconscie che si muovono nella comunicazione, disvelando la neve che cade ancora cosi copiosamente, in un mondo ormai pedissequamente ben avviato, paradossalmente, sulla strada della “liquidità”(Baummann) nei suoi movimenti di massa.
    Questo uno spunto:”Che cosa succede quando la principale preoccupazione di un genitore è il “successo” del figlio, quando è la madre a portare un adolescente dal dermatologo per ritoccare labbra troppo sottili, quando un autorevole Istituto Internazionale di Statistica modella l’identikit del futuro manager -simpatia, grinta, fascino-, sulle infantili gratificazioni di un “capoclasse”? Strani “figli della libertà”, della “cultura del rischio”, delle “biografie fai-da-te”, del “tutto decidibile”, sono questi tredicenni che un’indagine della Società Italiana di Pediatria ha descritto come “i nuovi conformisti”, avviati su percorsi di “azioni preordinate” e quindi incapaci di fantasia, immaginazione, senso critico. Liberi, sì, ma di somigliare a tutti i costi ai modelli vincenti che li vogliono magri, belli, efficienti, avventurosi.

    Il darwinismo sociale, l’eugenetica, la selezione che premia un prototipo di umanità “superiore”, non sono più soltanto i “mostri” delle ideologie totalitarie che si vorrebbero sepolte per sempre, o i fantasmi che aleggiano sui traguardi più inquietanti delle attuali sperimentazioni scientifiche applicate alla vita.”

    tratto da un articolo di Lea Melandri su tysm.

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  9. Applausi. La moderna scienza e tecnica ha estromesso Il caos dal mondo e ci ritroviamo ad avere bimbi che immaginiamo saranno perfetti: infanzia perfetta, vita sana, scuole buone, successo e carriera. L’intoppo, il caso, l’incidente è escluso dalla nostra immaginazione. Un bimbo vaccinato che sta male, anche se statisticamente nella norma, destabilizza, acceca, terrorizza, fa urlare tutta la comunità, scatena il panico. Dunque il rimedio è non vaccinare. Anziché constatare che, per quanto tragico e dolorosissimo, quel bambino permette a milioni di altri di salvarsi e alla comunità di sopravvivere. Ma poiché quel bambino, probabilmente unico, probabilmente molto atteso dai suoi genitori, probabilmente il solo investimento psichico della coppia, rappresenta tutto per la coppia, allora la perdita si fa insopportabile, inconcepibile. E migliaia di altre coppie ci si riconoscono, legittimando l’esperienza e condividendola. E così gli altri bimbi smettono di contare, la comunità sana smette di Avere importanza. Conta solo salvare il proprio bimbo dalla percentuale seppur minima di incidente da vaccino. Conta avere il controllo del mondo. Escludere il caso. Eliminare l’incidente. Far sopravvivere al meglio l’unico investimento psichico fatto.

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  10. Ciao Costanza.
    Io credo che il vero enorme errore di red ronnie sia stato quello di riportare alla ribalta il dibattito sui vaccini, che è un non dibattito. Cioè ognuno se ne sta garbatamente sulle proprie posizioni, io per esempio non ho vaccinato le mie figlie e farò adesso il solo tetano alla grande di sei anni. Le ragioni che scrivi sono quelle dei pro vaccino, se si può usare questa espressione, io oppongo un sistema basato sulla generazione di ricchezza e potere (case farmaceutiche) e per esempio sul fatto che molti medici sono delle capre che non tollerano nemmeno la febbre ma sparano subito antibiotici (che l’oms recentemente ha ritenuto responsabili di un aggravarsi dell’indebolimento del nostro sistema immunitario http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/la-resistenza-agli-antibiotici-emergenza-mondiale-il-primo-rapporto-globale-del-who). Il problema (uno dei) è che i medici sanno poco o nulla di fisiologia e si occupano (con arroganza) di patologia. A me non va bene e scelgo. Google non è il mio medico (sono sotto antibiotico per una brutta infezione) e non sono nemmeno un radicale dell’omeopatia. Le mie figlie si fanno la febbre che si devono fare e grazie a dio ho incontrato un pediatra della mutua dotato di buon senso. Non sono molto disposto ad ascoltare ragioni come quella della herd immunity (http://www.informasalus.it/it/articoli/gregge-sua-immunita.php). Non so se ho molto ben capito il discorso sull’inferiorità.

