Un amore.

Aveva quasi trent’anni, gambe lunghe su costumi neri, capelli di paglia secca, occhi di un verde a dire il vero cattivo. Una donna, di uno strano charme magnetico, nata tenace severa, ostile ai sentimenti, al sangue a tutti i semitoni della tenerezza. Lui che era un ragazzone cinematografico, i fianchi stretti e le spalle importanti, un gangster magnifico con la giacca e pantaloni chiari dell’estate, aveva lasciato la scuola presto per andare a lavorare, e aveva lasciato il lavoro presto per finire nella macchia della resistenza. In quelle retrovie terragne e impietose doveva averla incontrata, e essersene innamorato. Forse l’avrà vista fumare con un vestito nero, o l’avrà ancora meglio sentita parlare di cose politiche, l’avrà vista abitare quella che sarebbe stata la loro casa per sempre. La sintassi precisa, il tono spietato, una cultura che doveva suonargli spiazzante.
Si era laureata presto, con una figlia delegata ai genitori e dopo che un marito l’aveva lasciata.

C’è da credere o quanto meno da immaginare che una serie di sillogismi mozzafiato, e alcune declinazioni di pacifico sarcasmo, addosso a tutte quelle gambe, gli abbiano dato alla testa, forse più del corpo da guerrigliera- che poi non faceva altro che portare scomodi dispacci con la bicicletta per le vie di montagna, si diceva tra se e se in estasi, e che sarà mai, che bionda incredibile.
Ma forse, si era innamorato di lei per l’obbligo che sentiva a condurla alla levità, per esempio obbligandola a ballare in balera, attività per cui era assolutamente negata, e in cui incideva lignea e maldestra colla sigaretta in bocca, lo sguardo tetro, pestando piedi di cristiani e di atei, tutti compagni certamente, ma tutti zoppi dopo. Gli piaceva costringerla a ridere della sua scarsa dimestichezza con la carne, la sua marmorea estraneità all’umorismo. Era una donna che non capiva le barzellette, e ogni galante battutista prima di lui era stato falciato da uno sguardo impassibile.

Forse si innamorò anche del latino, dell’italiano forbito. La guerra gli aveva lasciato una carica prestigiosa, che lui avrebbe svolto con l’eleganza che concedono un fisico atletico, un’onestà intelligente, e la dedizione tipica di una generazione e di un mondo, ma gli bruciava dentro la terza media, i pochi libri, il dialetto asciutto delle zie e delle nonne. Se la prese nella vita con fermezza, la obbligò a portare con lui la sua bambina ora ragazzina, le insegno a godere di cose sciocche, la portò ad avere persino degli amici e delle amiche. E lei lo avrebbe assecondato con fatica, questo giovanotto, con quasi dieci anni meno di lei e un cuore così acuto.

 

Si amarono e furono felici.

 

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