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  11. “Il problema (uno dei) è che i medici sanno poco o nulla di fisiologia e si occupano (con arroganza) di patologia.”
    Paolo, lo sai anche tu che hai scritto una stupidaggine, vero? Perché è una stupidaggine. Mi piacerebbe anche sapere quali studi, titoli e competenze ti abbiano fatto sentire in diritto di scriverla, ma non serve a nessuno una simile polemica. La scienza è una disciplina in movimento, spesso nuove conoscenze sconfessano quelle precedenti, ma si attiene ad una serie di procedure codificate. Il no ai vaccini è solo ideologico.

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    • Oi ciao Marco, grazie per il garbo, che mi permettae di dirti si, ho scritto una stronzata per provocare. Non entro nel merito dell ideologia, ma una domanda la pongo: perché subito tachipirina? Perché subito antibiotici? Mi sento un pollo in batteria. È anche che la medicina ed i suoi rappresentanti nel quotidiano fossero meno “assiomatici” , cioè a me piace il mio pediatra che mi spiega perché in alcuni casi l antibiotico non serva a nulla,e sicuramente non al primo giorno.

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      • A me pare che sei stato anche molto sfortunato come medici, così come io so di essere fortunata. Ossia nessuno dei medici di cui mi servo – il mio o dei miei familiari, per esempio va pazzo per gli antibiotici. Solo che io so appunto che esiste una percentuale più propensa agli antibiotici, una – devo dire consistente – che li prescrive con maggior cautela. E credo che questo sia un sapere che io ho accessibile a tutti. Quindi ecco il tuo messaggio di risposta mi da ancora più ragione delle mie posizioni, e del fatto che la risposta di Marco è quanto mai opportuna.

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  12. Trovo scorretta questa retorica, tipica di chi propone posizioni antivax, di spostare continuamente il discorso su temi e problemi sanitari che non c’entrano nulla coi vaccini, e facendo tutt’un fascio di questioni e piani molto diversi. In questo caso: opportunità di vaccinare e abuso di antibiotici.
    Sui vaccini, la comunità scientifica è concorde sulla loro utilità, gli organismi sanitari internazionali li raccomandano, e i singoli Paesi/Regioni in base alla situazione sanitaria decidono i piani vaccinali e come implementarli.
    Al contrario, dare antibiotici a muzzo non è raccomandato né dalla comunità scientifica né da nessun organismo sanitario, anzi: da anni tutti mettono in guardia sulla pericolosità di questa pratica – vedi posizioni di AIFA e OMS nell’articolo linkato da Paolo. Si tratta quindi della cattiva abitudine di alcuni medici.
    (Per quanto vale l’esperienza personale, ho tre figli, il maggiore dieci anni, forse avranno preso antibiotico due volte a testa nella vita. Una volta l’attuale pediatra l’ha prescritto secondo me in modo troppo precoce per un’otite: le ho espresso i miei dubbi, e lei ha convenuto di provare prima con una terapia meno aggressiva; così abbiamo fatto.)
    Chiedo venia soprattutto alla padrona di casa se sono antipatica, ma qua in Veneto c’è completa libertà di scelta sui vaccini, ergo i miei figli vanno a scuola con un tot di non vaccinati: dai loro genitori sento cose che mi turbano profondamente e che fatico a comprendere – parlo di gente che si preoccupa dei conservanti nelle merendine ma pur vivendo in capagna aspetta i nove anni per vaccinare contro il tetano.

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